“Le navi fantasma” L’Italia dei 749 relitti ecco i giganti del mare che nessuno vuole più di JENNER MELETTI

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Quelle ferme nel porto di Ravenna dal 2006 sono ormai per tutti “le tre caravelle”. Ma aumentano ogni anno da Trieste a Trapani le imbarcazioni abbandonate dagli armatori. Demolirle non si può. Restano all’ancora, spesso con i marinai a bordo come a guardia di un enorme cimitero
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RAVENNA.
Qui alla Capitaneria di porto le chiamano le Tre caravelle. In fila una dietro l’altra, come fossero in attesa di consegnare il loro carico in porto. Due galleggiano ancora, la terza è piegata sulla sabbia. Sul ferro arrugginito non ci sono i nomi della Nina, della Pinta e della Santa Maria ma quelli più complicati di Orenburggasprom, V.Nicolaev e Vomv gaz. Sono tre
general cargo
di San Pietroburgo venuti a morire qui, in uno dei tanti cimiteri di relitti e di navi abbandonate che stanno intasando i porti italiani. In aria le grida di migliaia di gabbiani, a terra le corse di topi e nutrie. Sembra di essere nella terra di nessuno e forse è davvero così. Anche le navi che si fermano per sempre sembrano non essere più di nessuno, come gli uomini che ci vivevano e lavoravano sopra e che all’improvviso si sono trovati senza stipendio, senza cibo e alla fine senza i soldi del biglietto aereo per il ritorno a casa. «Dopo tre mesi sulla nave abbandonata dall’armatore — dice subito padre Pietro Gandolfi, il missionario scalabriniano che dal 2000 ad oggi ha soccorso 19 equipaggi solo qui a Ravenna — i marinai perdono la voglia di vivere. Con la nostra associazione, la Stella Maris, lavoriamo perché abbiano almeno una speranza».
Maggio 2016. Davanti alla commissione Ambiente del Senato l’ammiraglio Vincenzo Melone, comandante generale della Guardia costiera italiana, racconta che nei porti della penisola ci sono 749 relitti navali. Nel 2012 erano 448. Relitti e navi abbandonate sono in continuo aumento, anche a causa della crisi economica internazionale. È per questo che, il 25 gennaio dell’anno scorso, al Senato (atto 2215) è stato presentato un disegno di legge sulla “rimozione e riciclaggio dei relitti navali e navi abbandonate”. Primo firmatario il presidente della commissione Ambiente, Francesco Giuseppe Marinello.
Le storie che si raccolgono a Ravenna sono uguali a quelle di tanti altri porti, da Trieste a Trapani. Le “Tre caravelle”, ad esempio, sono ferme dal 2006. In teoria le due che galleggiano non possono nemmeno essere considerate relitti. Il proprietario russo avrebbe dovuto recuperarle e rimuoverle ormai da anni, ma non si è fatto vivo. Lo Stato italiano non può decidere il recupero perché ancora sono iscritte al registro navale di San Pietroburgo. Poco lontano dalle tre navi russe adesso c’è anche la Lady Aziza, bandiera libanese, che il 28 dicembre 2014 causò l’affondamento della nave turca Gokbel e la morte di 6 marinai. È sotto sequestro perché i turchi hanno chiesto il risarcimento dei danni. Tutti sanno però che Lady Aziza — una nave ferma da più di due anni perde gran parte del suo valore — non uscirà mai più dal porto.
Il capitano di vascello Francesco Cacace è il consulente tecnico della presidenza della commissione Ambiente del Senato. «Il ddl — racconta — vuole aggiornare in diretta la mappa di questi cimiteri delle navi. E questo sarà compito delle Autorità portuali, dove esistono, o delle Capitanerie. I numeri saranno inviati subito a un osservatorio del ministero dell’Ambiente. Finalmente si precisa anche la figura giuridica del relitto, che per ora è solo un concetto. “Relitto” sarà non solo la nave affondata o semiaffondata, ma anche quella che sta per affondare. E così si risolve, ad esempio, il problema delle navi russe di Ravenna. Oggi si lavora ancora con il codice di navigazione del 1942. L’Autorità marittima diffida il proprietario a rimuovere un relitto e se questi non risponde si chiede l’intervento dello Stato di cui fa parte».
«Spesso passano mesi e anni e non accade nulla. Non puoi recuperare la nave e rivenderla ai demolitori perché non è tua. Con il ddl è invece possibile, in tempi brevi, affidare il relitto a un Consorzio di demolitori, cantieri, aziende impegnate nel riciclo dei materiali. E così si combatte anche l’inquinamento. La nuova legge — si sta ancora discutendo in commissione — sarà a costo zero per i contribuenti. I fondi necessari saranno trovati con la richiesta di un contributo ad ogni nave che attracca in un porto italiano». La stessa procedura è prevista per le navi ancora galleggianti, ma abbandonate.
Nel salone della Stella Maris, accanto alla stazione ferroviaria di Ravenna, ci sono il biliardo, il ping pong e soprattutto un computer e il wi-fi. «Così gli equipaggi di navi abbandonate — racconta padre Pietro Gandolfi — possono chiamare le loro famiglie lontane. Ormai viviamo in un’emergenza continua. Nei primi giorni di marzo un’altra nave, l’egiziana Marsa Alam, è stata messa sotto sequestro. Ha debiti per 900.000 dollari e i 21 membri dell’equipaggio non sanno come fare. Sono storie che abbiamo visto tante volte. Non arrivano gli stipendi, il cibo in cambusa comincia a scarseggiare, non ci sono più soldi nemmeno per telefonare a casa. Per fortuna qui a Ravenna c’è il Comitato welfare per i marittimi, guidato dal capitano Carlo Cordone, di cui facciamo parte noi, la Capitaneria, il Comune, l’associazione piloti del porto… Raccogliamo fondi per cibo e medicine, e anche per pagare, quando necessario, il ritorno a casa». Sono qui nel grande salone, i 21 marinai della Marsa Alam. Aspettano il pulmino del Comitato per tornare sulla nave. «Restare mesi e mesi su una nave ferma ti uccide dentro. Qui i marinai trovano almeno qualcuno con cui parlare. E non si sentono abbandonati da tutti, come la loro nave».
DA SAN PIETROBURGO
Nella foto grande la Vomv gaz, uno dei tre general cargo di San Pietroburgo venuti a morire nel porto di Ravenna, dove sono fermi dal 2006 e sono ormai una presenza familiare, con il soprannome “le Tre caravelle”. Tutte le foto della pagina, fornite dalle Capitanerie di porto di varie città italiane da Trieste a Trapani, mostrano alcuni dei 749 relitti navali censiti a maggio 2016. Il ddl Marinello presentato in Senato mira a favorirne la demolizione, un intervento da finanziare chiedendo un contributo a ogni nave che attracca in Italia

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