I pazienti dell’omeopata “Ci diceva: niente chemio il tumore è causato dall’abuso di farmaci” di SARA BERTUCCIOLI PAOLO G. BRERA

Schermata 2017-06-02 alle 06.35.40Francesco Bonifazi con il papà Marco (foto da Facebook)
PESARO.
Federica è fuggita per tempo, con il bimbo in piena bronchite e l’ennesima prescrizione di granuli omeopatici in mano; Roberta invece non lo abbandonerebbe mai, il dottor Mecozzi, per curare la depressione che la affligge dal parto. Tra le colline verdeggianti del pesarese e le spiagge assolate, si è spaccato in due lo strano mondo del dottor Massimiliano Mecozzi, l’uomo che credeva nell’Apocalisse, ma non negli antibiotici. Davanti al podere giallo alla Rupe del Falco di Monteciccardo adesso ci sono le catene e i cartelli: “Proprietà privata” e “Divieto di accesso”. Ma l’omeopata indagato per l’omicidio colposo del suo piccolo paziente — cui non somministrò l’antibiotico con il quale sarebbe guarito — non c’è: è al lavoro, come sempre. «Fa visite domiciliari ai pazienti», spiega la sua avvocata, Marilù Pizza. Gli hanno sequestrato i cellulari con la rubrica, il computer con le schede dei suoi assistiti? Ha acquistato un altro cellulare, e ha rimesso in moto l’attività. Con il passaparola, decine di pazienti stanno riprendendo i contatti col loro dottore, che martedì prossimo è stato convocato dall’Ordine, già sommerso di petizioni e richieste di radiazione.Schermata 2017-06-02 alle 06.33.46.png
Ma c’è chi se ne guarda bene, dall’affidarsi a lui: «Mio figlio di 2 anni aveva 39,5 di febbre e faceva fatica a respirare, chiamai il dottor Mecozzi e mi disse di non somministrargli tachipirina né antibiotici altrimenti non mi avrebbe più seguito», racconta Federica, 35 anni. «Secondo Mecozzi — continua — avrei dovuto somministrargli gocce omeopatiche ogni 10 minuti e poi richiamarlo per vedere cosa succedeva». Non lo visitò: il dottore lavora soprattutto al telefono, con le migliaia di pazienti che ha. Diagnosi via cavo «ma molto accurate: vado da lui da quattro anni con il mio bimbo, che di anni ne ha 7 anni come il povero Francesco. Lui è bravissimo a capire come curarci», racconta Roberta davanti allo studio, uno dei molti in cui riceveva Mecozzi, nel centro medico Rossini di Pesaro dove sperava inutilmente di rintracciarlo. «Lo chiamo — continua — e mi dice: non faccia la diagnosi, sono io il dottore. Risponda bene alle mie domande, invece. E ci ha sempre guariti perfettamente ». Ma dopo due giorni, il bambino di Federica stava peggio, altro che migliorare: «Si trovava in uno stato catatonico », racconta. E allora, spaventata, richiamò l’omeopata, e lui le vietò la tachipirina: «La febbre non è niente, quel farmaco invece causa le convulsioni. Non si deve preoccupare, io seguo anche i pazienti adulti e ho curato tumori e Aids». Poteva bastare, per Federica: aveva creduto in Mecozzi anche quando le aveva imposto l’aut aut: «O vai da lui o da me», le aveva detto «durante la prima visita, quando gli dissi che mio figlio era seguito da un pediatra. Così negli incontri successivi non gliene accennai più, e penso di non essere la sola ad aver fatto questa scelta». Con il bimbo che peggiorava e il dottore che si ostinava a prescrivere solo i rimedi omeopatici, però, Federica tornò dal pediatra e chiuse con l’omeopata. Il bimbo aveva «una bronchite che stava degenerando in polmonite», con antibiotici e tachipirina guarì completamente.
Eva, invece, laureata e quadro di un grande tour operator, dal dottor Mecozzi ci va da 5 anni: «Non sono certo un’invasata, sarei pronta a rivolgermi a un ospedale; ma a me l’omeopatia e le cure del dottore giovano moltissimo. Soffrivo di asma e ho usato per anni medicine tradizionali, ma stavo sempre peggio. Quando ho detto basta sono rinata. Quest’anno per la prima volta non ho avuto nemmeno l’influenza stagionale che prendevo nonostante mi vaccinassi».
E poi, Mecozzi c’era sempre per i suoi pazienti. «Lo chiamo alle tre del mattino — dice Giorgia — e lui mi risponde, gentile e pacato. Dottore, scusi se la disturbo… E lui: non disturbi affatto, lo fai quando aspetti troppo e poi è più difficile curare il bambino». Prende 80 euro a visita una volta ogni dieci mesi, racconta, «e le consulenze al telefono sono gratuite a tutte le ore, come le visite non programmate».
Sempre disponibile, ottimo. Ma alla famiglia di una persona anziana, disperata per una forma grave di cancro, disse che «i tumori sono causati dall’intossicazione dovuta dai farmaci: vi sconsiglio di proseguire con la chemioterapia», raccontano i familiari, che presero la porta senza tornare. E una farmacista: «Andai alla prima visita con mia figlia di un anno e mi chiese se fosse vaccinata». Lo era. «Allora non la prendo in cura, forse tra un anno. Su di lei l’omeopatia non funzionerebbe, tra l’altro i vaccini causano la sclerosi multipla. Legga i libri di Roberto Gava (il medico no-vax radiato) e di Hamer» ( radiato anche lui). E la dottoressa: «Io so come è composto un vaccino, non mi ha convinto: spero non lo faccia con persone meno preparate».

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