I pm di Palermo e le parole di Graviano al compagno di cella: «Alle buttane glieli dà i soldi ogni mese. Io ti ho aspettato fino adesso… e tu mi stai facendo morire in galera » di SALVO PALAZZOLO

da Repubblica

PALERMO.
Quando lo vede in Tv, cambia canale. «Preferisco Rai scuola», confida al compagno di ora d’aria. Giuseppe Graviano, il boss delle stragi, odia Silvio Berlusconi. «Ha fatto il traditore », dice mentre passeggia nel cortile del carcere di Ascoli Piceno. Ogni giorno, un insulto: «Gli faccio fare la mala vecchiaia, pezzo di crasto (cornuto,
ndr) che non sei altro, ma vagli a dire com’è che sei al governo, che hai fatto cose vergognose, ingiuste». E ancora: «Alle buttane glieli dà i soldi ogni mese. Io ti ho aspettato fino adesso… e tu mi stai facendo morire in galera ». Ogni giorno, un insulto. E ogni tanto un pizzico di nostalgia: «Avevamo acchiappatu un paisi di chistu ‘ ni manu ». Avevamo un paese nelle mani. Un paese di chistu, questo. Che ora è quasi un ossessione per il boss: «Dal Settanta ha iniziato con i piedi giusti, ha avuto fortuna… Quando si è trovato ad avere un partito così nel ‘94, lui si è ubriacato, perché dice, ma io non posso dividere quello che ho con chi mi aiutato».
LA “CORTESIA”
Perché Graviano rivendica di aver aiutato Berlusconi? Il 10 aprile 2016, il boss palermitano condannato anche per l’omicidio di don Puglisi, si vanta della giacca che il figlio gli ha portato da Londra e sussurra al compagno di cella, il camorrista Umberto Adinolfi: «Nel ‘92 già voleva scendere… voleva tutto, ed era disturbato, perché era… acchianavu (sono salito, ndr)… nei… con quello…». La trasmissione è a tratti, gli investigatori della Dia di Palermo non riescono a comprendere dove sia andato Graviano. Ma qualche attimo dopo le parole tornano chiare: «Berlusconi mi ha chiesto questa cortesia, per questo c’è stata l’urgenza di…». E poi: «Lui voleva scendere, però in quel periodo c’erano i vecchi, lui mi ha detto: ci vorrebbe una bella cosa». Per i pm Di Matteo, Tartaglia, Del Bene e Teresi, che hanno intercettato il boss nel processo “Stato-mafia”, dal febbraio 2016 all’aprile 2017, la “bella cosa” non sarebbe il sostegno elettorale a Forza Italia (nata ufficialmente nel 1994, dopo l’arresto dei Graviano, avvenuto a Milano, il 27 gennaio), ma la stagione delle stragi, che iniziò con la morte di Falcone. Un mese fa le 5.000 pagine di intercettazioni hanno fatto scattare un vertice alla direzione nazionale antimafia con le procure di Caltanissetta e Firenze, che indagano sulle bombe di Cosa nostra.
LE STRAGI
«Nel ‘93 ci sono state altre stragi — dice Graviano — ma no che era la mafia. Allora il governo ha deciso di allentare il 41 bis, poi è la situazione che hanno levato i 450». Per l’accusa, è un riferimento chiaro alla trattativa. Poi, all’improvviso, terminarono le bombe: «Non volevano più le stragi. La montagna mi diceva, no è troppo». Chi è la montagna? Graviano svela cosa gli avrebbero offerto, non è chiaro chi: «Ci proposero il passaporto e 50 milioni». Ma non accettarono. Due anni dopo l’arresto, però, il boss e il fratello ricevettero un favore speciale. «Con le mogli dormivamo in cella». E fecero un figlio al 41 bis, nel carcere dell’Ucciardone. «Farlo in carcere è stato un miracolo. Tremavo, lei era nascosta nella biancheria».
I SOLDI
L’odio di Graviano verso Berlusconi ha trovato parole ancora più esplicite il 14 marzo: «Trent’anni fa, venticinque anni fa, mi sono seduto con te, giusto? “Ti ho portato benessere — dice ancora il padrino — Poi mi è successa una disgrazia, mi arrestano, tu cominci a pugnalarmi. Per cosa? Per i soldi, perché tu ti rimangono i soldi… dice, non lo faccio uscire più e sa che io non parlo perché sa il mio carattere e sa le mie capacità». I soldi. Potrebbero essere passati dalla mediazione di Marcello Dell’Utri, che sta scontando in carcere una condanna a sette anni. Quando Graviano vede la moglie in Tv commenta: «Digli a suo marito che si fa l’esame di coscienza». Il boss cita anche Publitalia, la concessionaria di pubblicità del gruppo: «I soldi entravano anche con le pale». Soldi che forse Graviano vuole recuperare?
“LA STRADA”
Il mafioso incarica Adinolfi di recapitare un messaggio a Berlusconi. «Dicendogli così, la strada se la debbono andare a cercare loro». Il camorrista avrebbe dovuto attivare solo il primo messaggero, a Palermo. Il fratello di Cesare Lupo, un fedelissimo di Graviano. Il resto della catena è il mistero su cui adesso indagano i pm. «Altrimenti vi distruggiamo», era il messaggio da far arrivare. C’è già un fascicolo bis sulla “trattativa”. A Graviano sono state contestate le intercettazioni: «Sono distrutto con tutte le malattie che ho, non sono in grado di affrontare un interrogatorio ». Ma ha precisato: «Quando sarò in condizione sarò io stesso a cercarvi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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