“L’anima di Matera che sa resistere come la mia Fès” di TAHAR BEN JELLOUN

da Repubblica
Non sapevo che la vecchia città di Fès, fondata nell’808 da Moulay Idriss, un discendente diretto del Profeta Maometto, avesse una sorella gemella in Italia, ad ovest di Bari. Il suo nome è Matera. Che impressione! Che meraviglia! Le case si sovrappongono l’una all’altra e l’insieme forma un affresco di pietra custodito da un profondo silenzio. In questi giorni del febbraio 2017, il sole ha messo nel cielo più azzurro del solito. Un chiarore di evidente origine spirituale. Ci sono città che le forze dello Spirito non lasciano mai.
Le serbano, le proteggono. La loro identità non si separa mai da ciò che costituisce l’essenza dell’anima.
È dalla terrazza di un palazzo che ho osservato le sovrapposizioni dei muri e le terrazze, le cupole, le linee rette. Sovrapposizioni, inscatolamenti, nella roccia. Matera è una sinfonia. Bisogna tendere l’orecchio per sentirla. Un’armonia che deriva più dal caso che dalla mano dell’uomo. Caso o forza della natura, potenza della roccia.
Scolpita nella pietra, nella dura roccia, nel sogno di uomini e donne che si nascondevano lì per amarsi. Alcuni per pregare, implorare il cielo di essere indulgente con quella gente umile le cui case, spesso modeste, sono le une sulle altre. Altri per rievocare il passato, una memoria carica di storia e di sconvolgimenti. Proprio come Fès, dove tutti si conoscevano, si parlavano, si sentivano protetti dalla presenza dei vicini di casa, in una naturale solidarietà. Fès della mia infanzia. Fès che ha mantenuto al suo interno i vecchi tempi, molto antichi, i tempi del IX secolo. Fès che ha nutrito la mia memoria di scrittore, i miei ricordi autentici e a volte inventati. Non so più dove stia la verità, a Fès, ma so che quelle pietre pesanti non mentono. Sono autentiche quanto, o più di, quelle di Matera.
Matera che oggi mi fa venir voglia di disegnare, di dipingere, di mettere colore là dove la pietra ha un unico colore. Ho voluto vestire questa città unica di sogni dai colori vivaci, colori che ho immaginato e disposto come un vestito sulle spalle di una sposa, un vestito o un ricamo dell’800 tessuto dalle mani delle donne di Fès con il filo d’oro acquistato nel mellah, il quartiere ebraico appena fuori dalla medina. Questo abito copre le terrazze, quando la notte arriva piena di sogni ansiosi, vasetti di miele e olio d’oliva.
Fès ha mantenuto fino ad oggi i profumi e le tracce del IX secolo. Le sue strade sono vicoli, stretti e sterrati, i suoi muri sono inclinati perché sono pesanti di tanti ricordi. È possibile attraversare la città da una terrazza all’altra. Ho avuto l’impressione che la stessa cosa sia possibile a Matera. Salvo che a Matera gli abitanti o meglio i proprietari delle case non hanno mai smesso di aggiustare quelle facciate, le terrazze. Era necessario curare il volto di Matera, pulirlo, togliere le erbacce, lavare le tracce delle perdite d’acqua dopo i temporali.
Come a Fès, la gente in passato ha lasciato Matera. Si è allontanata dalla sua ragnatela per costruire brutti edifici dove il comfort sta nel poter risalire i piani con l’ascensore. Abitazioni con un affitto contenuto. Gabbie dalla geometria regolare. Spazi disegnati con riga e compasso. Queste persone si sono allontanate dal proprio passato. Gli abitanti di Fès sono andate a Casablanca, la capitale economica del Marocco. Hanno trapiantato le proprie tradizioni e il proprio stile di vita, migliorandolo un po’. Ma l’anima di Fès abbandonata ne ha sofferto. E la città vecchia è diventata un museo, una vetrina del genio del passato, un circuito turistico che fa sbavare di ammirazione chi arriva da lontano.
Matera è stata preservata, anche se è oggetto di visite guidate durante tutto l’anno, ad eccezione del mese di agosto, quando il termometro sale sopra i 40 gradi.
Gli uomini hanno scolpito nella pietra più che una città, un punto di riferimento per le stagioni felici, per gli uccelli migratori, per giardini pensili con alberi tra le pareti. E poiché il mare non è lontano, sullo sfondo di un orizzonte che incontra il cielo, il silenzio qui regna come se la città si fosse chiusa sui suoi segreti, i suoi misteri, o almeno sulla sua storia.
Presenza dello Spirito, in luoghi che sono belli tanto all’interno quanto all’esterno. Quante preghiere per colui che è ritenuto salvatore dell’umanità, quante candele accese per la sua anima e il suo dolore. Lo Spirito Santo qui è richiamato ovunque, come se la pietra avesse bisogno di essere imbevuta di acqua per dare asilo all’uomo smarrito o semplicemente carico di domande, come un uccello perplesso in un cespuglio.
È probabilmente nella Grotta dei Cento Santi che Dio separò la luce dalle tenebre. Gli affreschi del IX secolo, scoperti nel 1969, raccontano la permanenza della spiritualità in questi luoghi dove tutto invita alla meditazione. C’è l’albero della vita e c’è l’albero del male, un albero spoglio.
Le forze del Male non hanno alcun pudore. Esse avanzano e si fermano un po’ ovunque, anzitutto dove Adamo ed Eva si sarebbero incontrati. Questo luogo segreto chiamato “Cripta del peccato originale” fa di Matera la città più antica, dopo Aleppo e Gerico. Nell’859, gli Arabi arrivati da Bari hanno occupato Matera per un paio di giorni. È a causa di questa visita inopportuna che oltre ottocento abitanti di Matera hanno preso parte alla crociata del 1192?
Tutto questo comunque è ormai lontano. Oggi la città, restaurata, intonacata, ripulita, placata, si dà a vedere e si fa visitare come un museo vivente. È un libro aperto, un manoscritto conservato con cura, con i suoi segreti. È una storia che si dispiega davanti a noi non appena si varca la soglia della città. Il cristianesimo ha favorito la costruzione di piccoli luoghi, di chiese semplici per i fedeli e le persone di passaggio. Non imponenti e ricche cattedrali, anche se le facciate sono curate ed eleganti. Matera è immersa nell’architettura religiosa barocca e nella spiritualità, nonostante gli inevitabili volgari cartelloni pubblicitari. Ma l’anima originale della città rimane ancorata ai Sassi, questo insieme di case, strade, grotte risistemate, pietre sovrapposte non alterate dalle intemperie. Un’anima che resiste, forte, presente, fiera.
Traduzione di Anna Maria Lorusso
©RIPRODUZIONE RISERVATA
I DIPINTI

Qui sopra, due delle opere realizzate da Tahar Ben Jelloun che traggono ispirazione da Matera. I dipinti saranno in mostra da mercoledì 28 alla Galleria Jannone di Milano nell’ambito della Milanesiana
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LA MILANESIANA Tahar Ben Jelloun è fra i protagonisti della Milanesiana, la rassegna diretta da Elisabetta Sgarbi ( 22 giugno- 13 luglio). Il 28 Ben Jelloun inaugura la sua mostra su Matera ( ore 12) e partecipa a un incontro al Piccolo Teatro Grassi ( ore 21). Il 29 ( ore 12, Gallerie di Piazza Scala) legge il testo che qui anticipiamo
Le impressioni di uno scrittore che viene dal Marocco di fronte alla città dei Sassi Le cui strade e case sovrapposte ha poi voluto raccontare in una serie di dipinti

Un pensiero su ““L’anima di Matera che sa resistere come la mia Fès” di TAHAR BEN JELLOUN

  1. Rien à ajouter Tahar ben Jelloun a résumé mieux que quiconque la ressemblance entre deux villes jemelles paraphrasant avec des adjectifs des couleurs toute la beauté de Matera et à travers elle Fès. Splendide merveilleux!

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