Il salvataggio delle banche venete potrebbe costare allo Stato, quindi a noi, 10 miliardi; e degli ex vertici nessuno paga..

economia
Banche venete, Intesa offre un euro Liquidazione a caro prezzo per lo Stato

L’istituto guidato da Messina vuole solo la parte sana di Popolare Vicenza e Veneto Banca Il Tesoro cerca la trattativa per spuntare di più: ora l’operazione rischia di costargli 10 miliardi

di ANDREA GRECO per Repubblica

MILANO.
Con la forza di chi sa di essere l’unico compratore possibile, Intesa Sanpaolo lancia il suo salvagente alla parte più sana delle due ex popolari Vicenza e Veneto banca. Salvagente da un euro, ma che potrebbe costare una decina di miliardi allo Stato: che per non far pagare ai portatori di bond senior veneti (i meno rischiosi) i costi della crisi ha scartato l’idea della “risoluzione” dei due istituti e si prepara a liquidarli, con costi più alti per le casse pubbliche. Dietro le quinte il governo, comunque deciso a chiudere il dossier a giorni, si prepara a negoziare con Ca’ de Sass per far crescere l’assegno – da un euro – messo sul tavolo ieri, dopo che il cda della banca si è detto disposto a rilevarne la parte sana, ma fatta salva «la totale neutralità dell’operazione» sul suo solido patrimonio e i suoi lauti dividendi: due cardini della strategia decennale, e che da giorni l’ad Carlo Messina poneva come vincolo a intervenire sui gruppi decotti per la crescita smodata del decennio scorso.
A Piazza Affari la notizia ha messo le ali a Intesa (+2,4%), e anche alle rivali, che così scansano i costi di una “risoluzione” delle due banche, stimati in una decina di miliardi a spese del Fondo ad hoc che a fine 2015 ne pagò 4,6 per far nascere le quattro banche ponte Etruria, Marche, Ferrara e Chieti. Il dossier caldo, aperto da un anno quando fallì la quotazione di Vicenza e Veneto Banca – lì salvate dal fondo Atlante con 3,5 miliardi raccolti tra istituti, assicurazioni e Fondazioni – ha avuto una svolta ieri, dopo che il cda di Intesa Sanpaolo «ha deliberato con voto unanime la disponibilità ad acquistare certe attività, passività e rapporti giuridici » delle banche. La prosa eufemistica cela il piano studiato da Rothschild (advisor del Tesoro) da una settimana, dopo che era sfumata la colletta da 1,25 miliardi pro quota delle maggiori banche per colmare vecchie perdite delle venete e consentirne la ricapitalizzazione “precauzionale” di Stato da 3,4 miliardi. Le stesse banche in gruppo hanno rigettato l’ipotesi di “risoluzione”, che avrebbe gravato sui loro conti economici. La liquidazione ha comunque costi generali più alti: solo che li pagherà lo Stato, con il beneplacito della Bce che così ottiene lo “scalpo” di Vicenza e Veneto banca, e di Bruxelles che vede coinvolti nelle perdite Atlante, i 200 mila vecchi soci e 1,2 miliardi di bond subordinati. Da ieri, tutti titoli che vanno verso il macero.
Il nuovo schema, avrà bisogno di un emendamento al decreto Salvabanche di Natale, ma Intesa chiede «una cornice legislativa definitiva», quindi i due mesi per convertirlo in legge. Frattanto un commissario prenderà in capo le attività per vendere a prezzi nulli ciò che ha compratori. A Messina interessa «un perimetro segregato che esclude i crediti deteriorati (sofferenze, inadempienze probabili e esposizioni scadute), i crediti in bonis ad alto rischio e le obbligazioni subordinate emesse, nonché partecipazioni e altri rapporti giuridici non funzionali all’acquisto».
In altre parole Intesa comprerà fino a 25 miliardi di crediti buoni, meno di un migliaio di agenzie e parte degli 11.100 dipendenti (ma 1.460 bancari veneti saranno “venduti” dentro alcune controllate). Si stimano 3.500 tagli dal piano, ma lo Stato si sarebbe impegnato a contribuire con mezzo miliardo agli esuberi, che così saranno tutti volontari, sul di Ubi che ha comprato (a 1 euro) le tre banche ponte Etruria, Marche, Carichieti. Per questo il piano piace a tutte le sigle sindacali: «Forte apprezzamento e sostegno all’offerta – ha detto il segretario della Fabi Lando Sileoni – anche alla luce dell’attenzione alle persone, alla sostenibilità sociale e alla cura delle relazioni sindacali che Intesa Sanpaolo ha espresso negli ultimi anni». Nella parte sana, che però il compratore valuta «a un prezzo simbolico », lo Stato dovrebbe garantire con circa 3 miliardi che i crediti rilevati non assorbano patrimonio al compratore, che diventerà leader assoluto nel Nord Est; e dovrebbero passare a Intesa gli 1,4 miliardi di crediti d’imposta nelle pieghe dei due gruppi. Ma il conto per Pantalone non è finito qui. Lo sbilancio tra valore di libro e di mercato dei crediti da liquidare, (solo 10 miliardi le sofferenze, vicino al doppio il conto allargato) è stimato in almeno 5 miliardi, che lo Stato sembra impegnato a finanziare con i bond Vicenza e Veneto già emessi con garanzia pubblica e pari a 10 miliardi. Il modello è un veicolo pubblico tipo la vecchia Sga del Banco Napoli, per gestire con tempi lunghi e pazienza il recupero crediti.

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