‘Ndrangheta al Nord: la seconda generazione; due articoli di La Licata e Legato su La Stampa in edicola oggi

La ferocia
della seconda
generazione

Francesco La Licata

La forza delle mafie, dicono gli esperti, sta soprattutto nella impenetrabilità, nella corteccia esterna che protegge il ventre molle dell’organizzazione. Non c’è, dunque, da stupirsi se la ’ndrangheta (una delle mafie più antiche e strutturate) si è data la forma che, più di ogni altra, garantisce protezione dalle minacce esterne. La mafia calabrese è la più «familistica» delle organizzazioni criminali che hanno intrapreso il viaggio verso il Nord. Chi può pensare di violare con facilità gli inconfessabili segreti di una famiglia? E, d’altra parte, siamo di fronte a un sistema ampiamente collaudato anche in altre zone del Sud mafioso, principalmente in Sicilia, dove la struttura piramidale di Cosa nostra poggia da secoli sul sacro vincolo familiare e le singole organizzazioni di base vengono chiamate, appunto, «famiglie».
Nelle dinastie, si sa, esistono le generazioni. Nella mafia quelle più giovani ereditano sia il potere dei padri, sia le «istruzioni» per esercitarlo e prolungarlo nel tempo.
In Piemonte, a Torino e nelle vicinanze, sembra sia arrivata la seconda generazione della ’ndrangheta, quella che, per motivi anagrafici, ha resistito alla repressione dello Stato (8 processi in un decennio) e adesso si appresta a gestire l’enorme quantità di profitti derivanti dal narcotraffico, riciclandoli in attività più o meno lecite oppure nella grande palude degli appalti pubblici ottenuti proprio grazie alla forza intimidatrice, alla capacità pervasiva della corruzione e all’enorme possibilità di investire denaro contante.

La linea della palma, ha profetizzato Leonardo Sciascia, «va verso Nord». Ma questa semplice verità non piaceva, e continua a non piacere, ai tranquilli cittadini del Nord che hanno preferito «non vedere» e far finta di «non sapere». Mentre sarebbe bastato dare una scorsa anche solo ai cognomi per capire quanto lungo sia il filo mafioso, partito nei Settanta coi sequestri di persone di cui il Nord fu terreno fertile. I soldi degli imprenditori nordici rapiti finivano innanzitutto al Sud. Sulla costa calabrese sorgevano villaggi turistici che venivano «battezzati» coi nome dei sequestrati: clamoroso il «Villaggio Getty» messo su col riscatto pagato dal magnate americano Paul. Poi, piano piano i padri portarono i soldi in Canada, in Germania, in Australia, in Svizzera e nel «Nord laborioso italiano». I figli erano piccoli, i Marando, gli Agresta, i Barbaro, famiglie col pedigree, «occuparono» Piemonte e Lombardia (Corsico, Buccinasco sciolto per mafia), insieme coi Sergi e i Papalia.
La repressione ha fatto quel che ha potuto. Le mafie hanno esportato un metodo, un sistema, oggi gestiti dalla seconda generazione della ’ndrangheta emigrata. Giovani sfrontati e violenti, capaci di relazioni con la società civile, ma pronti a trasformarsi quando si tratta di andare a riscuotere il pizzo o imporre un’impresa durante una gara d’appalto.
Sono più pericolosi dei loro padri, da cui hanno assorbito il brodo primordiale della violenza e della sopraffazione. Rischiano poco coi pentimenti perché essendo parenti tra di loro difficilmente manderanno all’ergastolo padri, zii o fratelli. Ecco il vantaggio del vincolo familiare. Che, tuttavia, offre anche un rischio: quello dell’insorgere di faide violentissime tra consanguinei. Come ci ha raccontato nel suo bellissimo «Anime nere», il calabrese Gioacchino Criaco nel tentativo di dare una scossa alla sua terra, amata e odiata.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Tra Facebook e lusso
i figli delle cosche
conquistano il Nord

Con i padri in carcere sono loro ora a guidare le famiglie Bolidi e discoteche, ma i nomi che pesano sono gli stessi

Giuseppe Legato

«Ci sono i ragazzi fuori, ma non bisogna bruciarli. Sennò la musica è finita». Il superstite della vecchia batteria criminale è in un bar dell’hinterland di Torino. Spiega ai presenti quali sono i nuovi equilibri delle cosche nel Nord Ovest: i «vecchi» sono in galera, ma i figli no. Sono loro oggi a guidare. Ma bisogna tenere il profilo basso, per non rovinarli. È uno dei segreti del perenne rigenerarsi delle ’ndrine: il ricambio familiare.
Dopo 9 processi in Piemonte dal 2006 ad oggi e 1.090 anni di carcere inflitti a boss e picciotti, la ‘ndrangheta non muore grazie – anche – a una struttura familiare che perpetua gli interregni di casati storici. È la seconda generazione «che si è ben calata nella realtà del Nord perché qui è nata» racconta il magistrato della Dda Monica Abbatecola. «Ciò non vuol dire – precisa – che le colpe dei padri ricadano sui figli, ma si tratta comunque di un dato processuale ormai acquisito».
E il blitz dell’altroieri nel Torinese è l’ennesima conferma. Tra gli undici arresti ci sono le giovani leve di vecchie famiglie «azzoppate» da inchieste del passato. Che cercano di farsi largo «nel vuoto lasciato dalla maxi operazione Minotauro (150 arresti nel 2011) – sostiene il colonnello Emanuele De Santis, comandante dei carabinieri di Torino – coniugando le vecchie regole della ‘ndrangheta arcaica con l’approccio moderno più vicino al contesto del Nord. È una dinamica che seguiamo con attenzione» spiega.
Ritornano i cognomi di Gioffrè e Ilacqua, due «brand» che evocano una stagione di droga e sangue. Stavolta sono i figli e i nipoti. E questo è già successo in una delle famiglie più potenti del Nord Italia: gli Agresta di Volpiano. I grandi – Saverio e Antonio – si sono fatti il carcere. Sui giovani ci sono già processi – non definiti in giudicato – che li dipingono come presunti eredi. «Vengono scelti i figli – spiega Marco Martino, capo della squadra Mobile di Torino – perché per vincolo familiare sono soggetti di massima fiducia».
Facebook e discoteche
E sono anche prudenti. Rigano dritto le nuove leve dei «calabresi» al Nord. Pare che parlino pochissimo al telefono, si incontrino solo all’aperto e ogni tre mesi – ma questo vale in generale – bonifichino le auto a caccia di microspie ambientali. Whatsapp e Signal sono gli unici canali di comunicazione.
Anche per questo le indagini si sono fatte più complesse di qualche anno fa. Ma ci sono. E registrano una calma apparente che è propria di un processo di riorganizzazione in cui – anche i ragazzi – aspettano i nuovi ordini dalla Calabria. Dopo le maxi operazioni Crimine (Reggio Calabria), Infinito (Milano) e Minotauro (Torino), attendono istruzioni su come muoversi, svela un investigatore.
Nel frattempo vestono Moncler, gestiscono palestre, hanno profili Facebook in cui ricordano i padri in galera con post inequivocabili: «Onore ai carcerati, peste agli infami». Di notte, frequentano le discoteche e si confondono tra i ragazzi «normali».
Lo faceva anche Luigi Crea, un giovane di 22 anni, figlio del capo dei capi di Torino, Adolfo. Una nuova leva. Da quando il padre fu recluso in carcere nel 2011, aveva preso le redini della famiglia rispettando gli ordini del genitore. Una delle sue ultime foto postate lo ritrae in un club della Torino da bere. Ha due bottiglie in mano e sorride. Un anno fa è finito in manette per mafia ed estorsioni. Si è bruciato.
E per evitare che ciò accada ci sono anche i consigli paterni. Anno 2009, carcere di Rebibbia. Nella sala colloqui un boss del Piemonte redarguisce il nipote allora diciottenne, oggi sorvegliato speciale: «Hai comprato una macchina costosa. Non dovevi farlo. Sono stato giovane anche io, ti pare che non capisco? I carabinieri a quest’ora hanno già scritto. Quelli vedono tutto». Un manuale di sociologia mafiosa.
Il passaggio di eredità
Dai processi emergono giovani assi criminali legati soprattutto a Platì: Agresta, Marando, Barbaro a Torino. Che sono poi primi cugini delle famiglie di Milano stanziali a Buccinasco e Corsico: Sergi e Papalia in testa. «Comandano ancora loro» si dice nei corridoi delle caserme accreditando una tesi di continuità generazionale che è stata ripercorsa a grandi linee da un giovane pentito, Domenico Agresta, 29 anni: «Noi siamo una sola famiglia – ha detto in aula al processo Caccia a Milano – siamo sempre gli stessi: a Platì, a Milano e a Torino». Un cognome, un destino.
Conservare il capitale
Ma da solo questo non basta per spiegare la continua rigenerazione delle famiglie e delle strutture. «Al netto del vincolo familiare c’è un capitale sociale, politico ed economico che rende la ‘ndrangheta difficile da sconfiggere nonostante le grandi inchieste fin qui fatte. Se non si abbattono quei legami politici ed economici non sarà possibile sconfiggerla soprattutto al Nord» spiega Rocco Sciarrone, docente di sociologia dell’Università di Torino. Quale sarebbe poi questo capitale sociale che i giovani devono mantenere vivo in assenza dei padri è noto dagli atti recenti di inchieste: la ‘ndrangheta si è infiltrata – secondo un’indagine della Dia – nella costruzione delle opere Olimpiche di Torino 2006 (Villaggio ex Moi, Palavela, Media Village), e mirava ai lavori preliminari della Tav. Tutto per riciclare milioni di euro del narcotraffico, il vero business dell’associazione che importa tonnellate di cocaina. I principali broker che riforniscono le famiglie e le piazze di Milano e Torino si chiamano Nicola e Patrick Assisi, oggi latitanti inseguiti dalla polizia di mezza Europa. E guarda caso sono padre e figlio, anche loro.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

2 pensieri su “‘Ndrangheta al Nord: la seconda generazione; due articoli di La Licata e Legato su La Stampa in edicola oggi

  1. È un argomento che mi tocca profondamente. Elezioni comunali 2017 nel mio paese. Bastava essere fuori dal seggio con occhio attento per capire quello che stava succedendo. E chi ha vinto le elezioni? Indovina un po’!
    Io so, ma non ho le prove!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: