Pagani d’Italia- 1 “Mago Merlino a caccia di incanti sui Monti Sibillini” di MARINO NIOLA

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 da Repubblica del 10/08/2017
La magia ha stregato la Biennale di Venezia. Quest’anno il Padiglione Italia, curato da Cecilia Alemani, ha per titolo “Il mondo magico”. Ed è ispirato dall’omonimo libro di Ernesto de Martino, fondatore dell’antropologia italiana e indagatore acuminato della misteriosa genealogia di presenze che abita la nostra cultura popolare. Un pantheon pagano che ha resistito a duemila anni di civilizzazione cristiana. Rivestendo gli antichi numi dei panni svolazzanti di santi barocchi. O nascondendoli sotto gli
scialli di madonne nere come Cibele. Potenti e sapienti, miracolose e minacciose. Un governo ombra dell’immaginario per un Paese che ha l’antico dentro. Pagano a sua insaputa, come diceva Henry James. E questo fondo politeista affiora, come un geyser della storia, in quei luoghi dove la natura si manifesta in forme grandiosamente epifaniche. Come sui Monti Sibillini, la catena che tiene insieme, come un gigantesco fermaglio, lembi dell’Umbria, delle Marche e del Lazio. Oriente e Occidente d’Italia aggrappati a una terra ballerina. Su questo cuore magico che tocca luoghi affascinanti e tormentati come Amatrice, Accumoli, Norcia, Cascia, Visso, la Val Nerina, Preci, Arquata del Tronto, è nata un’autentica mitologia. Fatta di storie paurose, geografie fantastiche, nomenclature diaboliche. Pizzo del Diavolo, Monte Sibilla, Lago di Pilato, Forca Viola, Valle Scura, Passo Cattivo, Passo delle Streghe, Monte di Morte, Sentiero delle Fate, Gole dell’Infernaccio.
Questi borghi appenninici, tante volte distrutti dai terremoti e altrettante volte ricostruiti, sono diventati nella cultura europea l’emblema di una forza ctonia tanto potente da apparire soprannaturale. A metà fra il bello e il terribile. Proprio come l’immagine leopardiana della natura, nata dalla contemplazione incantata di questi “monti azzurri” che ispirano pensieri immensi e ricordanze acerbe.
Da sempre queste alture attraggono spiriti eletti e forestali dell’abisso che obbediscono al richiamo arcano di una terra spasmodica, nelle cui viscere si nasconde il segreto di un magnetismo straripante e perturbante. Che molti hanno attribuito alla presenza sotterranea di numi capricciosi, fantasmi tenebrosi, demoni tumultuosi, spiriti vorticosi. E donne fatali, ninfe letali, streghe ferali, indovine mortali, fate esiziali. Incarnazioni letterarie e leggendarie dell’imperio distruttivo di una dura madre mediterranea, fascinosa e rovinosa. Di casa tra folgori e turbini, venti e tempeste, leggende e tregende. Dalla Circe omerica alla Sibilla appenninica, mitica consigliera di Numa Pompilio, dalla maga Alcina dell’Orlando Furioso alla fata Morgana, sorella- amante di Re Artù. E prima fra tutte, la dea Venere in persona, che ha stabilito in queste profondità il suo regno, il celebre Venusberg, un peccaminoso impero dei sensi, custodito da una corte di ninfe, lemuri e larve. Qui è giunto in pellegrinaggio d’amore anche l’eroe germanico Tannäuser, reso immortale da Richard Wagner. Insomma un vero gotha di
belles dames sans merci, erotiche e demoniche, ha traslocato su queste balze da sparvieri. Trovando un nascondiglio ideale in una faglia oscura della mente collettiva, fatta di stregoneria, negromanzia e profezia. Non a caso maghe e fattucchieri salgono da secoli al Monte della Sibilla per consacrare i loro libri d’incantesimi nelle notti tempestarie, quando gli elementi entrano in fibrillazione. E una sorta di delirium tremens scuote la natura che cerca di non farsi strappare il suo segreto e punisce chi tenta di farlo. Si dice che in quei momenti le porte di ferro del regno sotterraneo della Sibilla sbattono e un lungo sussulto agiti la schiena della terra. Il grande artista Benvenuto Cellini assicurava che il luogo ideale per caricare di strapoteri magici qualunque abecedario di stregoneria si trovasse tra Norcia, Visso e Cascia. Il massimo risultato si sarebbe ottenuto bagnando il volume nelle acque del Lago di Pilato. E che lago! Sono gli occhi del profondo che ci guardano. Due pupille esorbitate di cristallo azzurro a duemila metri di quota. La credenza vuole che sia arrivato quassù perfino il Mago Merlino a cercare il Libro del comando, sogno proibito di ogni professionista dell’occulto. In realtà il solo a trovarlo davvero sarebbe stato Cecco d’Ascoli, alchimista e indovino bruciato a Firenze in Santa Croce nel 1327. Appena il tempo di sfogliare le prime pagine e all’intraprendente maestro di magia naturale apparvero dei diavoli che si misero ai suoi ordini.
La leggenda di queste cime tempestose, illuminate a giorno dalle folgori e spazzate dai venti, ha raggiunto i quattro angoli del mondo. Al punto che principi e re spedivano i sapienti di corte a indagare sulle pulsazioni incontenibili del cuore inquieto d’Italia. Per fronteggiare la negatività di questi demoni pagani, emissari dell’Ade, l’immaginario cristiano ha creato un polo positivo, rappresentato da figure di santi che della forza tellurica rappresentano la faccia buona. E che non sono considerati infallibili, ma capaci di rendere sopportabile la paura di chi altrimenti non saprebbe a che santo votarsi. Così al Monte della Sibilla si contrappone lo Scoglio di Santa Rita, la patrona delle cause impossibili che, dalle alture di Cascia, distende il suo manto protettivo contro i terremoti.
Ma, sopra tutti, quello che è diventato nell’immaginario planetario, il più antisismico dei patroni soprannaturali. Sant’Emidio, che proprio da queste parti si è guadagnato sul campo la fama di nemico numero uno dei fenomeni sussultori e ondulatori. Soprattutto dall’epoca dello spaventoso sisma del 1703, che devastò l’area compresa tra Norcia, Amatrice, Accumoli e L’Aquila facendo decine di migliaia di vittime. Da allora la sua reputazione è cresciuta al punto che cinquant’anni dopo, in occasione delle scosse apocalittiche con conseguente tsunami, che rasero al suolo Lisbona, Papa Benedetto XIV inviò ai re di Spagna e Portogallo delle immagini del santo insieme al testo di una preghiera “para refugio de terremotos”. Da allora Emidio è venerato in tutti i luoghi dove la terra trema. Da Los Angeles a Monterey, da Alameda a San Francisco, fino alle Filippine. La leggenda del signore di tutte le faglie non poteva discendere che da questo regno di palpitazioni, dove risuona l’eco dell’antica natura onnipossente. Che con una semplice alzata di spalle ci trafigge. E ci sconfigge.
( 1. Continua)

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