La giallista islandese Yrsa Sigurdardóttir racconta l’omicidio della giornalista svedese nel sottomarino amatoriale Nautilus

La verità che supera la fantasia

La donna uccisa sotto il mare l’ultimo romanzo nero che affascina i Paesi del Nord

L’AUTRICE
Yrsa Sigurdardóttir autrice di noir ha scritto diversi bestseller e vinto numerosi premi. Il suo ultimo libro, pubblicato da Mondadori è “Mi ricordo di te”
È INFINITAMENTE più probabile, per uno scandinavo, possedere una bicicletta piuttosto che un sottomarino. È anche molto improbabile che commetta un omicidio, tanto al di sopra come al di sotto del livello del mare. Non sorprende, dunque, che le recenti notizie di un corpo smembrato e di un sottomarino, in Danimarca, abbiano catturato l’attenzione degli scandinavi. In particolare, tenendo conto che la Danimarca si classifica come uno dei paesi più pacifici del mondo, secondo solo alla mia nativa Islanda.
Pur essendo sicuri, i paesi scandinavi non sono estranei a crimini bizzarri, ma li troviamo nelle pagine dei noir nordici o sulle TV che trasmettono sceneggiati polizieschi scandinavi. La popolarità di questi romanzi e programmi è piuttosto sorprendente considerando che i paesi scandinavi o nordici sono noti per tante altre cose, ma non come teatro di crimini e omicidi. Sono considerate, invece, delle democrazie sociali non violente in cui lo standard di vita è tra i più alti del mondo e si tiene in grande considerazione l’uguaglianza di genere. Ai primi quattro posti del Global Gender Gap Report troviamo dei paesi nordici, con l’Islanda che ha mantenuto il primo posto per quasi dieci anni di fila. Sono ambienti in cui le donne, ovviamente, si sentono sicure e dovrebbero potersi recare al lavoro senza il timore di essere uccise nel farlo. E ancor meno, di finire fatte a pezzi nell’oceano.
Le notizie che circondano la morte della giornalista svedese Kim Wall hanno tutti gli elementi delle macabre serie televisive o dei romanzi noir nordici. Ricordano la serie “Tre Bridge” (in danese, Broen), dove si rinviene un corpo tagliato in due sul ponte che collega Svezia e Danimarca, una metà in Danimarca e l’altra metà in Svezia, divise dalla linea di confine dei due Paesi. Riportano alla mente anche le immagini della serie islandese “Trapped” (Ófærð), in cui un corpo smembrato e senza testa finisce nella rete di un pescatore. Il modo in cui il caso è seguito dai media diventa sempre più coinvolgente, creando una tensione crescente nei lettori così come avviene nella letteratura criminale. Le informazioni sono giunte al pubblico un po’ alla volta, aumentando progressivamente l’interesse come fanno gli indizi lentamente snocciolati in questo tipo di romanzi. Sembra, insomma, di leggere la trama di un bestseller. Una giornalista scompare. È stata vista per l’ultima volta mentre si imbarcava su un sottomarino successivamente affondato. Il sottomarino viene recuperato nell’oceano, mentre il suo capitano afferma che la donna era scesa a terra prima che fosse inghiottito dal mare. Le riprese delle videocamere di sorveglianza delle aree in cui afferma di averla sbarcata dimostrano che mente. Più tardi, si trova un corpo orribilmente smembrato e tracce di sangue nel sottomarino recuperato. Puro materiale da romanzo criminale entrato purtroppo a far parte della realtà.
Ma qual è la realtà dell’omicidio e del crimine? Prima di tutto, ovunque al mondo, è più probabile che le vittime di un crimine, e i più propensi a commetterlo, siano degli uomini. Le donne sono, invece, le prime vittime nella categoria delle aggressioni a carattere sessuale. Un cancro da cui nemmeno la società più moderna e istruita sembra riuscire a liberarsi. Scandinavia compresa.
Non migliora le cose il fatto che nella maggior parte dei paesi del mondo è meno probabile che siano uccise delle donne invece che degli uomini. Secondo dati delle Nazioni Unite, le vittime di omicidi in tutto il mondo sono per circa l’80% di sesso maschile, così come sono per il 95% maschi i colpevoli o gli assassini. Tuttavia, oltre il 75% di coloro che sono uccisi da un coniuge sono donne. Ciò potrebbe spiegare perché la pacifica Islanda è uno dei pochissimi paesi al mondo in cui le donne hanno una maggiore probabilità di essere uccise degli uomini. Si ritiene che questo sia dovuto al fatto che l’Islanda non ha un crimine organizzato o bande criminali, con guerre tra fazioni le cui vittime sono perlopiù maschi.
La maggior parte degli omicidi islandesi, invece, rientrano nei delitti passionali. Sono crimini in cui non c’è premeditazione. Si verificano nella foga del momento e molto spesso per mano di un parente della vittima. Rispetto ad altri tipi di omicidio non sono né meglio né peggio, a parte il fatto che, per la vittima, sono più difficili da evitare. Se vivi sotto lo stesso tetto e condividi il letto con il tuo futuro assassino, è difficile dire quali siano le procedure di sicurezza più adatte. Per fortuna, comunque, gli omicidi non sono un fenomeno comune nel nostro Paese, ce ne sono uno o due all’anno. E a volte nessuno.
Nel mondo, però, gli omicidi delle donne e degli uomini non catturano l’attenzione, a meno che le circostanze non siano strane, come in questo caso in Danimarca. Tanto strano da sembrare un romanzo. Ed è certamente difficile immaginare delle circostanze più strane di una scena del crimine dove c’è un sottomarino costruito con il crowdfunding che affonda. Peter Madsen, il presunto colpevole, continua a negare di avere ucciso la giornalista svedese. Dice che si è trattato di un incidente, cosa che per noi scandinavi ha poco senso. Non abbiamo ragione di temere la polizia o errori giudiziari. Se qualcuno muore in seguito a un incidente, denunciamo immediatamente la cosa. Non cerchiamo di liberarci del corpo, tanto meno nel modo macabro usato dal capitano del sottomarino. Né siamo inclini a mentire su quanto è accaduto. Perché dovremmo? La polizia è la nostra alleata nella società.
Ma a differenza di un romanzo criminale, in questa storia probabilmente nessuno rimarrà con la sensazione che si sia fatta giustizia, né ci sarà una soluzione che spieghi come sono andate le cose. Temo che il capitano del Nautilus insisterà a dire che si è trattato di «un incidente». Perché non dovrebbe? Non ha più nulla da perdere. Potrebbe avere fortuna ed essere creduto. Questo non è un episodio di CSI in cui il sospettato confessa tutti i particolari del delitto durante l’interrogatorio della polizia a cinque minuti dalla fine dell’episodio. Qui siamo nella vita reale e una giovane donna ha perso la vita per un incidente insensato che cambierà per sempre la vita dei suoi cari. Il colpevole sarà condannato e scomparirà per alcuni anni dietro alle solide pareti di una prigione. Le cose funzionano così. La vita andrà avanti, in Scandinavia, in Italia e altrove.
In questo caso molto insolito, c’è solo un’assoluta certezza. Qualunque cosa sia avvenuta in quel sottomarino, nulla di ciò che questa giovane donna può aver detto, fatto, indossato, ecc. può in alcun modo giustificare ciò che è successo. La violenza contro un individuo fisicamente più debole non è mai accettabile. Né al di sopra, né al di sotto del livello del mare.
( Traduzione di Luis E. Moriones)
FOTO: ©EPASchermata 2017-08-24 alle 06.07.16.png
Il prototipo UC3 Nautilus al centro del mistero. Secondo la ricostruzione di Madsen, Kim sarebbe morta in un incidente al suo interno ma il ritrovamento del tronco fa pensare che le cose siano andate in altro modo

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