Una dieta povera di sale aiuta a combattere l’artrite reumatoide

Da Repubblica.itAbbassare il sale, alza le difese contro le malattie autoimmuni

di ANNA LISA BONFRANCESCHI

7 settembre 2017 14:01  

Secondo uno studio della Sapienza di Roma diete povere di sodio possono ridurre i linfociti proinfiammatori coinvolti in lupus e artrite reumatoide. Ottenendo risultati simili a quelli delle attuali terapie

NELLA PASTA, in insalate, salumi, pane, formaggio, ma anche nei prodotti in scatola, e persino in quelli dolci come i biscotti. Il sale – più o meno nascosto – è onnipresente, ma per la salute sarebbe meglio tenerlo a bada, ripetono da anni i medici. E non sforare la soglia dei 5 grammi al dì, come stabilito dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), per ridurre il rischio di pressione alta, malattie cardiovascolari e ictus. Ma ridurre il sale potrebbe aiutare a tenere a bada anche il sistema immunitario e a spegnere l’infiammazione tipica di malattie autoimmuni come lupus e artrite. A suggerirlo è uno studio pubblicato oggi su Plos One, secondo cui la riduzione del sale potrebbe avere benefici addirittura paragonabili a quelli delle attuali terapie.

L’ipotesi. Il sospetto che il sale possa complicare l’andamento delle malattie autoimmuni esiste da tempo. Alcuni studi condotti su modelli animali predisposti allo sviluppo di artrite reumatoide e lupus eritematoso sistemico, per esempio, suggerivano che una dieta ricca di sodio accelerasse la comparsa delle malattie, che si presentavano anche in modo più grave. “Sia il lupus che l’artrite reumatoide sono malattie relativamente frequenti, con impatti devastanti sulla vita delle persone, poiché ci si sottopone a terapie pesanti a base di antiinfiammatori e immunosoppressori – racconta Guido Valesini, professore di Reumatologia della Sapienza di Roma – per questo ci siamo chiesti se un meccanismo analogo potesse essere presente anche nell’uomo: capire se un fattore modificabile come la dieta possa avere effetti su queste malattie è importante, perché permetterebbe di avere a disposizione un’arma in più contro patologie autoimmuni, sia a livello terapico che di prevenzione nei soggetti a rischio per famigliarità”.

Lo studio. Per capire se e come il sale contenuto nella dieta potesse avere effetti sulle malattie autoimmuni, i ricercatori hanno osservato cosa succedeva ad alcune cellule del sistema immunitario nei pazienti con artrite e lupus sottoposti a regime iposodico per tre settimane, e quindi normosodico per due settimane (attenendosi alle linee guida dell’Oms). “In particolare abbiamo monitorato due popolazioni linfocitarie, i linfociti T helper 17 e i linfociti T regolatori, i primi dotati di attività infiammatoria, i secondi con attività antiinfiammatoria”, racconta Valesini. Dei pazienti reclutati solo 14 con artrite reumatoide e 15 con lupus eritematoso sistemico avevano aderito pienamente alla dieta, come mostrato dalla misurazione dell’escrezione di sodio nelle urine raccolte nell’arco delle 24 ore: “Avevamo reclutato circa il 30% in più dei pazienti, ma le misurazioni nelle urine dimostrano quello che già sapevamo: aderire a una dieta iposodica non è semplice”, ricorda il medico.

Il risultato. Analizzando le popolazioni linfocitarie dei pazienti che avevano seguito le diete prescritte, i ricercatori hanno osservato che regimi iposodici facevamo aumentare le popolazioni di linfociti T regolatori – con azione antiinfiammatoria – mentre diminuivano i T helper 17 – con azione proinfiammatoria. Il contrario avveniva invece dopo le due settimane trascorse in regime normosodico. “Quanto osservato rispecchia quello che sapevamo dalla letteratura: sulla superficie dei linfociti esiste un recettore che se mutato, in seguito all’interazione con il sale, induce uno squilibrio nelle popolazioni linfocitarie, predisponendo a patologie autoimmunitarie”, va avanti Valesini.

I prossimi passi. Cinque settimane però sono poche: “Si tratta di un tempo sufficiente per capire come rispondono biomarcatori come le cellule, ma per capire se i regimi dietetici possono influenzare gli aspetti clinici della malattia abbiamo bisogno di qualche mese”, spiega Valesini. Il prossimo passo quindi sarà quello di capire se gli indici di attività della malattia, elaborati a partire dagli esami sulle articolazioni, registrando per esempio il numero di articolazioni dolenti, tumefatte e compromesse a livello ecografico, possono essere modificate da interventi dietetici come la riduzione del sale.

Il futuro. Capirlo potrebbe rivoluzionare il trattamento di queste patologie. “Oggi le terapie più innovative a disposizione agiscono sui protagonisti della risposta immunitaria come quelli presi in esame nello studio – spiega Valesini – poter intervenire attraverso la dieta potrebbe avere un impatto importante”. Non solo a livello terapeutico: le patologie come l’artrite si sviluppano come risultato di una combinazione di fattori genetici e ambientali, quali il fumo: “Chi ha predisposizione genetica non necessariamente si ammala, è necessario che intervengano anche alcuni fattori ambientali: scegliere una dieta povera di sodio potrebbe funzionare come un intervento preventivo”, conclude Valesini.

ARTRITE REUMATOIDELUPUS ERITEMATOSO

4 pensieri su “Una dieta povera di sale aiuta a combattere l’artrite reumatoide

  1. Molto interessante! Normalmente per tenere sotto controllo le malattie autoimmuni puntano molto su una dieta povera di zuccheri. Mi sono i”ntrufolata” nel blog di Marianne ed ho letto il tuo (posso darti del tu?) commento. Io mi sono curata per molti anni con l’omeopatia poi per mancanza di tempo ho continuato con medicine alternative quali agopuntura e visite dal chiropratico. Dopo due anni dalla diagnosi e dolori lancinanti (specialmente notturni) per la disperazione mi sono rivolta ad un reumatologo che dopo cinque tentativi di cura mi ha spedita da uno specialista a Berna.
    Non mi piace parlarne perché la gente spesso vedendomi pensa che la mia sia una malattia quasi immaginaria, dall’esterno non si vede molto, ma leggendo il tuo commento ho capito di non essere la sola.
    Grazie 😊

  2. Che bello questa solidarietà tra malati della stessa – brutta – malattia !!! E sapere che altri/e vivono gli stessi problemi come quello che apparentemente da fuori gli altri non percepiscono la gravità della malattia e quanto sia dolorosa!!! Io per fortuna non ne soffro più ma non mi illudo di averla debellata per sempre, cerco di tenerla sotto controllo…😉😊

  3. È proprio così! Per le cure pesanti e nel mio caso senza grandi risultati, non siamo molto diversi da malati con patologie più eclatanti. L’unica differenza sta nella non facile visibilità che a volte ci porta a nascondere i problemi. Pensa che per un periodo avevo dei dolori fortissimi ai piedi che mi facevano zoppicare e quando mi accorgevo che c’era gente in giro mi obbligavo a stringere i denti ed adottare una camminata “normale” pur di non venir tacciata come “quella che ne ha sempre una”….

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...