Camminare pensando: Paolo Rumiz su Bruce Chatwin

 

Il fine settimana appena trascorso ho partecipato alla settima edizione di “Camminare pensando”, organizzata da La Lupus in Fabula, che consiste di camminare in montagna accompagnati da un filosofo che legge brani di autori, commentandoli, sull’argomento scelto per quella edizione. L’argomento affrontato ieri e ‘altro ieri era: “val proprio la pena di vivere così?” e il “filosofo in cammino”era Mauro Bozzetti, che insegna Filosofia all’università di Urbino.

So che Paolo Rumiz ha dedicato molte pagine all’argomento di “camminare pensando” e proprio venerdì scorso, sul “Venerdì di Repubblica”, parlano di Bruce Chatwinconcludeva scrivendo:

Questo ho imparato da Chatwin: che il cammino può diventare puntina di grammofono, sismografo, elettrocardiogramma, sensore capace di “auscultare” le vibrazioni della Terra e di trasferirle alla mente. E il camminatore diventa, di conseguenza, una meravigliosa macchina di pensieri che non scendono dal cielo, ma salgono dal terreno percosso come un tamburo dal passo felice di chi si muove con piede libero.  Il nomade è colui che non rivendica il possesso sugli spazi abitati, ma semplicemente li attraversa. Egli appartiene a un altro mondo, il suo andare è l’antitesi perfetta dell’idea di possesso, su cui si basa la cosiddetta civiltà dei consumi. Un uomo-contro, e di conseguenza detestato.

 

Ho tratto molti spunti di riflessione dalle pagine lette dal Mauro Bozzetti e da Roberto Mancini, soprattitto i pezzi letti da quest’ultimo, come da “Una altro mondo è possibile. Lettere dalla Kirghizia” di Silvano Agosti:

Un paese dove si lavora tre ore al giorno, dove non ci sono scuole, ma “valli della vita”, dove al compiere dei 18 anni ognuno riceve dallo Stato una casa da abitare, dove si mangia tutti insieme in lunghe tavolate che riservano sempre un posto in più, perché “chi arriva deve avere la sensazione che gli altri, tutti gli altri, lo stavano aspettando.”

Questo paese è la Kirghisia. Esiste davvero o è un luogo immaginario? Non importa saperlo: se lo puoi pensare, allora esiste.

Oppure da Viandanza. Il cammino come educazione sentimentale è un libro di Luigi Nacci:

Camminare è solo uno dei possibili mezzi per entrare nel cammino. Di più: non basta camminare per poter dire di essere in cammino. E non basta essere in cammino per poter dire di essere sulla strada della viandanza. Se cammino chiuso in me, coperto dalle maschere, sono un escursionista che fa trekking, un’attività piacevole e salutare, senza dubbio, ma il mio io non cambia. Se faccio cadere le maschere e mi apro all’altro, sono in cammino che io stia camminando o no, e lì sì, inizia il cambiamento. Se però riesco a far sì che ogni incontro sia un evento, se riesco a scendere in profondità e ad accogliere il mio buio e quello del mio prossimo, se riesco ad amare chi ho di fronte sapendo che ci dovremo dire addio e se riesco a sognare e a danzare nel momento dell’addio, che io stia camminando o no mi trovo nella soglia. Sono sulla strada della viandanza. Della danza sulla via e della via che danza. Quella è la rivoluzione.

 

Ecco, Mauro Bozzetti ha parlato anche di rivoluzione e cambiare la nostra vita. Ha citato Platone, Habermas, Cicerone e altri. Un’esperienza da rifare…

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Mauro Bozzetti sulla cresta che porta al Monte Cucco, mentre legge il passo di Platone dedicato al mito della caverna.

 

2 pensieri su “Camminare pensando: Paolo Rumiz su Bruce Chatwin

  1. Bellissima esperienza, molto costruttiva. In attesa di poter intraprendere un percorso simile prendo nota del titolo del libro di Luigi Nacci. Incomincio da lì.

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