“Usavano rifiuti tossici per fare cemento scadente i dirigenti Enel sapevano” Sequestrati a Brindisi la centrale a carbone, i siti dell’Ilva e mezzo miliardo di ingiusti profitti. Trentuno gli indagati

29/9/2017
GIULIANO FOSCHINI
INVIATO di Repubblica da LECCE.
Enel produceva, nella centrale di Cerano in provincia di Brindisi, ceneri inquinanti. E invece che smaltirle come tali le rivendeva a basso prezzo alla Cementir di Taranto. Che, per risparmiare a sua volta, acquistava anche loppa (uno scarto dell’altoforno) dall’Ilva di Taranto, una sostanza che — dicono i magistrati — non avrebbe potuto essere venduta. Non così, perlomeno. Risultato: Enel, Cementir e Ilva hanno guadagnato illecitamente decine di milioni di euro, più di mezzo miliardo secondo la procura di Lecce. E in tutta Italia, a questo punto, potrebbe esserci cemento scadente. È a questo punto che è arrivata la procura di Lecce in un’inchiesta (31 indagati, impianti sequestrati seppur con facoltà d’uso, sequestro di 523 milioni per ingiusto profitto) sul traffico illecito di rifiuti che ha messo nel mezzo tre grandi aziende italiane (Enel, Cementir e Ilva, per l’appunto) accusandole, in sostanza, di comportarsi come i più spregiudicati imprenditori: in nome del profitto, senza considerare ambiente e sicurezza.
Perché se è vero, per usare le parole del procuratore di Lecce, Leonardo Leone de Castris, «che questa indagine non si è occupata di danni all’ambiente», l’inchiesta ha aperto un enorme problema sicurezza. Lo spiega, nelle 136 pagine di provvedimento con cui è stato disposto il sequestro della centrale Enel di Cerano, della Cementir di Taranto e di alcuni siti dell’Ilva, la gip Antonia Martalò. Nelle ceneri vendute dall’Ilva a Cementir c’era ammoniaca, come dimostrano le analisi depositate dalla Guardia di finanza di Taranto che ha condotto le indagini. E questo, dice il giudice, inficia la «qualità e la composizione del prodotto finale: il cemento ottenuto è privato di alcune caratteristiche chimico-fisiche coessenziali alle sue funzioni d’impiego in campo civile e industriale ». In sostanza, l’ammoniaca rischia di rendere quel cemento scadente.
Ed è proprio su questo che lavoreranno nelle prossime settimane i finanzieri che ieri hanno sequestrato anche documenti e cercheranno di capire dove quel materiale sia stato venduto. Tra gli indagati ci sono dirigenti di Enel Produzione e Cementir. Ma anche nomi noti dell’Ilva, come Nicola Riva, gli ex commissari Bruno Ferrante ed Enrico Bondi e i tre attuali commissari della società in amministrazione straordinaria, ovvero Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi.
«I dirigenti Enel sapevano cosa facevano », ha spiegato il procuratore De Castris.Lo sapevano perché, pur avendo un impianto preposto allo stoccaggio delle ceneri pericolose, non lo utilizzavano, per risparmiare. E lo sapevano così bene che hanno provato a depistare le indagini. «Devi scrivere due cucchiaini di Ocd (idrocarburi inquinanti, ndr) in una tonnellata di cenere, dev’essere una suggestione forte per il giudice», diceva a un sottoposto un dirigente romano dell’azienda. E ancora: «Hai contaminato tutte le ceneri… Già m’ immagino i titoli dei giornali! », urlavano al telefono, mentre i dirigenti locali dell’azienda davano all’Arpa valori falsati per cercare di evitare i controlli.
Ciò nonostante Enel si dice sicura di «poter dimostrare la correttezza dei propri processi produttivi» e del fatto che «comunque il provvedimento di sequestro non pregiudica la corretta operatività della centrale». Ilva fa notare di aver sempre venduto la loppa, e di aver «sempre rispettato le normative comunitarie in materia di gestione e trattamento dei rifiuti». Mentre Cementir dice di «acquistato regolarmente ceneri il cui impiego, peraltro del tutto marginale, è cessato del tutto all’inizio del 2016».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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