“Benvenuti nell’officina dei bestseller” SARAH LYALL intervista Dan Brown

IL LIBRO
Origin di Dan Brown ( Mondadori traduzione di Annamaria Raffo e Roberta Scarabelli pagg. 564, euro 25) In libreria da domani Nella foto qui sotto, l’autore
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FOTO: ©CODY O’LOUGHLIN/THE NEW YORK TIMES
RYE BEACH (NEW HAMPSHIRE)
Chiunque abbia letto i libri di Dan Brown (e con 200 milioni di copie di suoi libri stampati, qualcuno di voi li avrà pur letti) conosce bene la sua tecnica di inserire informazioni di vario genere all’interno delle sue trame. Tra gli argomenti affrontati nel suo ultimo thriller, “Origin”, figurano gli eclettici talenti di Winston Churchill, il fascino sfuggente dell’arte astratta, le entusiasmanti peculiarità della cattedrale della Sagrada Família di Gaudí e gli ultimi, folli sviluppi del mondo dell’intelligenza artificiale. È un elemento centrale dell’approccio di Brown. «La mia opinione è che se
devo dedicare tempo alla lettura, è meglio che mi faccia imparare qualcosa», dice. È seduto nella sua grande casa, ingegnosamente disegnata, nelle campagne del New Hampshire. Dei suoi romanzi dice: «Sono il genere di narrativa che leggerei se leggessi narrativa».
Origin è l’ottavo romanzo di Brown. Il suo consueto protagonista, il brillante Robert Langdon, professore di simbologia e iconografia religiosa a Harvard, è invischiato una volta di più in un’avventura intellettualmente stimolante ed estremamente pericolosa, tra fanatici assassini, oscure organizzazioni, segreti capaci di cambiare la visione del mondo con conseguenze per il futuro dell’umanità, simboli contenuti all’interno di enigmi ed enigmi contenuti all’interno di simboli e una compagnia femminile superintelligente e supersexy. Come tutte le opere di Brown, anche Origin non si sottrae alle grandi domande: al contrario, ci si butta a capofitto. Stavolta la domanda è: la scienza può rendere obsoleta la religione? I lettori troveranno il consueto turbinio di idee grandiose e azione serrata, in modo che quelli che non amano troppo l’erudizione trovino sollievo nella trama e viceversa.
Brown, che ha 53 anni, ha passato gli ultimi quattro a scrivere e fare ricerche per questo libro. È la persona più disciplinata che esista. Si alza alle 4 tutte le mattine e prepara un frullato con dentro «mirtilli, spinaci, banane, latte di cocco, semi di canapa e… qual era l’altro tipo di semi? Ah sì, semi di lino, e poi quella strana polvere proteica ricavata dai piselli». Si fa anche un caffè «corazzato», con burro e olio di cocco, che a detta sua cambia «il modo in cui tuo cervello elabora la caffeina», aguzzando l’ingegno. Il suo computer è programmato per congelarsi per 60 secondi ogni ora, tempo che Brown impiega per fare flessioni, addominali e tutte le altre cose che gli servono. A mezzogiorno smette di scrivere, ma fa fatica a levarsi le storie dalla testa. «È una follia», dice riferendosi ai suoi personaggi. «Continuano a parlare con te tutto il giorno».
I suoi libri lo hanno fatto diventare ricco, ma non emana l’aura tipica di una persona ricca. La sua casa, protetta da cancellate, non fa pensare a un milionario pacchiano, semplicemente a una persona che dispone di mezzi sufficienti a modificare l’ambiente che lo circonda secondo i propri capricci (e quelli della moglie). Mi fa fare il giro della casa, facendomi promettere che non la definirò «incredibilmente pretenziosa». Non è pretenziosa, è folle. Premi un bottone su uno scaffale della libreria e questo ruota rivelando uno scaffale segreto che contiene il primo libro di Brown ( La giraffa, il maiale e le mutande incendiate, scritto quando aveva cinque anni) e uno strano oggetto dell’aria scientifica che scopro essere il motore ad antimateria usato nel film Angeli e demoni.Tocchi l’angolo di un quadro nel soggiorno e questo scorre di lato, rivelando una stanza segreta con le pareti decorate di dischi d’oro, assegnati a Brown come riconoscimento per le sue vendite record di audiolibri in Germania.
Davanti alla porta di un bagno c’è una Bibbia antica aperta su un versetto di Giobbe: «Fin qui giungerai e non oltre». («significa che è occupato », mi spiega Brown). L’interno della porta è coperto da cima a fondo dalla replica di una pagina di uno dei taccuini di Leonardo da Vinci, scritti al contrario. «È una delle sue famose citazioni, che non puoi leggere finché non chiudi la porta, ti posizioni sul gabinetto o davanti al lavandino e la leggi nello specchio», dice. Qui c’è il celeberrimo dipinto di Leonardo La vergine delle rocce, o quantomeno la riproduzione usata nel film Il codice da Vinci. E guarda un po’, c’è La Gioconda che sorride enigmatica dalla sua tela, su un’altra parete. «Anche quella è una riproduzione, prima che me lo chiedi», dice Brown.
Fra le altre peculiarità della casa due colonne che sono un’esatta replica di quelle della cappella di Rosslyn in Scozia, che compaiono nel Codice da Vinci e sono diventate una destinazione gettonatissima per i fan di Brown in cerca del Sacro Graal. Al piano di sotto c’è un’armatura medievale, spostata qui dopo un soggiorno poco riuscito in un punto più visibile. «Avevamo costruito una nicchia nella biblioteca appositamente per lei, ma era un pugno nell’occhio», dice Brown. «Sembrava una cosa tipo Pirati dei Caraibi ».
Entriamo nella sua automobile. Andiamo verso Exeter, dove Brown deve partecipare a una funzione in memoria di sua madre, morta qualche mese prima. ( Origin è dedicato a lei: le sue iniziali, C. G. B. compaiono, molto sfocate, sulla retrocopertina). Brown dice che è stato suo padre, ora ottantunenne, a instillare in lui l’amore per la scienza, la matematica e gli enigmi intellettuali; ed è stata sua madre, che era religiosa ma delusa dalla Chiesa, a instillare in lui la meraviglia per i misteri del mondo. Brown è fortemente schierato dalla parte della scienza, sia nella vita reale che nei suoi romanzi, ma non riesce a rinunciare alla possibilità che ci sia qualcos’altro. «Probabilmente è una debolezza intellettuale », dice, «ma guardo le stelle e dico: “Deve esistere qualcosa più grande di noi là fuori”».
© 2017, The New York Times
( Traduzione di Fabio Galimberti)

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