“Napoli, essere sposati e non saperlo” di Vincenzo Iurillo

da Il Fatto Quotidian  VINCENZO IURILLO

 

Scoprire un giorno di essere sposata, o sposato. A tua insaputa. Cadere dalle nuvole quando un ufficiale di anagrafe ti fa lo spelling dello sconosciuto e impronunciabile nome straniero del tuo coniuge. Scoprire così che la tua identità è stata rubata. Scoprire che è stata utilizzata per celebrare un matrimonio fasullo e consentire a un extracomunitario di acquisire la cittadinanza italiana. Scoprire di essere inseguito, o inseguita, da Equitalia, società di finanziamento, banche che vogliono riscuotere tasse, multe e rate insolute di prestiti aperti grazie a una patente o a un documento fasullo coi tuoi dati anagrafici corretti. Scoprire che da quel giorno la tua vita non sarà più la stessa.

È ACCADUTO in maniera seriale alla Quarta Municipalità di Napoli, periferia di Gianturco, lontana dai lustrini del lungomare liberato dalla giunta di Luigi de Magistris. Ma è successo anche in altre zone del capoluogo campano. Secondo fonti legali delle parti civili sono 92 i casi sotto la lente d’ingrandimento della Procura di Napoli. I magistrati da un paio di anni indaga su una truffa che odora di associazione a delinquere ben organizzata e radicata sul territorio.

Ne sa qualcosa Patrizia Arino, una ragazza di 30 anni che ha dovuto formattare la sua esistenza all’improvviso. Una mattina di due anni fa si è recata all’ufficio anagrafe della Quarta Municipalità per uno stato di famiglia. Gli hanno risposto che era sposata dal 15 luglio con un egiziano. La disperazio- ne, il pianto, la corsa al commissariato di Polizia di zona Vicaria per denunciare. La beffa di vedersi ritirare la carta d’identità e la tessera sanitaria, di non riottenerle indietro per due anni. E di cominciare una vita da fantasma. Senza residenza, senza medico di base. Senza la possibilità di sposare il fidanzato. Senza poter usare la casa che ha acquistato.

Nel fascicolo agli atti di una storia raccontata da Giuliana Covella sul sito de Il Mattino è conservata la fotocopia di una carta d’identità palesemente contraffatta. Utilizzata per trasferire la residenza di Patrizia a Padova, dopo essere finita in mano a una signora di 48 anni, professione “sposa fasulla”, pronta a sposare lo straniero di turno per denaro. La signora è stata identificata e arrestata. L’inchiesta va avanti faticosamente, da una scrivania all’altra, con la supervisione del procuratore aggiunto Alfonso D’Avino, e quattro giorni fa è approdata all’ufficio del pubblico ministero Valeria Sico.

Fonti investigative ridimensionano il numero dei casi a una quindicina. Forse non tengono conto dei fascicoli sparpagliati qui e là tra diversi pm, catalogati all’inizio come episodi isolati, che poco alla volta sono andati a rimpinguare il faldone-madre. E che hanno fatto lievitare il sospetto sull’esi- stenza di una organizzazione: un’agenzia di reclutamento degli extracomunitari in cerca di nazionalità, i basisti, qualche talpa negli uffici municipali che, a pagamento, individui le persone giuste per il finto matrimonio. Quelle che ci metteranno tempo, molto tempo, per accorgersi di essere vittime del raggiro. Esisterebbe persino un tariffario: 5.000 euro e voilà, diventi italiano. Auguri.

PER RIOTTENERE una specie di carta d’identità con gli ‘omissis’ sulla professione e sullo stato civile Patrizia ci ha messo due anni e ha dovuto sbattere i pugni, e portare la sua vicenda sotto i riflettori degli studi televisivi. Il padre, l’avvocato Vincenzo Arino, reclama giustizia e il risarcimento dei danni “ma mi chiedo che fine abbiano le indagini, sono due anni che non abbiamo rispo- ste”. Patrizia nel frattempo ha dovuto dare spiegazioni alla compagnia telefonica che le stava fatturando un abbonamento sottoscritto chissà da chi e chissà dove, a Italo per aver preso un treno senza biglietto, al padrone di una casa a Parma che stava per registrarle un contratto d’affitto firmato a suo nome.

Assomiglia molto alla storia di Patrizia, quella del signore che il 4 ottobre 2016 manda il suo avvocato in Quarta Municipalità a chiedere come sia possibile che risulti sposato dal 2 luglio 2014. Con una signora straniera. “Il mio cliente è ancora celibe – dice il legale agli esterrefatti impiegati – potrei avere copia della documentazione?”. Viene fuori un gran pasticcio: mancanza di copie delle carte d’identità, mancata verifica della circostanza se sia andato a buon fine un cambio di residenza, imprecisioni e superficialità procedurali. Un’impiegata, dispiaciuta e disperata, confessa di aver lavorato male, si giustifica con carenze di organico dell’ufficio dovuto a problemi di salute dei colleghi, afferma che è consuetudine per gli stranieri “firmare in stampatello”.

Tutto odora di marcio ma il procedimento disciplinare si conclude con una sanzione irrisoria: tre giorni di sospensione dal lavoro e dallo stipendio. Questa la punizione per aver rovinato una vita.

Un pensiero su ““Napoli, essere sposati e non saperlo” di Vincenzo Iurillo

  1. Almeno fosse uno giovane e belloccio! ;D Scherzi a parte, è terribile questa cosa, ormai si deve stare in ansia per qualcosa che potrebbe accadere o che non sai se sia già accaduta, se accadrà, quando e come … insomma non si può più vivere con tranquillità e serenità. Come qualche caso dovuto ad errore in cui una persona risulta morta e ci vogliono anni a dimostrare che è ancora viva! Qui, però, è anche peggio, perché è una truffa organizzata, spero che si riesca a smantellare tutta questa organizzazione. La cosa assurda e grave è anche il fatto di non essere creduti … Perché, poi, oltre al danno arriva anche la beffa! 😡

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