dal Fatto Quotidiano: “Lo Stato ci spierà per 6 anni telefoni e anche metadati”

Offensiva La prossima settimana passerà la legge che, grazie al Pd, triplica il tempo per la custodia dei nostri dati. E c’è anche la norma pro-censura

Ansa
Un’eternitàI dati telefonici e del traffico Internet degli italiani potrebbero finire in un archivio per sei anni

Il Senato non se n’è accorto o se lo ha fatto, lo ha ignorato, tanto che ha già approvato la prima delle due norme destinate a stravolgere la gestione dei dati e delle tracce che tutti gli italiani lasciano quando telefonano o navigano nel web.

Ieri è iniziata la discussione in aula per il voto definitivo su un ddl apparentemente innocuo dal titolo “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea”. Una serie di provvedimenti che, nelle intenzioni, dovrebbero limitare il rischio di infrazioni europee e contenziosi ma che nella realtà si traduce in un pastone di norme di tutti i tipi approvate con urgenza.

Oltre alla questione legata all’estensione del reato di negazionismo, che ha di fatto bloccato e rimandato l’esame del dispositivo alla settimana prossima, ci sono due punti critici. Il primo, già approvato: l’articolo 2, che affida nuovi poteri di controllo per la violazione del copyright sul web all’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni). Il secondo: si estende a sei anni la durata della conservazione dei dati telefonici e di traffico internet degli italiani. Il rischio è che la settimana prossima, l’em en d amento che lo stabilisce – a firma del deputato e responsabile giustizia del Pd, Walter Verini – sia approvato così com’è. Partiamo da qui.

I DATI. Governo e Parlamento hanno ignorato gli avvertimenti lanciati più volte negli ultimi mesi sia del Garante della Privacy, Antonello Soro, sia dal garante europeo, Giovanni Buttarelli. Parliamo della cosiddetta data retention, la conservazione dei dati che riguardano le telefonate e il traffico internet: data, ora, durata, mittenti e destinatari, telefonate perse, siti internet. Saran- no conservati per sei anni, quattro in più rispetto a quanto finora. Per fare un esempio: si tratta dei cosiddetti “tabulati” usati durante le indagini. Le informazioni sono detenute dai provider, ovvero da chi offre il servizio (Tim, Vodafone, Fastweb&C.). Una scelta giustificata con la lotta al terrorismo, ma che può trasformarsi in sorveglianza di massa, in un disastro in caso di attacco hacker. Fino a oggi, il limite di conservazione previsto dal Codice del Garante della privacy è stato di due anni per le telefonate, sei mesi per quelle senza risposta e un anno per i metadati della navigazione online. Abbiamo chiesto ai maggiori operatori italiani qualche unità di misura: la proposta, in pratica, triplica quanto previsto per il traffico della telefonia, sestuplica per il traffico dati e aumenta di 72 volte la conservazione dei dati sulle chiamate senza risposta. Implica, poi, un aumento dei costi di alcune decine di milioni di euro: serviranno nuovi archivi digitali ( storage) e particolari misure di sicurezza.

COPYRIGHT. L’articolo 2, invece, è già stato approvato. Vengono affidati All’Agcom nuovi poteri (l’input è del deputato del Pd, Davide Baruffi). “L’Autorità – si legge nel testo – su istanza dei titolari dei diritti, può ordinare in via cautelare ai prestatori di servizi… di porre fine alle violazioni del diritto d’autore e dei diritti connessi. L’Autorità (…) individua le misure volte a impe- dire la reiterazione”. In pratica si assegna all’Agcom il compito di intervenire in modo preventivo sui casi di presunta violazione (ad esempio se si condividono film pirata) e non serve, l’autorizzazione del giudice nonostante le direttive Ue dicano il contrario. “Soprattutto – spiega l’avvocato e blogger del Fa tt o F ul vio Sarzana – l’unico modo per impedire la reiterazione del reato potrebbe essere una sorta di intercettazione di massa. I filtri contro i contenuti che violano i copyright possono essere imposti solo dalle piattaforme. Ma l’Agcom ha potere solo in Itali a”. Tradotto: si dovrebbe chiedere ai provider italiani di tracciare i movimenti dei cittadini per vedere cosa fanno e dove vanno online. “Un’assurdità – spiega Sarzana – tracciare tutti gli italiani e obbligare i provider a farlo”. Non resta che sperare che il provvedimento torni alla Camera e che poi finisca la legislatura. Va bene anche se accade per colpa del negazionismo.

Esagerazioni Critiche dagli esperti: privacy a rischio. E l’Agcom si sostituisce al giudice

 

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