“Loving Vincent: Il film su Vincent dipinto da Van Gogh  ” di Leonetta Bentivoglio

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Le immagini del film sembrano plasmate da una materia tangibile e porosa che forma un magma esorbitante di colori. Ogni inquadratura di Loving Vincent, pellicola di animazione dedicata alla vita di Vincent van Gogh, è un quadro che respira, scorre, prende corpo nello spazio e viaggia fluido nel tempo, edificando un ponte tra artigianato pittorico e avveniristiche soluzioni narrative. Pare una contraddizione in termini la fisionomia di un progetto che approdi a nuove scoperte camminando a ritroso, cioè recuperando dal passato la manualità della pittura a olio. Eppure il gioco è stato questo. Come in una rivendicazione dell’unicità del prodotto artistico, il talento soggettivo dell’umano-caldo vince l’oggettività del virtuale-freddo: nel film la percezione dei dipinti è così viva che pare di sentirne l’odore. Senza proporre mai un succedersi di quadri fissi, la pittura si fa liquida per acquisire la facoltà di raccontare storie in movimento.Schermata 2017-10-08 alle 08.42.48.png
I due registi del lungometraggio, che sarà nelle sale italiane per tre giorni (16, 17 e 18 ottobre) dopo aver vinto il premio del Pubblico al Festival d’Annecy ed essere stato applaudito in Asia, Stati Uniti, Belgio e Inghilterra (dov’è appena uscito), sono la polacca Dorota Kobiela e l’inglese Hugh Welchman, moglie e marito. Lei ha cominciato a coltivare il sogno pazzo di un film dipinto una decina di anni fa ( ora ha trentotto anni); lui ha già meritato un Oscar per il cortometraggio animato Pierino & il lupo. Insieme si sono tuffati a tempo pieno dentro Loving Vincent per sei anni. «A Dorota, che fin da giovanissima è attiva nel cinema di animazione, mancava la pittura in mezzo alla troppa tecnologia di quell’industria», racconta Welchman. «Perciò ci siamo lanciati in questa nuova visione di Van Gogh seguendo una sollecitazione dello stesso pittore, il quale scrisse: possiamo esprimerci solo attraverso i nostri dipinti. Abbiamo quin- di ingaggiato artisti in carne e ossa per far rivivere la sua arte sullo schermo».
Lungo alcuni anni (due di preparazione dei setting, tre di fitto lavoro) una folla di pittori si è impegnata dislocandosi in tre studi, due in Polonia e uno in Grecia: «Li abbiamo selezionati tramite bandi internazionali e ci hanno risposto dall’intero mondo», prosegue il regista. «In cinquemila ci hanno inviato il portfolio, cinquecento sono stati chiamati per essere messi alla prova e ne abbiamo presi centoventicinque » . Studiando e copiando la tecnica pittorica di Van Gogh, il poderoso esercito armato di pennelli ha rielaborato i dipinti dell’olandese creando più di sessantacinquemila fotogrammi, che hanno assunto come contenitori ambientali un centinaio di suoi quadri. In tal modo il plot si accende nei luoghi riprodotti dalle sue tele, trasformati in contesti dell’azione e abitati dalle persone da lui ritratte, le stesse che accompagnarono l’arco della sua breve e tragica esistenza (1853-1890). Uno dei paesaggi, per esempio, è il Campo di grano con volo di corvi, col vortice di pennellate pulsanti in una distesa di spighe squassate dal vento da cui si leva uno stormo nero. Il caffè di notte, ricco di contrasti cromatici e di ondate rosse e verdi, si trasforma in un interno allucinante. E tra gli scenari c’è quello di Notte stellata, che restituisce con potenza onirica ciò che Vincent vedeva dalla sua stanza in manicomio a Saint-Rémy: la volta del cielo, punteggiato da gorghi di stelle, accoglie lo spicchio lucente di una falce lunare.
L’avventura di Loving Vincent ha contemplato varie tappe. Prima è stata scritta la sceneggiatura, dove la vicenda del pittore viene ripercorsa, dopo la sua morte, dai resoconti delle persone che gli sono state vicine nell’ultima fase. Poi, dentro studi cinematografici, è stato girato un film con attori (Douglas Booth, Eleanor Tomlinson, Jerome Flynn, Saoirse Ronan, Chris O’Dowd, John Sessions e altri). Interpretano personaggi quali il postino Joseph Roulin, amico di Vincent, l’amato fratello Theo van Gogh, il commerciante Père Tanguy, che gli vendeva i colori, il medico Paul Gachet, che si occupò della sua follia, e la famiglia dei Ravoux, proprietari della locanda francese dove van Gogh soggiornò per qualche settimana prima di togliersi la vita a trentasette anni, il 29 luglio del 1890, sparandosi nell’addome. Ma il giallo Loving Vincent, scandito dai flashback e pieno d’interrogativi e suspense, mette in dubbio l’ipotesi del suicidio: «Esiste la possibilità che a ucciderlo, mentre stava dipingendo in un campo di grano, siano stati dei ragazzi che giravano con le pistole», afferma il regista Welchman. «E comunque non è mai stata ritrovata l’arma».
Passiamo alla terza fase: la pellicola con attori si trasforma in un fiume di affreschi animati. Ce la spiega uno dei finanziatori, l’italoamericano Steve Muench: «Una volta terminate le riprese, sono intervenuti gli artisti digitali che hanno inserito i quadri di Van Gogh come fondali delle azioni recitate. Poi i pittori, messi davanti ai video, riversavano le inquadrature in tele che le rispecchiassero. Un lavoro certosino. Non che l’immagine fosse ogni volta dipinta daccapo: i rifacimenti riguardavano delle porzioni. Esempio: se un personaggio alza una mano viene grattata via la parte del suo corpo che consente al pittore di situare la mano più in alto e ridipingere la fetta di sfondo vangoghiano che la mano copriva. Le scene sono novecento e ogni pittore è arrivato a farne tre o quattro nell’arco di un anno, a volte di più e altre di meno, a seconda della complessità della scena e della velocità dell’artefice. Sfilate di postazioni riunivano decine di pittori seduti a dipingere l’uno accanto all’altro».
L’esito è quindi un’interazione tra la performance degli attori, che assumono i ruoli di coloro che sono stati ritratti da Vincent, e i lavori degli artisti che hanno trasformato in pittura i personaggi i cui volti sono stati abbinati ai dipinti. La pittrice serba Biserka Petrovi? è stata coinvolta per parecchio tempo in quest’architettura certosina: «Sono specializzata in ritratti e finora non avevo mai fatto animazione. È stata un’esperienza meravigliosa essere parte di un organismo costituito da un grande popolo di pittori. Si lavorava sodo. All’inizio si facevano prove e test per imparare lo stile di Van Gogh. Tante le settimane di training. Poi si traducevano i fotogrammi in quadri e il processo veniva seguito da un ensemble di supervisori. Tutto è stato compiuto col massimo approfondimento dei dettagli». Anche il polacco Adam Maciejewski si descrive entusiasta della propria immersione nella fucina vangoghiana: « Ho studiato restauro e ho sviluppato un’abilità nel copiare i dipinti. Facendo questo film pareva di entrare nell’anima di Van Gogh: bellissimo. Bisognava capire e trasmettere non solo l’impasto della pennellata, ma l’originale intreccio delle sue dinamiche: una sfida collettiva impressionante ».
Il budget di Loving Vincent, che in Italia sarà distribuito da Nexo Digital e Adler, è stato di cinque milioni e mezzo. Alcune tele vengono messe in vendita con successo sul sito lovingvincent. com, e una mostra di quadri utilizzati nelle sequenze girerà i musei a partire dall’Olanda. Particolare è stata la formula produttiva alla base del film, che grazie alle sue prerogative inedite ha catturato investitori innamoratisi del progetto: « Io l’ho scoperto su Kickstarter, piattaforma di crowdfunding che ha lanciato l’iniziativa » , dice Steve Muench, « e sono entrato come finanziatore tre anni fa.
L’opera è stata fin dal principio così ambiziosa che era necessario trovare più fonti per il reperimento dei soldi. Ho deciso di sostenerla dopo aver visitato lo studio di Dorota a Danzica, aver seguito il rodaggio e aver compreso il potenziale impatto dell’impresa. Ho visto plasmarsi l’identità di un lavoro innovativo ed epocale come lo sono stati Titanic e Avatar ».
La mostra
La Basilica Palladiana di Vicenza fino all’ 8 aprile 2018 ospita “ Van Gogh. Tra il grano e il cielo”, la mostra dedicata al grande pittore olandese. Curato da Marco Goldin, l’itinerario ne ripercorre tutta la carriera attraverso quarantatré dipinti e ottantasei disegni. Tra questi: Due zappatori, Il seminatore, Vecchio che soffre ( alle porte dell’eternità), Natura morta con patate. Questi capolavori, provenienti dai più importanti musei d’Europa, sono corredati dalle lettere che l’artista spediva al fratello Theo, dalle prime fino all’ultima, scritta poco prima di morire

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