Dal campo da tennis alla Rete “La guerra dei sessi” continua

Attivista sul setÈ stata la stessa Billie Jean King ad allenare Emma Stone. E i punti segnati sono i suoi

Feminazis! Tuonava nei primi anni 90 Rush Limbaugh, conduttore radiofonico conservatore avvalendosi dell’orrido vocabolo coniato dall’a m ic o professore di Diritto Tom Hazlett, anch’egli ultra repubblicano. Nel mare magnum del “caso Weinstein” mancava solo l’accusa di “nazismo femminista” al film La battaglia dei sessiin uscita italiana il 19 ottobre ma presentato personalmente dai registi ieri a Roma.

D’ALTRA PARTE c’era da aspettarselo, specie oltreoceano dove il film è uscito il 22/9: tra il machismo riportato in auge da The Donald e lo scandalo che ha recentemente coinvolto il produttore newyorchese, il clima è infuocato, e nessuna pellicola meglio di quella diretta dalla coppia Valerie Faris & Jonathan Dayton poteva alzare ulteriormente la temperatura. Loro, che sono una coppia felicemente sposata dal serafico aspetto immutato dai tempi del magnifico Little Miss Sunshine, che li premiò con l’Oscar rendendoli celebri, non sono minimamente turbati, semmai amareggiati e preoccupati. La loro rievocazione cinematografica del più famoso e controverso incontro di tennis d’America che vide opporsi la campionessa femminista (e ancora segretamente omosessuale) Billie Jean King al maschilista e a sua volta ex campione Bobby Riggs era intenzionata a unire e non dividere il Paese, come invece avvenne nel 1973 quando la partita ebbe luogo. “Ci hanno dato dei feminazis preventivamente, perché il film non era ancora stato visto da nessuno: sono incredibilmente apparse sulla rete alcune recensioni con queste accuse infondate oltre che ignobili”, spiegano i due cineasti che all’epoca della vera “Battle of Sexes” (così fu denominata anche la stessa partita/evento) erano appena adolescenti. “A quel tempo l’attivismo era un fatto, oggi è come assopito, delegato a Twitter… ma questo per noi non equivale a fare lotta politica” incalzano i coniugi Dayton. “Non a caso Billie Jean King – che continua a combattere per i diritti civili di ogni categoria emarginata – è inorridita. Non abbiamo ancora parlato con lei dello scandalo su Harvey Weinstein, ma siamo certi che Billie Jean la pensi come noi rispetto a quanto sottenda tale faccenda: le vittime di Weinstein hanno taciuto finora perché temevano di distruggere le loro carriere. Non ci sono accuse a queste persone, per carità, bensì al contesto socio-politico-culturale in cui tutto questo viene a esistere e rafforzarsi. Dove è finito quel coraggio delle donne che come Billie Jean si sono alzate a difendere i loro diritti (i registi usano il famoso stand up for your rights, inno attivista anglosassone, ndr), combattendo battaglie estenuanti?”. A modo loro, Faris e Dayton non hanno mai rinunciato, anzi. La genesi stessa de La battaglia dei sessiè avvenuta in concomitanza alla campagna elettorale di Hillary Clinton contro Trump quando, in un certo senso, la contrapposizione di genere negli Usa era spostata nell’arena politica. “La questione è aperta ed estremamente attuale, noi

La genesi Il film è nato durante la campagna Trump-Hillary: lo scontro era diventato politico

tutti abbiamo sottovalutato Trump dando Hillary già vincitrice e abbiamo commesso un grave errore: lui non era un clown alla Bobby Riggs, ma un uomo dalla strategia precisa.

È STATO BELLO vedere il popolo americano scendere in piazza subito dopo l’elezione, ma poi dove è finito quello slancio?”. Dibattito politico a parte, sul piano cinematografico La battaglia dei sessi è indubbiamente riuscita. Ad avvalorare la narrazione avvincente ed emozionante di un American D re a m tutto al femminile sono anche le interpretazioni di Emma Stone (trasfigurata, magnetica, insuperabile) e di Steve Carell e la capacità di scrivere e dirigere un dramedy storico/biografico incentrato sul tennis, “che si gioca e non si finge di giocare”, sport alquanto trascurato dalla Settima Arte, almeno fino al prolifico presente che ci porterà anche Borg vs McEnroe. Nota a margine non trascurabile: è stata la stessa Billie Jean King ad allenare Emma Stone che mai aveva toccato racchetta. Certo, la stunt tennista ha siglato i punti vincenti, ma Emma ha lottato sul campo come una leonessa.

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