“L’ultima pista: i soldi azeri alla moglie del premier” di Giuliano FOSCHINI per Repubblica

malta connection/ 17/10/2017
L’ULTIMA volta che Repubblica ha incontrato Daphne Caruana Galizia erano i primi giorni di maggio. E lei, al sole di un bar di Saint Julian, chiedeva informazioni su un affare che non la convinceva affatto: «Azerbaigian, Italia, Europa: Tap, il gasdotto che parte dall’Azerbaigian e, passando mezza Europa, arriverà in Sud Italia. Lo sapete che uno dei principali consulenti del Governo azero è Tony Blair? E chi c’è dietro quest’opera?». La domanda non era casuale. Perché gli ultimi anni, gli ultimi mesi della sua vita sono stati indirizzati verso due direzioni: l’Azerbaigian, appunto. E quella Pilatus Bank di Malta sui cui conti transitavano soldi come fosse neve in una valanga: tanta e senza alcun controllo.
«Sul conto corrente di una società della moglie del nostro premier, con sede a Panama, sono arrivati un milione di dollari dalla figlia del presidente dell’Azerbaigian. E i soldi sono transitati da un conto di una banca maltese, la Pilatus Bank» aveva raccontato per prima Daphne, in grado di interpretare i Panama leaks, scovati dall’International consortium of investigative journalism dove lavorava suo figlio Matthew. Daphne aveva scoperto due cose: la prima è che esisteva una banca, fondata nel 2015 con le autorizzazioni del governo maltese, avviata da un trentenne apparentemente senza alcuna esperienza. Si chiamava Seyed Ali Sadr Hasheminejad, un iraniano con un passaporto del minuscolo stato centro americano di San Kitts e Nevis. Lo stesso, il giorno un cui lo scandalo scoppiò, ripreso dalle telecamere mentre portava via borsoni pieni di documenti.
La giornalista maltese aveva poi scoperto che il 60 per cento del capitale della Pilatus era composto da denaro che arriva direttamente dall’Azerbaigian. Il particolare non è di poco conto: gli esponenti del governo azero sono, infatti, quasi tutti all’interno delle black list delle banche europee per questioni di riciclaggio. In sostanza, i loro soldi non sono graditi. E invece: i maggiori azionisti dell’istituto di credito erano i figli del presidente Iham Alyev e il ministro azero, numero due del governo, Kamaladin Heydarov, che avevano trovato rifugio sicuro nella Pilatus Bank.
Eppure l’antiriciclaggio maltese — che pure in questi anni ha raccontato di aver compiuto passi da giganti nella lotta alla criminalità economica — non aveva segnalato alcuna operazione sospetta. Al contrario, aveva chiuso un occhio sul milione di dollari transitati sul conto a Panama di una società schermata, la Egrant Inc, e che — ha scoperto Daphne — faceva riferimento alla moglie del primo ministro maltese Muscat, Michelle. E mai aveva segnalato operazioni sospette di altri uomini di Governo con conti nel paradiso di Panama.
È uno scandalo che aveva portato il primo ministro, tra l’altro durante la sua guida al semestre europeo, a dimettersi. Poi si era fatto rieleggere. Ma senza riuscire a bloccare lo scandalo sulla Pilatus al quale Daphne, attraverso il suo blog, lavorava quotidianamente.
Recentemente aveva scoperto, per esempio, l’inizio dei rapporti tra Muscat e il governo azero: da europarlamentare l’attuale presidente maltese faceva parte del comitato parlamentare Ue-Azerbaigian e aveva conosciuto, come documentavano le foto che la giornalista aveva pubblicato sul suo sito, tutti i personaggi che sarebbero andati poi a depositare il denaro sui conti della Pilatus Bank. E ancora: tra i clienti dell’istituto di “riciclaggio” maltese c’era José Eduardo Paulino dos Santos, 32 anni, figlio del dittatore dell’Angola e fratello della donna più ricca di Africa, con un patrimonio stimato da Forbes in tre miliardi di euro.
«Ma c’è qualcos’altro» raccontava anche Dafne. Quell’altro era quello che era accaduto a Malta dopo la caduta della dittatura di Gheddafi in Libia. Molti dei vecchi colonnelli si sono trasferiti nell’isola del Mediterraneo insieme con le loro fortune. Ed è nell’Isola, come tra l’altro hanno documentato recenti inchieste italiane, che transitano e spesso si fermano i soldi del traffico di esseri umani che lambisce le coste maltesi. Daphne aveva poi cominciato a lavorare su narcotrafficanti in collegamento con l’Italia. «Dobbiamo scambiare informazioni » ci aveva detto. Ma ora Dafne non c’è più.

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