“Ascolta come batte il cuore  ” di Giuliano Aluffi

Il silenzio è un miraggio. Non solo per chi vive in città tra traffico, lavori stradali, smartphone, condomini molesti e che può sperare in sollievi minimi, come i video che si possono trovare su Youtube, Fan sound, Oscillating fan, Air conditioner sound, registrazioni di lunga durata (fino a undici ore) che permettono, se lasciate a volume moderato, di annullare i rumori dei vicini.
Che il silenzio sia un fantasma irraggiungibile lo si capisce entrando in uno dei posti più silenziosi del pianeta. La camera anecoica degli Orfield Labs di Minneapolis (c’è una stanza simile in Italia, a Ferrara). «Qui dentro sono stati misurati -9,4 decibel: otto volte di meno della soglia umana di udibilità, che è zero decibel. È meno di un milionesimo di ciò che puoi sentire al di fuori della stanza » , ci spiega Steve Orfield, fondatore dei Labs. « Nessun suono trapela all’interno, perché la camera anecoica — 3,6 x 3 metri — ha doppie pareti di acciaio ed è circondata da una seconda camera, anch’essa a doppie pareti di acciaio, appoggiata su travi rette da un sistema di molle che annulla qualsiasi vibrazione dal terreno. Il tutto racchiuso in una terza camera di cemento con pareti spesse trenta centimetri » . Due porte di acciaio conducono nella camera, solitamente impiegata per test di precisione che richiedono, per esempio, di misurare il rumore prodotto da un componente industriale in assenza di rumori di fondo. Ma le due pesanti porte possono anche essere motivo di ansia per chi rimane troppo a lungo nella camera. «Sfido chi viene a trovarmi a passare più di quarantacinque minuti lì dentro», dice Orfield. E il motivo è presto detto: nella stanza si sentono cose. «Appena entrato, avverti pressione sui timpani. Ma è un’illusione: in realtà è la pressione che viene portata via dalle tue orecchie. Dopo poco l’udito si abitua e inizia a diventare più sensibile. Perché il nostro udito è plastico: si acuisce quanto più l’ambiente è quieto » , spiega Orfield, dandoci un primo indizio del perché inseguire il silenzio assoluto sia uno sforzo vano. « Per esempio dopo un quarto d’ora dall’ingresso udirai il battito del tuo cuore, e dopo mezz’ora — se muovi le braccia — il suono delle tue giunture. Dopo quarantacinque minuti riesci a sentire i tuoi polmoni».
«La maggior parte di coloro che entrano in una stanza anecoica sentono il sangue che scorre nei vasi sanguigni delle orecchie: viene rilevato dai tre ossicini che captano le vibrazioni del timpano. E questo è ancora un rumore reale, poi ci sono quelli immaginari», osserva Oliver Mason, ricercatore in psicologia allo University College di Londra e autore di studi sulle allucinazioni acustiche. «Nel silenzio assoluto, condizione innaturale, il sistema nervoso può generare segnali sonori anche in assenza di stimoli esterni. Poi sta al cervello decidere, quando gli viene trasmesso un impulso: “Questo è un rumore oppure no?”. Il cervello prende di continuo queste decisioni, e quando s’inganna percepiamo cose che non sono reali » . Allucinazioni sonore quasi mai casuali. « Si tratta per lo più di suoni che hanno per noi un valore emotivo», spiega Mason. «Come la voce di una persona cara».
Se il silenzio artificiale inquieta, quello naturale, gentilmente violato dal vento tra le foglie e dagli uccelli, può curare: Yoshifumi Miyazaki, docente di scienze ambientali della Chiba University, ha portato impiegati di mezza età giapponesi, logorati dal caos urbano, a passeggiare per due giorni nella foresta e ha misurato un aumento temporaneo del 56 per cento nell’attività anticancro del sistema immunitario. Invece il silenzio estremo ci fa sforzare così tanto nel tentare di captare informazioni sonore laddove sono assenti, che spuntano neuroni in più. Lo ha scoperto Gerd Kempermann, docente di genomica al Centro di terapie rigenerative dell’Università di Dresda. «Sappiamo che l’ippocampo genera neuroni anche nella vita adulta, così volevamo capire quali stimoli sonori influenzano la neurogenesi. Abbiamo diviso i nostri topi in tre gruppi: il primo ha ascoltato musica, il secondo una riproduzione di versi di topi e il terzo gruppo è stato messo in un ambiente insonorizzato » , spiega Kempermann. «Proprio questi ultimi hanno prodotto più nuovi neuroni nell’ippocampo, aumentando la loro memoria. Il silenzio innaturale, ipotizziamo, ha allarmato questi topi inducendo il loro cervello a rafforzarsi per apprendere più rapidamente il da farsi di fronte a una situazione insolita. Del resto un silenzio eccessivo può significare l’essere intrappolati in un luogo chiuso o, per gli animali sociali, l’essere abbandonati dagli altri, magari per la presenza di un predatore ». Situazioni che richiedono sforzi cognitivi in più o la nuova capacità, come nella stanza di Minneapolis, di percepire perfino l’elusiva polifonia del sangue, dei polmoni e delle ossa.
Ecco perché la perfetta assenza di rumori è, per i viventi, un miraggio: quando c’è, non ci siamo noi. E viceversa. «Lo prova la camera anecoica » , chiosa Orfield. « Immerso nel più profondo silenzio, sei tu a diventare suono».

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