“Tu sola nel mio deserto ” un libro di inediti versi che Alda Merini dettò negli anni Novanta all’amica Emilia

“Far finta di essere pazzi” di Paolo Mauri da Repubblica

 

Tu sola nel mio deserto. Poesie inedite per un’amica di Alda Merini, a cura di Emilia Rebuglio Parea (128 pagine, 16,90 euro), sarà in libreria per Sperling&Kupfer da martedì 24 ottobre.
Il libro raccoglie le poesie, finora inedite, che negli anni Novanta la poetessa dettava all’amica e scultrice Emilia Parea, da lei ribattezzata Bianca. Nel libro, anche poesie autografe di Alda Merini che la poetessa ha regalato all’amica, come alcune di quelle pubblicate in queste pagine
In un libro di inediti i versi che Alda Merini dettò negli anni Novanta all’amica Emilia “Uso la parola per ferire le anime”
Testo di Paolo Mauri Fotografie di Leonardo Cendamo
“è piccolo libro privato di Alda Merini con tutte le poesie che lei stessa dettava all’amica Emilia Rebuglio Parea, soprannominata Bianca. Emilia è un’artista e col marito ha aperto un negozio sulle rive del Naviglio a Milano, di arredamento e di arte. Alda abita lì vicino: si conoscono, la poetessa frequenta il negozio, si appoggia a Bianca che qui racconta e racconta il loro lungo cammino insieme. Un piccolo libro privato… ma non è sempre così con i versi di tanti poeti? Alda ha dalla sua parte la saggezza della follia ed esplora il vivere nelle pieghe del quotidiano, dando corpo a folgorazioni improvvise, come quando dichiara: “Io sono un roseto di poesia/su di me camminano molte parole/ su di me gemmano infiniti autori…”. “ Uso la parola/ per ferire le anime”, la poesia è anche una guerra, una guerra contro i fantasmi che assediano la mente. “Io sono ubriaca del mio silenzio”. Agli inizi degli anni Ottanta Maria Corti mi chiese di aiutarla a far conoscere questa poetessa che, dopo essersi fatta notare quasi adolescente, era sparita in un manicomio. Ospitai trenta poesie sulla rivista che dirigevo, Il cavallo di Troia, e da lì nacque il volumetto di Scheiwiller intitolato, appunto, La Terra Santa, come Alda chiamava il manicomio. Poi, come nelle favole, divenne una poetessa-diva.
01
La parola
Schermata 2017-10-22 alle 13.44.11
Io sono un roseto di poesia,
su di me camminano molte parole,
su di me gemmano infiniti autori,
io fiorisco e sfiorisco ogni giorno,
io fiorisco e sfiorisco a ogni amore,
su di me evapora la rugiada,
su di me evapora il sogno,
ma ai miei piedi respira anche il viandante
e non m’innamorerò di nessuno
poiché i viandanti sono mutevoli e molti.
Io sono ubriaca del mio silenzio, (…)
uso la parola come Diana cacciatrice,
uso la parola per ferire le anime,
uso le mie parole come un cilicio d’amore;
sono il dialogo della materia,
sono il dialogo delle praterie,
sono il dialogo della prigione,
sono il tutto
e sono la mostrina di ogni soldato
che cade in battaglia
sul fronte della mia poesia
Schermata 2017-10-22 alle 13.48.27
Perché fingerti mummia quando sei agorà di pensiero, perché, amore, non hai capito che portarmi da lui era l’equivalente del vivere? Oh, perché la gelosia dei ragazzi sporca le donne libere?
04
17/ 3/ 1994
Non è detto che chi tace ascolti.
Le parole sono equivocabili, il silenzio no.
È più facile sopravvalutare chi tace che chi parla.
Chi parla dà, chi tace prende.
Mi sono pentita di essere stata zitta,
meno di aver parlato.
I taciturni hanno un grande vantaggio:
il silenzio non può essere riportato.
Il silenzio è riposante.
(…) C’è taciturno e taciturno.
L’avaro è taciturno.
Il pigro è taciturno.
L’egoista è taciturno
Schermata 2017-10-22 alle 14.37.11
04 17/ 3/ 1994 Non è detto che chi tace ascolti. Le parole sono equivocabili, il silenzio no. È più facile sopravvalutare chi tace che chi parla. Chi parla dà, chi tace prende. Mi sono pentita di essere stata zitta, meno di aver parlato. I taciturni hanno un grande vantaggio: il silenzio non può essere riportato. Il silenzio è riposante. (…) C’è taciturno e taciturno. L’avaro è taciturno. Il pigro è taciturno. L’egoista è taciturno
Schermata 2017-10-22 alle 13.50.38
18/ 6/ 1994 A Casiraghy I miti cadono a volte per un castissimo bacio, una promessa d’amore, un tempo organizzato. Nessun poeta ha tempo di destino, nessun poeta ha le mani indolori, ma tutti hanno inchiodato una parte perché non entrasse l’amore. Un folto desiderio la paura, così ho bussato mille volte al tuo tempio e tu non mi perdoni
05
La pazienza
Questa assurda pazienza che è la vita
dove crepita il foglio dell’attesa
dove bruci le steppe dei tuoi occhi
dove ti incanti per il grande cielo
non può attendere che tu ti incammini
sopra un refuso, vai oltre gli errori
saltando a pari piedi i tuoi gradini
di sentimenti: sono i tuoi figlioli
ad insegnarti che la verga fiorisce
soltanto dentro il cuore di una mamma.
C’è anche santità di poesia
che vive dentro i ghiacci del sapere
7/ 12/ 1991, Sant’Ambrogio
A Emilia
Schermata 2017-10-22 alle 14.41.51
Le immagini Alda Merini seduta al tavolino di un bar di Milano nell’aprile 1995. Nella pagina accanto in alto, con l’amica Emilia Rebuglio Parea
06
10/ 5/ 1992, Festa della mamma
Alla mia cara Bianca
madre dimessa eppure canterina,
ti sveglia all’alba il canto dei tuoi bimbi.
tre ne hai nel grembo e non cresciuti mai.
Li modelli ogni giorno a tuo piacere
e poi quei capitelli, quelle sfere
e quelle arcate a volte prodigiose (…).
Ti sei data ai costrutti di alabastro
anche per continuare a generare,
ma ogni squarcio di muro
ha dentro un seme di senape:
quel figlio non avuto mai,
quel figlio che risplende nei tuoi fiori
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06 10/ 5/ 1992, Festa della mamma Alla mia cara Bianca madre dimessa eppure canterina, ti sveglia all’alba il canto dei tuoi bimbi. tre ne hai nel grembo e non cresciuti mai. Li modelli ogni giorno a tuo piacere e poi quei capitelli, quelle sfere e quelle arcate a volte prodigiose (…). Ti sei data ai costrutti di alabastro anche per continuare a generare, ma ogni squarcio di muro ha dentro un seme di senape: quel figlio non avuto mai, quel figlio che risplende nei tuoi fiori
07
26/ 11/ 1993
Che tortura morale abbiamo:
doversi fingere pazzi
perché qui sul Naviglio fa colore,
ed essere buttati fuori casa
da una strega che guarda,
quante volte ti ho odiata, Bianca,
perché avevi una casa, un desco,
un giglio, un focolare.
Era un odio pieno d’amore
perché tu non capisci
che di questo tuo dare
non avrai che tradimenti da vecchia.
Ti avrei picchiata a sangue
e ti avrei poi rapita
dalla brutta menzogna che è la vita
Schermata 2017-10-22 alle 14.50.01
07 26/ 11/ 1993 Che tortura morale abbiamo: doversi fingere pazzi perché qui sul Naviglio fa colore, ed essere buttati fuori casa da una strega che guarda, quante volte ti ho odiata, Bianca, perché avevi una casa, un desco, un giglio, un focolare. Era un odio pieno d’amore perché tu non capisci che di questo tuo dare non avrai che tradimenti da vecchia. Ti avrei picchiata a sangue e ti avrei poi rapita dalla brutta menzogna che è la vita

08

Anamnesi del delirio

Il delirio è una condizione umana irripetibile,
né lirica né distorta. Il delirio è stato
per me quella conchiglia trovata sulla sabbia
dell’anima che si porta all’orecchio
per sentire il rumore del mare
e il rumore del canto.
Pochi sanno che i deliranti camminano
come segugi dietro una traccia di sangue
e che questo dolore produce in loro
dimenticanze inavvicinabili (…)
Schermata 2017-10-22 alle 14.53.01

3 pensieri su ““Tu sola nel mio deserto ” un libro di inediti versi che Alda Merini dettò negli anni Novanta all’amica Emilia

  1. Mi piace moltissimo Alda Merini, mi sono copiata questo articolo, Ettore, è un piacere che tu lo abbia riportato, mi piace l’idea che il pezzo, così come queste poesie,mi resti in memoria. Grazie per averlo condiviso. Buona notte. ❤

  2. Non credere, anche in WP c’è qualche blogger a cui Alda Merini non piace. Anche secondo me vuol dire odiare la poesia, ma tant’è! Ciao, Ettore, buona serata, ti abbraccio. 😀 ❤ 😀

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