Recensione di “TROLOGIA DELLA CITTA’ DI K.” di Agota Kristof

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“La vita è di un’inutilità totale, è nonsenso, aberrazione, sofferenza infinita, invenzione di un Non-Dio di una malvagità che supera l’immaginazione.”

 

In queste parole, che l’autrice mette in bocca a Klaus, nel finale del terzo libro della Trilogia, “La terza menzogna”, si condensa, secondo me, tutta la filosofia di vita che si promana da ogni pagina del libro: come se ogni frase delle 379 pagine, che compongono la Trilogia, dovessero provare quell’enunciato.

E così, i gemelli, protagonisti del primo romanzo, Il grande quaderno, Lucas, protagonista del secondo, La prova, e Klaus, protagonista del terzo, si comportano tutti come volessero dimostrare che “la vita è di un’inutilità totale, ecc.” ; riuscendoci benissimo, peraltro!

Ne esce un romanzo, ovvio tre romanzi, avvincenti nella loro crudezza, in cui vengono narrati i fatti al tempo presente, – che non è affatto facile, scrivere usando il presente indicativo, – come se l’autrice stesse sul posto e stia testimoniando quello che vede; e spesso si descrive un ambiente scarno, povero di cose ma ricco di cultura, dove l’orrore della morte, e della guerra, si mescola alla vita e alla sua ricerca: l’acme di questa mescolanza vita/morte si ha nell’episodio (nel primo romanzo) del padre dei gemelli che prova a passare la frontiera il paese dove si svolge la vicenda, che non viene nominato mai, ma potrebbe essere l’Ungheria o qualsiasi altro stato satellite dell’ex URSS, come si diceva una volta “oltre-cortina”,  e superare la doppia barriera di filo spinato, con uno dei gemelli che lo segue da vicino, e poiché il terreno tra le due barriere è minato, il gemello aspetta che il padre salti in aria per camminargli sopra e conquistare la libertà…ma quale libertà?

L’episodio si ripete anche nei due successivi romanzi pur mutando l’identità dei personaggi; e se in ognuno dei due, del secondo e terzo romanzo,  c’è un rimando al primo, esso è apparente, i fatti vengono volutamente cambiati: i gemelli del primo romanzo forse non sono mai esistiti, forse era uno solo,  quella che grazie all’uso del presente indicativo appariva una verità fattuale incontrovertibile, nei successivi viene messa in discussione: e ciò mi ha fatto subito ripensare a 1984 di george Orwell, in cui il Partito cambiava la Storia ad ogni pie’ sospinto, facendo sparire certe persone dai libri di Storia come non fossero mai esistite; una pratica molto diffusa nell’ex Unione Sovietica,  che orwell denuncia nel suo capolavoro dispotico, e la Kristof  attua nella Trilogia: se nel secondo è Lucas il gemello rimasto nel paese, e Klaus quello fuggito, nel terzo Kalus è un gemello che ha assistito al ferimento di Lucas quando era piccolo ad’opera della madre che ha sparato alcuni colpi di pistola al marito, che la sta per lasciare per andare a vivere cin un’altra; e Lucas si ripresenta a casa del fratello come fosse lui ad essere scappato all’estero. Alla fine non si sa più quale sia la verità, ognuno dei tre romanzi si può leggere da solo oppure uno di seguito all’altro, indifferentemente.

A me lo stile della Kristof è piaciuto molto, sebbene in ciascuno dei tre romanzi lei adotti uno stile differente; ma è proprio l’atmosfera angosciante di costrizione, e di ribellione a tratti, che si respira, che mi avvinto, e che mi ha reso facile divorare le 369 pagine in due serate… Da rilevare nel secondo romanzo la figura di Peter, il funzionario di Partito che pur essendo gay non può dichiararlo, e diventa figura cruciale del romanzo perché è la sponda, il porto sicuro a cui si rivolge lucas, a cui Lucas consegna il Grande Quaderno, che nel primo romanzo egli aveva scritto insieme al fratello gemello, e nel secondo sembra l’abbia scritto da solo; ma mi è piaciuta molto anche la figura di mathias, il figlio menomato di Yasmine, che è il più intelligente a scuola, ma che è vittima del bullismo dei suoi compagni. ogni personaggio viene descritto per ciò che fa, non c’è una descrizione come nei romanzi tradizionali. E se nel primo romanzo si descrive come riescono i due gemelli a salvarsi dalla Guerra, che gli uccide la madre con una granata scoppiata davanti alla casa della Nonna dove erano sfollati, nel secondo e nel terzo si descrive come Lucas e Klaus tentano di sopravvivere nel clima post bellico in un paese dell’Est Europa, cosa forse ancora più difficile che sopravvivre alla guerra…

Un romanzo che di certo lascia con un forte senso di vuoto e di angoscia, ma vale la pena di leggerlo.

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