“Il rapporto segreto di Veneto Banca “Così Consoli rastrellava titoli Etruria” ” di ROSARIA AMATO  per Repubblica

 da Repubblica
ROMA.
Un fido da dieci milioni di euro per comprare azioni di Banca Etruria. Azioni, però, da lasciare in pegno al generoso finanziatore Veneto Banca. E dietro la partita di giro un “favore” chiesto nel 2008 dall’allora amministratore delegato dell’istituto di Montebelluna, Vincenzo Consoli, a un cliente che nel Nord Est della finanza contava moltissimo: Andrea De Vido, “esponente e socio di riferimento unitamente al dott. Enrico Marchi del gruppo Finanziaria Internazionale”.
L’operazione emerge da un documento interno alla banca, che Repubblica
ha avuto la possibilità di consultare e che dimostra come le relazioni pericolose tra Veneto Banca e Banca Etruria fossero cominciate ben prima del 2014. In quell’anno lo stesso Consoli e l’allora presidente Flavio Trinca, si incontrarono con il presidente dell’Etruria Giuseppe Fornasari e con il consigliere Pier Luigi Boschi per contatti forse finalizzati a un’alleanza. Ma il nuovo documento mostra come già nel 2008, Montebelluna avesse costruito – tra acquisti propri e di clienti assai speciali appositamente finanziati – una posizione forte che arriva a un certo punto a superare il 6% del capitale della banca aretina.
Le informazioni sono in una lettera di tre pagine inviata il 29 ottobre 2015 dall’audit interno ai nuovi vertici dell’istituto che spiega come Veneto Banca sia arrivata ad ottenere una cospicua partecipazione in Banca Etruria, il 4,52% alla fine del 2009. E anche di più, se si guarda un prospetto allegato alla lettera, che considerando tutti gli acquisti in qualche modo riconducibili all’istituto valuta una quota del 5,98% già alla fine del 2008 e del 6,39% l’anno successivo. Tutte operazioni condotte rigorosamente eludendo i controlli Consob. Le norme dribblate sono due: la principale, quella che riguarda direttamente Veneto Banca, prevede la segnalazione alla Consob quando si supera il 2% del capitale. L’istituto di Montebelluna si cautela scrivendo all’Etruria che «rinunciava al diritto di voto relativo alle azioni costituite a pegno» e così la comunicazione alla Consob può essere evitata. Inoltre il Testo unico bancario dettava un limite dello 0,5% di detenzione del capitale sociale delle banche popolari: limite ampiamente superato da Veneto Banca e dalla Tizpar di De Vido. Banca Etruria scrive a entrambi, intimando la vendita della quota eccedente, come previsto dalla legge. Ma senza effetti.
Che De Vido abbia agito su richiesta di Consoli risulta dalla ricostruzione dell’audit: il 17 luglio 2008 la sua Tzipar riceve il fido, con la finalità di «fornire appoggio al trading mobiliare », e «prevedendo l’acquisizione a pegno dei titoli che si sarebbero acquistati»; in calce alla proposta di fido si legge, scritto a penna, “B. ca Etruria”. «La circostanza che il fido concesso era stato utilizzato interamente per l’acquisto delle azioni, che non era stata svolta alcuna attività di trading mobiliare» e che la Tizpar abbia mantenuto le azioni nonostante la richiesta di Etruria e nonostante le perdite, rileva l’audit, «sembrerebbe suffragare le affermazioni del cliente De Vido».
L’audit ricostruisce operazioni simili, in cui il nesso tra il fido, l’acquisto di azioni di Banca Etruria e il pegno presso Veneto Banca è meno evidente, ma comunque tale da ipotizzare una «operatività di concerto». Ecco così una serie di acquisti mirati di persone “affidate” da Veneto Banca: Sandra Peron, 327.211 azioni acquistate prevalentemente nel 2008, Massimo Malvestio, 163.088 azioni acquistate nel 2009, Federico Tessari, 154.311 nel 2008, e Claudio Biasia, 81.769. Si tratta di nomi noti in terra veneta: Peron è tra i fortunati che riescono a liquidare la partecipazione in Veneto Banca in tempo utile e recupera quasi cinque milioni di euro. Non va così bene a De Vido, che rimane invece fortemente indebitato, e alla fine è costretto a “divorziare” dal socio Marchi per recuperare la liquidità necessaria a far fronte ai propri impegni. Malvestio ha difeso in giudizio Consoli, come avvocato. Adesso si è trasferito a Malta dove gestisce una società di risparmio gestito. Tessari è stato consigliere di Veneto Banca, Biasia è un imprenditore locale. Ci sono anche acquisti su Banca Etruria effettuati senza fido: si tratta della moglie di Consoli, Maria Rita Savastano, e di Flavio Trinca.
Una “scalata segreta”, questa a Banca Etruria, di cui solo ora si conoscono i dettagli, e che ha sicuramente contribuito al dissesto dell’istituto veneto. «Da questa vicenda si capisce che i controlli non funzionano – osserva Patrizio Miatello, presidente dell’associazione dei “risparmiatori traditi” Ezzelino III da Onara, che conta 12.600 aderenti – non è possibile che una banca di credito cooperativo riesca a violare in questo modo le regole, e a detenere il 6% del capitale di un’altra banca dello stesso tipo. Rinunciando al voto si potevano evitare i controlli: è incredibile. Purtroppo ciò che è successo allora può ancora succedere ».

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