“PROTEGGERE I CITTADINI DAI CORROTTI” di Moisés Naím  

da Repubblica
La buona notizia è che il mondo è stufo della corruzione.
La cattiva notizia è che la stiamo combattendo nel modo sbagliato: cerchiamo governanti che siano eroi onesti invece di promuovere leggi e istituzioni che ci proteggano dai disonesti. In ogni parte del mondo cresce il rigetto popolare nei confronti di politici e imprenditori ladri.
Le proteste contro la corruzione sono imponenti, generalizzate e frequenti.
L’impatto è sorprendente: i presidenti di Guatemala e Corea del Sud, per esempio, sono stati deposti e incarcerati. In Brasile, le enormi manifestazioni hanno creato le condizioni per la destituzione della presidente Dilma Roussef. Nel mondo intero c’è un desiderio enorme di farla finita con i leader corrotti e sostituirli con altri sulla cui onestà non ci sia il minimo dubbio. Ma la ricerca e la successiva nomina di persone che consideriamo integerrime è il miglior antidoto contro la corruzione? No.
Eleggere governanti onesti è una lotteria. Può essere che effettivamente risultino tali, o può essere di no. In ogni caso, non basta votare quelli che presupponiamo onesti, c’è bisogno anche di leggi e metodi che prevengano e sanzionino la disonestà. Non solo: di questi tempi servono anche istituzioni che impediscano che la lotta contro la corruzione venga usata come meccanismo di repressione politica.
Vladimir Putin ha l’abitudine di accusare di corruzione e mandare in galera chi arriva ad avere troppo potere. In Cina, da quando Xi Jinping è diventato presidente, nel 2012, più di 201.000 funzionari pubblici sono stati processati. Con una retata anticorruzione, il principe saudita Mohamed al-Salman ha appena fatto incarcerare più di duecento pezzi grossi. Magari tra le persone spedite in galera dai dittatori ci sono anche dei corrotti, ma le vere ragioni della loro detenzione hanno a che vedere più con le loro attività politiche che con la loro presunta disonestà.
Per fortuna ci sono anche molti esempi di sforzi sinceri per ridurre la piaga della corruzione. In Argentina, Cile, Colombia, Perù e Uruguay, per esempio, la Banca interamericana di sviluppo (Bis) sta sostenendo «laboratori di innovazione pubblica» per il controllo dell’azione di governo. In Brasile, un gruppo di esperti ha deciso di usare le tecniche dell’intelligenza artificiale. Hanno chiamato il progetto «Operazione serenata d’amore». Con i fondi raccolti su internet hanno creato Rosie, un robot informatico che analizza le richieste di rimborso dei parlamentari e calcola la probabilità che siano ingiustificate.
Come largamente prevedibile, Rosie ha scoperto che i deputati spesso barano. Il team ha provvisto Rosie di un suo account su Twitter, dove i follower possono apprendere in tempo reale i tentativi dei loro rappresentanti di addebitare allo Stato spese che non hanno nulla a che vedere con la loro carica. Sarebbe facile sminuire Rosie dicendo che si tratta di un’iniziativa marginale. E in effetti, mentre alcuni deputati addebitavano allo Stato le loro spese personali, l’impresa brasiliana Odebrecht pagava 3,3 miliardi di dollari in mazzette. Ma non bisogna esagerare con lo scetticismo: Marcelo Odebrecht, il capo dell’impresa, è stato condannato a 19 anni di carcere. E i deputati ora fanno attenzione a non abusare dei rimborsi spese.
Le cose stanno cambiando.
Twitter @ moisesnaim ( Traduzione di Fabio Galimberti)
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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