“Io, da aspirante carabiniera a psicologa in sedia a rotelle: la violenza del mio ex mi ha segnata”

Da Repubblica

25 novembre 2017 15:01  

Filomena Di Gennaro, originaria della Puglia, fa la psicologa, è mamma di due gemellini e ha sposato l’uomo che l’ha salvata. Lo stalker fu condannato a 11 anni e otto mesi: soltanto uno l’ha passato in carcere

Dodici anni fa Filomena Di Gennaro si immaginava già maresciallo. Era riuscita a entrare nella Scuola dei carabinieri e il futuro sembrava costruirsi secondo le sue aspettative. La sua vita, invece, ha preso una direzione diversa: fa la psicologa, è mamma di due gemellini ed è sposata con l’uomo che l’ha salvata. È costretta a muoversi su una sedie a rotelle perché il suo ex fidanzato non voleva rassegnarsi alla scelta che aveva fatto, lontana da lui e dal loro paese in Puglia, e le ha sparato a bruciapelo due colpi di pistola: uno si è fermato a tre millimetri dalla aorta, un altro ha lesionato il midollo spinale dopo aver danneggiato un polmone.

Parla della sua storia agli studenti della Sapienza, a Roma, durante un incontro organizzato dalla polizia di Stato, con tono asciutto e professionale. L’ha raccontata tante volte, come avvertimento per le altre donne. Si commuove però, e non è la sola, quando ammette: “Ho avuto io l’ergastolo perché ho dovuto rinunciare al mio sogno”. Il giorno che la sua vita cambiò era il 13 gennaio 2006. Stava uscendo dalla Scuola quando ricevette la telefonata del suo ex. L’ennesima volta a ragionare del perché non potevano stare più insieme. Aveva fatto 360 chilometri in macchina per vederla: lei non avrebbe voluto, ma lui la convinse. In fondo gli voleva bene, non aveva niente da temere.

Evidentemente all’esterno non era questa l’impressione, perché il suo comandante si insospettì. Le chiese dove abitasse: l’avrebbe tenuta d’occhio.

Filomena accettò così di vedere il suo ex e di salire in auto. La discussione si scaldò, lui voleva sposarla. La ragazza uscì e aprì il portone di casa, ma non fece in tempo a richiuderlo. Lui le stava addosso, aveva una pistola. Le sparò un primo colpo e lei a terra in una pozza di sangue chiedeva pietà. Ma lui sparò ancora: “O mia o di nessun altro”.

La voleva morta. Quindi un terzo colpo. Ma non era per lei. Quando si è svegliata dopo due giorni di coma, ha saputo che il suo comandante aveva atterrato l’aggressore prima che potesse finirla. Lo stalker è stato poi condannato a 11 anni e otto mesi: soltanto uno l’ha passato in carcere. Lui pure ora si è rifatto una vita. E quando si avvicinano le feste e va a trovare i suoi parenti in Puglia, Filomena spera di non incontrarlo per strada.

4 pensieri su ““Io, da aspirante carabiniera a psicologa in sedia a rotelle: la violenza del mio ex mi ha segnata”

  1. Sì, lo so, non sono una persona cattiva, ma non tollero più questa violenza gratuita. Niente giustifica qualsiasi violenza, ma quella di genere è la peggiore di tutte. Poi … sono convinta che arriverà anche il suo momento, perché, col passare degli anni, ho imparato che nella vita tutto torna, soprattutto quello che hai dato, il bene col bene, il male col male. 😦

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