Beppino Englaro intervistato da Piero Colaprico

Beppino Englaro

“Siamo tutti più liberi 25 anni dopo Eluana”
Il padre simbolo della battaglia sul fine vita: “Lei aveva percepito il pericolo della non morte, ora nessuno sarà più intrappolato”

PIERO COLAPRICO,

dall’inviato di Repubblica a LECCO
In questa casa, sul mobile del soggiorno, che s’affaccia sulle acque del lago, c’erano le foto di Eluana. Una in fila all’altra, nelle cornici di vetro e d’argento. Non ce n’è più una: «Mi manca», dice papà Beppino Englaro. Così tanto che ha eliminato le immagini. «Vederla mi strazierebbe il cuore».
Non c’è più lo sguardo intelligente di questa ragazza ventunenne che, il Natale prima di avere l’incidente – era il lontano 1992, si spegnerà nel 2009 – aveva scritto una lettera ai genitori: “Siete grandi”.
La discussione al Senato è appena finita, Beppino l’ha seguita con attenzione sino al voto finale. Il cosiddetto “biotestamento“ è legge e lui continua a bere un bicchiere d’acqua dietro l’altro: «Quando parlo di mia figlia, mi prosciugo». Succede sempre, anche in questo giorno che «è il giorno della liberazione di tutte le persone che la pensano come Eluana. Da oggi l’Eluana di turno non potresti più intrappolarla.
Lei per prima aveva percepito il pericolo della non-morte ed è stata travolta dal vuoto legislativo. Attraverso la sua storia si può fare prevenzione».
Squilla di continuo il telefono. In tutti questi anni, Beppino ha girato l’Italia, andando dovunque lo chiamassero, per spiegare la situazione e rispondere a ogni domanda. Gli hanno dato del boia, dell’assassino, hanno detto che voleva far politica.
Scrolla le spalle: «La mia coscienza era ed è a posto, ci mancherebbe che entri in Parlamento… E non mi hanno mai toccato gli insulti, perché Eluana, attraverso noi genitori, chiedeva ai medici e ai giudici semplicemente un “lascia che la morte accada”. Ci ho messo con mia moglie oltre un quarto di secolo, lavorando con i medici e gli avvocati, con “la squadra di Eluana”, come la chiamavano, per chiarire questo concetto del “no, grazie” e adesso – continua papà Beppino – tutti sanno che possono evitare di finire nei meandri più infernali della medicina e della giurisdizione.
Ma attenzione, non è che la nuova legge risolva tutto, mette solo il cittadino nelle condizioni di pensare meglio a quello che vuole fare in caso di malattia gravissima. Suggerisce che può non lasciare scoperta la sua famiglia in quelle che sono scelte difficilissime».
Beppino ricorda: «Eluana, andando a trovare il suo amico, rimasto in stato vegetativo dopo un incidente in moto, aveva acceso una candela in chiesa perché morisse. E poi… Noi Englaro non siamo andati contro nessuno, rivendicavamo solo la nostra libertà di scegliere dentro i confini dei diritti costituzionali. Rifiutavamo una medicina al servizio della non-morte, parlavamo della complessità della persona, così come anche il Papa ha parlato del “bene integrale della persona”. A me è toccato fare il pioniere, se ci fosse stata prima la legge Eluana non sarebbe stata discriminata nelle sue idee, lei che aveva un concetto di dignità e libertà definitissime. Con lei dovresti sempre parlare al superlativo, infatti questa per lei sarebbe una giornatissima”, dice Beppino, e beve ancora dell’acqua: “Mi sento un po’ frastornato, se penso a come sto adesso. Eluana era stata curata e accudita al massimo livello possibile. Ma il punto fermo è che non lo voleva.
E anche quando le sentenze ci hanno detto sì, abbiamo trovato una Regione, la Lombardia, che ha disubbidito a una sentenza.
Una cosa gravissima. L’unica per la quale sono andato sino in fondo». Eluana non c’è, nel frattempo anche sua moglie Sati è morta: “S’è sacrificata come una candela per nostra figlia”.
Da poco più di un anno, con grande soddisfazione dei familiari e degli amici, che erano un po’ in ansia per la sua solitudine, Beppino frequenta Michela. Ieri, sapendo che era a casa raffreddato, e non poteva andare a Roma, gli ha portato una crostata. Sopra c’è scritto “Siete grandi”. «In questo modo, Sati ed Eluana oggi sono un po’ con te», gli dice.
Accanto alla porta, c’è un quadro a olio, raffigura Eluana bambina. Prima che diventasse grande.
Prima che avesse la patente.
«Prima»: era la bambina che stava crescendo e che una sera d’inverno sbandò sulla strada ghiacciata, lasciando ai genitori un ultimo impegno.
Difficilissimo, ma riuscitissimo: farla rispettare.

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