Da Repubblica: La vera storia di Igor, da ladro di nutella a killer inarrestabile

Criminalità

15 DICEMBRE 2017

Ecco come l’omicida di Budrio che dormiva nei casolari si è trasformato nel referente di una banda internazionale di serbi e maghrebini

DI MARCO MENSURATI E FABIO TONACCI

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Quella di Igor è la storia di una metamorfosi criminale. Di come uno sbandato serbo che rubava barattoli di Nutella nei casolari del Ferrarese e dormiva per terra è diventato un serial killer. Un assassino di poliziotti. E il referente di una banda internazionale di serbi e magrebini, che lo ha aiutato, istruito e finanziato.

Dormire per terra è l’unica costante della vita di Norbert Feher, il suo vero nome. Lo faceva a Subotica, al confine tra la Serbia e l’Ungheria dove è nato, quando lo cercavano per una rapina a una minorenne che aveva anche stuprato. Lo faceva nel suo regno italiano, quell'”Aspromonte piatto” intorno a Budrio, come lo avevano ribattezzato gli uomini che non lo hanno mai preso. Lo ha fatto ancora giovedì notte, quando la Guardia civil lo ha trovato, per caso, a 200 metri dal suo pick up danneggiato in un incidente. “Una fatidica casualidad”.

Nelle ore immediatamente successive anche la stampa spagnola lo ha descritto come un Rambo, un ex militare serbo superaddestrato, capace di sparare alla giugulare lasciata scoperta dal giubbotto antiproiettli dei due poliziotti uccisi.

Invece, gli agenti della Guardia civil lo hanno sottovalutato, si sono fidati della descrizione fatta dal proprietario del cascinale. “Un barbone che si è infilato in casa mia”.

Sono gli stessi due errori commessi in Italia nella primavera scorsa. Igor non è un Rambo. Ma non è nemmeno un barbone.

La verità sta esattamente nel mezzo: è un ladro violento entrato in un giro più grande di lui. Molto più grande. Gli investigatori italiani se ne sono accorti tardi, quando aveva già ucciso Davide Fabbri, barista di Budrio, e Valerio Verri, guardia ambientale. Era ormai la fine di maggio. Dopo due mesi di caccia all’uomo – lo Stato italiano ha schierato 350 uomini tra Budrio e Consandolo – i carabinieri hanno cambiato strategia. Hanno smesso di cercarlo e hanno cominciato a indagare su come aveva fatto a scappare. È stato allora che hanno capito chi era davvero Igor.

Non più quel ladro di polli che minacciava i contadini con arco e frecce travestito da cacciatore. Né il rapinatore con accetta e casco che colpiva solo nelle notti di luna piena per rubare bigiotteria, vestiti, pentole di rame, scarpe che trovava nelle case di campagna. I carabinieri sapevano che aveva provato a mettere su una banda, per fare un salto di “qualità”. Ignoravano il resto.

Nella zona rossa dove lo cercavano ad aprile, il fuggitivo aveva usato 20 covi – tra alloggi di fortuna, giacigli ricavati nelle frasche e dimore attrezzate presso casolari diroccati – alcuni dei quali protetti da una webcam collegata a due pc portatili. Non lo intercettavano mai: i suoi telefoni avevano i codici imei abrasi, le sue sim non venivano utilizzate se non per il traffico dati. Le chiamate ai suoi contatti solo su WhatsApp, mentre per aggiornare il profilo di Facebook si agganciava alle reti wi-fi gratuite dei negozi. Ma per quanto abile e prudente non avrebbe potuto nulla contro il piccolo esercito che lo braccava se non si fosse appoggiato al “suo” gruppo. E in particolare a cinque persone che lo hanno aiutato a nascondersi, prima, e poi a scappare.

Ma chi sono e perché lo hanno fatto? Questa è forse la parte più interessante di tutta questa storia. Perché seguendo le tracce, per quanto labili, lasciate da Igor nel territorio di Budrio, i Carabinieri di Bologna sono risaliti a una strana “organizzazione criminale di carattere transnazionale” composta per lo più da trafficanti magrebini e nomadi serbi. Una banda ramificata tra Valencia e la Lombardia, specializzata nel traffico di immigrati, nella falsificazione dei documenti e nello spaccio di droga, in cui i nordafricani sono la testa – gestori e finanziatori – e i serbi i muscoli. Sono stati questi ultimi a coprire la fuga di Igor. Il quale negli anni si era accreditato come “persona di fiducia” presso molti dei campi nomadi del Ferrarese. Era una specie di “Mister Wolf”, con la sua spregiudicatezza risolveva problemi a tutti. Se qualcuno aveva bisogno di soldi, lui li trovava. Se due gruppi etnici entravano in conflitto, lui cercava una soluzione. Se un ricettatore italiano faceva i capricci e non manteneva la parola data, andava lì e chiariva la situazione. Insomma, Igor era diventato una sorta di dignitario.

Per questo quando è finito nei guai, lo hanno aiutato. E sempre loro, intercettati al telefono, hanno indirizzato le ricerche dei carabinieri verso la Spagna.

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