Da Repubblica : Youthquake: il “terremoto giovanile” è la parola dell’anno di Marco Belpoliti

15 DICEMBRE 2017

L’hanno scelta i linguisti dell’Oxford Dictionary. Usata per la prima volta negli anni Settanta, oggi si riferisce al “risveglio politico della vituperata generazione dei millennials”

DI MARCO BELPOLITI

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Una parola fa primavera? All’Oxford Dictionary probabilmente lo credono, dato che hanno scelto come parola dell’anno 2017 Youthquake: “Terremoto giovanile”. L’ha usata per la prima volta negli anni Sessanta del Ventesimo secolo Diana Vreeland, direttrice di Vogue. Indicava quello che stava succedendo allora nella cultura giovanile, nella musica e nella moda. Oggi si riferisce al “risveglio politico della vituperata generazione dei millennials”. Così ha affermato Caspar Grathwohl, direttore del dizionario inglese. Per giustificare la scelta ha detto: è “parola di estrazione politica, ma offre una forte nota di speranza”. Che vogliano farsi perdonare quella del 2016, post-verità, che di speranza ne offriva ben poca, dato che indicava un universo parallelo dominato dalla manipolazione?

Le parole-chiave degli ultimi due anni ci immettono in una realtà dove vale l’aspetto performativo. “Dire è fare”, sosteneva il filosofo del linguaggio J. L. Austin. Ovvero, le parole creerebbero la realtà solo per il fatto di essere pronunciate. Nel 2017 i linguisti dell’Oxford Dictionary, quali provetti sismografi del parlato e dell’ascoltato, hanno individuato una crescita del 401 per cento del temine Youthquake, usato per indicare “un terremoto che non distrugge ma che scuote le coscienze”. Quali? Quelle degli adulti sembrerebbe, della generazione del baby boom, cui è seguita la generazione no-baby, delle culle vuote, e ora la generazione che terremoterà il futuro prossimo venturo.

Pare che il termine abbia ricominciato a circolare in occasione di un raduno dei giovani iscritti al Partito Laburista di Jeremy Corbyn. In Inghilterra i giovani nutrono grandi attese per questo leader politico. Di terremoti che non distruggono, terremoti dolci, non si hanno però molte notizie. In genere mandano in frantumi vecchi edifici e obsolete strutture del passato. Non è molto che sono stati celebrati i cento anni della rivoluzione russa del ’17, e c’è stato l’anniversario di Caporetto, dove giovani italiani morirono sotto l’alto comando di generali più anziani di loro. I millennials ce la faranno a scuotere la terra e a farla sussultare sino a provocare un terremoto? Nella politica come nella società la giovinezza appare un valore: tutti vogliono essere giovani; tuttavia il dominio economico e politico degli anziani resta sempre forte. La vita che si allunga, la natalità che si dirada, la complessità dei problemi, la globalizzazione delle questioni. Per ora restiamo affidati alla “forte nota di speranza” dell’Oxford. Sperare nelle parole è già qualcosa.

Giovani

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