Da Repubblica: Il testimone “Vi racconto l’interrogatorio di Falcone su Berlusconi” di Salvo Palazzolo

palermo
Non è più un mistero l’appunto di Giovanni Falcone in cui compaiono i nomi di Silvio Berlusconi e di tre mafiosi, un foglio di block- notes ritrovato quindici giorni fa nell’ufficio- museo del giudice dal suo ex collaboratore Giovanni Paparcuri. « Fu il pentito Francesco Marino Mannoia a parlare di Berlusconi al dottore Falcone, che chiedeva di grosse estorsioni, di imprenditori che pagavano. Eravamo alla fine del 1989 » . Questo racconta a Repubblica chi c’era quel giorno, si chiama Maurizio Ortolan, ispettore in pensione della polizia di stato, il suo nome non è noto al grande pubblico dell’antimafia, ma questo poliziotto e i suoi colleghi del vecchio “ nucleo centrale anticrimine” di Gianni De Gennaro hanno scritto pagine importanti nella lotta alla mafia, al fianco dei giudici di Palermo. Nel 2006, l’ispettore Ortolan era nella squadra che arrestò il boss Bernardo Provenzano.
Ora dice: «Mi sembra di ricordare che quel giorno Mannoia faceva riferimento a soldi pagati da Berlusconi per proteggere i ripetitori Tv in Sicilia. Il pentito parlò e il giudice prese un appunto su un foglio». Ortolan faceva da scorta a Mannoia, autorevole ex boss palermitano, poi un giorno lo misero a battere a macchina gli interrogatori perché mancava il cancelliere, e non smise più. Così, il nome dell’ex poliziotto è rimasto nei verbali di Mannoia, sono circa quaranta. E, adesso, Maurizio Ortolan è il testimone di quell’appunto in cui Falcone scrisse: « Cinà in buoni rapporti con Berlusconi. Berlusconi dà 20 milioni a Grado e anche a Vittorio Mangano». Cinà, Grado e Mangano sono i nomi dei mafiosi che negli anni Novanta riemergeranno nell’inchiesta su Marcello Dell’Utri, oggi in carcere con l’accusa di aver mediato il “ patto di protezione”, così lo chiama la Cassazione, stipulato da Berlusconi con la mafia, tra il 1974 e il 1991 (prima per evitare il sequestro dei familiari, poi per proteggere i ripetitori Fininvest).
Ecco cosa accadde quando il pentito fece a Falcone il nome di Berlusconi, all’epoca imprenditore già al culmine della sua carriera. «Il giudice disse: “Di quello che lei mi sta raccontando c’è la possibilità di trovare il riscontro?”. Mannoia si mise a ridere — ricorda Ortolan — e commentò: “ Dottore, Cosa nostra non è come un’assemblea di condominio, che per ogni cosa si fa un verbale”. Falcone prese nota su un foglio, ma non verbalizzò » . L’ispettore spiega il perché: «Il giudice prendeva sempre appunti prima di dettare ciò che dovevo scrivere. Voleva essere sicuro che ogni dichiarazione del pentito si potesse provare attraverso i necessari riscontri che poi il nostro nucleo doveva cercare. Falcone era ossessionato dai riscontri — ripete Ortolan — diceva: “Altrimenti, fanno passare per matto me e pure il collaboratore” ». Quelle parole su Berlusconi rimasero nell’appunto. E Mannoia non ha più voluto affrontare l’argomento, neanche al processo Dell’Utri.
«Quando ho saputo del foglio ritrovato mi sono stupito — dice il poliziotto — non pensavo che fosse ancora in giro. Anche perché, spesso, Falcone strappava i promemoria. Invece, le parole su Berlusconi mai verbalizzate sono rimaste nel suo ufficio di Palermo. Lo dimenticò, quell’appunto? O, forse, volle lasciarlo a futura memoria?».
Un altro indizio, per provare a capire: in quale giorno Mannoia parlò di Berlusconi a Falcone? Ortolan ricorda che nel capitolo delle aziende che pagavano il pizzo Mannoia mise la Lodigiani, per un appalto in Calabria. Se ne parla nel verbale del 6 novembre 1989, quello in cui il pentito racconta degli attentati fatti dai boss nella sede milanese della Lodigiani. All’epoca, Falcone non era più giudice istruttore, da quindici giorni era diventato procuratore aggiunto, incarico ricoperto fino al febbraio 1991.
« Il dottore Falcone si fidava di me — racconta ancora Ortolan, che sta scrivendo un libro su quegli anni — si fidava perché non ero siciliano e perché all’epoca non sapevo nulla di mafia, a volte sbagliavo a scrivere i nomi, e mi prendeva in giro » . Dall’ottobre 1989 al giugno 1990, l’ispettore diventa l’ombra di Mannoia, che è nascosto in una caserma di Roma. In una di quelle interminabili giornate, Ortolan chiede al pentito di Berlusconi: «La storia mi aveva incuriosito – spiega l’ex investigatore – Mi disse: “Andate a vedere come ha fatto i primi soldi”. Non aggiunse altro». E da allora Mannoia non ha più parlato di Berlusconi.

 

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