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Addio Ius soli nell’aula deserta:116 presenti su 319 al Senato! Destra e M5S disertano, molti i parlamentari già in vacanza

EMANUELE LAURIA,
ROMA
L’estrema occasione di dare un segnale sullo Ius soli è stata snobbata dai senatori già con il trolley pronto. L’inglorioso cammino della legge sul diritto di cittadinanza si ferma all’antivigilia di Natale, qualche minuto dopo il sì alla manovra, quando il leghista Roberto Calderoli – autoproclamatosi killer delle norme – chiede la verifica del numero legale. La conta, in modo impietoso, mette a nudo la mancata volontà di Palazzo Madama di portare avanti il provvedimento: 116 presenti su 319. Tutti a casa, in attesa dello scioglimento delle Camere, con il presidente Pietro Grasso che solo pro forma riconvoca i lavori per il 9 gennaio. C’è l’attesa diserzione del centrodestra e soprattutto dei 5Stelle, che alla Camera si erano astenuti e qui si nascondono in blocco: 35 assenti su 35. I centristi che potevano fare la differenza si dileguano: nel gruppo di Ap presente solo un senatore su 24. Ma le polemiche, alla fine, colpiscono anche il Partito democratico, che per quasi un terzo è fuori dall’aula: 29 su 98 danno forfait, compresi i tre che sono in missione. Ce n’è abbastanza perché la sinistra che invece non marca visita scagli le sue frecce: «Esito prevedibile e ignobile », afferma la capogruppo di Sinistra italiana ( esponente di LeU) Loredana De Petris, che mette Pd e M5S sullo stesso piano: «Hanno fatto prevalere calcoli meschini » . Arturo Scotto twitta: «I 29 assenti fra i dem somigliano tanto ai 101 di quattro anni fa».
In realtà, anche se il Pd avesse votato in modo compatto, l’aula non avrebbe raggiunto il numero legale. E, in ogni caso, se i lavori fossero proseguiti, il governo avrebbe dovuto mettere una rischiosissima fiducia per superare l’ostruzionismo dell’opposizione. Ma quei banchi vuoti, attorno a una legge-bandiera, fanno comunque discutere. Fra gli assenti ci sono volti noti del Partito democratico: i ministri Minniti e Pinotti, Nicola La Torre, Vannino Chiti, Stefano Esposito, Pietro Ichino, Linda Lanzillotta, e ancora Fattorini, Lepri, Marani, Pagliari, Pizzetti, il segretario d’aula Francesco Russo. « Sono andato via dieci minuti prima del voto – dice Esposito – avevo un volo alle 14,40. Bastava guardare l’aula per capire che il numero legale sarebbe mancato a prescindere. E c’era chi, dovendo raggiungere mete lontane, anche all’estero, ha ritenuto inutile restare. L’unico dato certo che ci consegna questa storia è che al Senato non c’era la maggioranza per sostenere lo Ius soli. E non per colpa del Pd » . La Torre la spiega così: « Avevo 38 di febbre e sono scappato. Se mi si vuole incriminare per aver fatto cadere una legge su cui mancavano comunque i numeri, non c’è problema » . Vannino Chiti è rimasto a Pistoia: « Avevo la cerimonia per gli auguri di Natale del sindaco di centrodestra. Rispetto istituzionale voleva che non mancassi. Avevo comunicato la mia assenza. Detto ciò, se si voleva veramente approvare la legge, bisognava pensarci a giugno, non all’ultimo minuto della legislatura».
La vicenda, insomma, non manca di creare malumori all’interno dello stesso Pd: il senatore Luigi Manconi, che aveva incontrato il premier Gentiloni per sollecitare il provvedimento e ieri ha concluso il suo digiuno ammettendo «il fallimento », parla di «colpevole trascuratezza da parte del Partito democratico. Un provvedimento come questo – dice Manconi – non meritava una gestione sciatta e una fine dozzinale. Poi, è chiaro, ad affossare la legge è stato M5S: diversi senatori mi avevano confessato la loro adesione incondizionata allo Ius soli, ma non c’è stato un solo dissenso rispetto alla linea del loro partito » . La collega Monica Cirinnà, altra grande sostenitrice della legge, non dà colpe al Pd: «Si sapeva già da venerdì sera che Calderoli avrebbe utilizzato l’algoritmo degli emendamenti a pioggia per bloccare le norme » . Ed è lo stesso leghista, in serata imitato da Salvini, a celebrare il funerale dello Ius soli: «Morto e sepolto. Una mia vittoria ».
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