“La donna delle nevi”   di Claudia Morgoglione che recensisce FIORI SOPRA L’INFERNO

Schermata 2018-01-07 alle 20.00.14TITOLO: FIORI SOPRA L’INFERNO AUTRICE: ILARIA TUTI
EDITORE: LONGANESI PREZZO: 16,90 EURO PAGINE: 372
Un funzionario di polizia al femminile per il debutto noir (femminile) più atteso del momento Un’escalation criminale che ha conquistato un maestro del genere, Donato Carrisi, tra il gelo delle Dolomiti e quello dell’anima Pronti a tuffarvi nel mondo criminale del commissario Teresa Battaglia?
Il freddo che ti gela le ossa. La neve che rende pesanti i passi, appannati i pensieri. Il bosco come rifugio del male.
La ferocia dei predatori, che si specchia nella spaventosa impassibilità del paesaggio. E un senso di minaccia, di terrore, che avvolge i personaggi: buoni e cattivi, protagonisti e comprimari. Compresa lei, la montagna, luogo quasi mitologico dove tutto comincia e tutto finisce.
È questa l’atmosfera che Ilaria Tuti riversa a piene mani, e a tinte inevitabilmente forti, nel suo romanzo d’esordio Fiori sopra l’inferno. Una scommessa noir al femminile che, ancora prima della sua uscita italiana (per Longanesi), è diventata un caso editoriale: all’ultima Fiera di Francoforte i diritti sono stati venduti in una quindicina di paesi, tra cui Germania, Francia e Spagna. Segno che gli addetti ai lavori di mezza Europa puntano su questa scrittrice che vive a Gemona del Friuli, voleva fare la fotografa, ha studiato economia, ha lavorato come illustratrice ma è stata folgorata sulla via del thriller.
Spinta anche dall’ammirazione per Donato Carrisi, un altro autore molto amato all’estero che pubblica — guarda caso — per la sua stessa casa editrice. Sospeso tra anni Settanta e giorni nostri, tra un oscuro passato austriaco e l’ambientazione attuale sulle Dolomiti friulane, il libro parte quasi subito con un delitto sottozero, scoperto in un intrico di alberi e rocce. La vittima è un uomo che vive nel vicino (e immaginario) paesino di Travenì, e l’assassino ha allestito la scena del crimine con precisione assoluta, scenografica, teatrale. È l’inizio di un’escalation di violenza. Su cui indaga una commissaria con la vocazione da profiler, che si impone già dalle prime pagine come personalità dominante della storia: si chiama Teresa Battaglia, e nasconde un segreto che potrebbe pregiudicare la sua vita professionale. Del resto di segreti, in questo scorcio nordico e gelido d’Italia, ce ne sono tanti.
Alcuni sono crimini, altri semplici misfatti.
E solo l’inchiesta, decisa ma umanissima, condotta dalla poliziotta riuscirà a scioglierli. Alcuni, almeno.
Quelli legati agli omicidi. Perché invece il mistero dei luoghi, della follia che li abita, resta. Così come l’inquietudine, che non abbandona mai le pagine.
Il romanzo, certo, non è privo di difetti. Per esempio la scrittura, almeno nei momenti descrittivi, dovrebbe essere più asciutta: il contesto già forte si presterebbe per contrasto a un linguaggio secco, sulla scia dei grandi noir americani. Ma si tratta di un peccato veniale. Perché Ilaria Tuti sa conquistare e mantenere alta l’attenzione dei lettori: ed è questo tutto ciò che chiediamo a un thriller.

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