daRepubblica CRONACA Cassino “Stuprata da papà”, lui si uccide La madre: era tutto da provare

L’uomo allontanato da casa dopo che la 14enne aveva raccontato le violenze in un compito La moglie: sono arrabbiata, troppe falsità. Ma alle figlie diceva di non restare sole con lui
lorenzo d’albergo,
Dal nostro inviato
roccasecca ( frosinone)
Senza vita, con il collo stretto da una corda legata all’inferriata dell’antica chiesa di San Tommaso d’Aquino, che dal 1325 osserva dall’alto il paesino di Roccasecca. Così, alle 9.30 di ieri mattina, è stato ritrovato il poliziotto della penitenziaria descritto come un orco dalla figlia 14enne in un tema consegnato ai suoi professori il 5 dicembre. Il 53enne, davanti alle accuse della procura di Cassino che lo aveva iscritto nel registro degli indagati per violenza sessuale, si è tolto la vita. Dal 23 dicembre, come deciso dal gip del tribunale frusinate, un braccialetto elettronico lo teneva lontano da quella casa in cui avrebbe abusato ripetutamente della figlia più piccola.
Da ieri lo scenario si è rovesciato. Il secondino, che pure stava provando a raccogliere elementi a sufficienza per difendersi, non c’è più. Si è ucciso quando la storia dei trattamenti riservati alla figlia minorenne, l’ultima di cinque, ha iniziato a correre di bocca in bocca. Ha deciso di farla finita quando ha capito di essere destinato a finire dall’altra parte delle sbarre, in balìa degli ex colleghi e del resto della popolazione carceraria.
Il tracollo è stato rapido per la guardia, che tutti conoscevano come un uomo « mite » nonostante i problemi con l’alcol — la birra al bar di fronte a casa era una consuetudine — e le decine di euro spese alle slot machine. Nessuno si aspettava un’uscita di scena tanto fragorosa. Neppure il fratello, con cui viveva ormai da un mese: « Non aveva dato alcun segnale di cedimento. Domenica pomeriggio, saranno state le quattro, è uscito e non è più tornato. Non mi sono insospettito, spesso dormiva fuori. Poi mi hanno chiamato i carabinieri… Sono rimasto paralizzato » . Come la moglie. Dopo aver denunciato il compagno, ieri ha preso le sue difese. Giaccone scuro, capelli neri, il volto rigato dalle lacrime, uscendo dall’obitorio si è sfogata così al Gr1: « Sono state dette cose non vere. Quello che avete detto ha portato a questo. Non si sapeva ancora se fosse tutto vero».
La versione della signora, sostenuta dalle figlie più grandi, va inquadrata in un’indagine complessa. Il caso esplode il 5 dicembre: la 14enne consegna il tema e rivela violenze irriferibili alla sua professoressa. La docente convoca l’alunna, che davanti al preside conferma tutto: «Mia madre mi aveva detto di non restare sola in casa con papà». Un terrore strisciante, sempre presente. Ma mai confessato prima: « Ho paura di rovinare la famiglia », scriveva nel tema.
Il dirigente scolastico, a quel punto, convoca la madre. Altra ammissione. Anche davanti alla polizia: « È tutto vero. Non lo perdonerò mai. Ma mi aveva promesso che non avrebbe più fatto cose del genere » . Si riferisce a episodi simili subiti da un’altra figlia, ora 28enne. Approcci spinti, troppo per un papà. È il 7 dicembre e, assieme a un’altra delle cinque figlie, la donna formalizza la denuncia. Ma subito arretra: «Il rapporto con mio marito è normale e sereno » . Qualche discussione sui conti di casa, per i rientri da ubriaco di lui. Nessuna violenza.
Gli agenti del commissariato di Cassino, però, tirano dritto. E al pm Roberto Bulgarini Nomi dipingono un quadro a tinte foschissime. I poliziotti nell’informativa confermano che le violenze ci sono state, anche se la madre — la stessa che da ieri assicura che a uccidere il marito sono state le falsità della stampa — lo ha saputo solo dopo il tema. Quando anche un’altra delle figlie si è fatta avanti: «La mia sorellina mi ha detto che lui si infilava spesso nel suo letto».
Il 23 dicembre il gip accoglie la proposta della procura. Arriva il braccialetto elettronico e e il giudice parla di « sudditanza psicologica » della 14 enne nei confronti del padre. Sostiene che l’agente della penitenziaria abbia «un’indole subdola e manipolatrice » . Ma lui respinge ogni accusa. «Sono innocente » , spiega al magistrato ( lo stesso che avrebbe dovuto affrontare per l’incidente probatorio), per poi avvalersi della facoltà di non rispondere. Un silenzio da cui ora non si può più tornare indietro.
Le indagini, filtra dalla procura di Cassino, finiscono qui. Nessun altro approfondimento. Certo è che nessuno in tribunale si aspettava il suicidio: «La misura cautelare — questa la versione che rimbalza tra le aule — è stata scelta per tutelare la 14enne. Il padre non aveva dato segni di cedimento». O era riuscito a nasconderli anche al suo legale: «Non si dava una spiegazione per quelle accuse — dice l’avvocata Antonietta Di Tano — poi il caso è esploso. L’ho chiamato, ma oggi (ieri, ndr) il telefono squillava a vuoto. Poi ho saputo del suicidio». Dai siti d’informazione e dai social, proprio come le figlie del 53enne. Che, però, hanno già deciso da che parte stare: «Vogliamo proteggere nostra sorella — hanno spiegato agli amici dopo una riunione di famiglia — farle capire che non ha sbagliato con quel tema. Scrivere, a volte, è più facile che parlare».
— (ha collaborato Clemente Pistilli)

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