Sui vagoni fuori controllo Un minuto di terrore “Correvamo sui sassi”

Per mettersi in salvo molti passeggeri hanno spaccato i finestrini “Di colpo abbiamo sbandato, poi un boato e la carrozza è volata via”
BRUNELLA GIOVARA MASSIMO PISA,
Dai nostri inviati
PIOLTELLO
Come un’allucinazione, un minuto infinito. «Il mio vagone che saltava e oscillava, ho pensato adesso muoio, con tutte le cose che ho da fare, poi ho sentito che stavano piovendo degli asteroidi su di noi, che ci colpivano da tutte le parti, mi sono aggrappato al sedile, ero su una giostra impazzita. Lei pensa che sono matto, eh?». Matto no.
Filippo con il collare ortopedico che lo strozza, poca voce, sopravvissuto all’ottovolante che fino a un attimo prima era un treno locale, è perfino sereno: «Ho fatto il numero di mia moglie e non riuscivo a parlare, ero afono, lei diceva parla parla e io niente. Ce l’ho fatta, sono vivo, va tutto bene. Potevo morire. Non è successo. Sono forte, io, mi sono tenuto con tutte le mie forze mentre il vagone ballava, avevo paura di cadere, c’era anche del fumo e un odore forte di ferro bruciato, era un brutto film, dentro c’ero anche io». Fuori c’è il buio delle 7, una massicciata, cartocci di vagoni. Grida. Sangue. «E i cavi che penzolavano fino a terra, mi sono detto: sei sopravvissuto fin qui, povero pendolare che sei, non vorrai mica morire folgorato, adesso?».
Seduto nella palestra di Segrate, dove in un amen hanno smontato la rete della pallavolo e allestito una delle due unità di crisi, Filippo aspetta il suo turno come “non urgente”. Andrà in ospedale più tardi, smaltita «la botta di adrenalina tremenda che mi è venuta, ce l’avevo a mille, non sentivo niente e mi sentivo fortissimo. Che botta ragazzi. Mi ha telefonato Robi, il mio capo del magazzino, e mi ha detto: non vieni? Allora gli ho detto che ero sul treno di Pioltello, sai Robi cosa è successo, però sono vivo». Come i tanti che per uscire rompono i finestrini, saltano, prendono le pietre e rompono gli altri vetri, per fare uscire tutti.
Magazziniere, residente a Monticelli d’Ongina nel piacentino, quel treno è il suo rito quotidiano di pendolare: «Ogni giorno mi sveglio alle 4,50 per andare a prendere il treno a Cremona, e la vita che faccio la so solo io. Poi la suburbana per Arluno, e alla fine arrivo in azienda».
Come lui gli altri reduci, seduti con un succo di frutta in mano.
«Chi può camminare vada a destra — ordinano — e aspetti il pullman per Lambrate. I familiari delle vittime di qua».
Tutti hanno sentito quel rumore di pietre che colpivano i vagoni, la carrozza di mezzo che di colpo sembrava correre per conto suo, sganciata dai binari, sulle pietre della massicciata, il boato del carrello che trova un ostacolo, si stacca, e vola tutto.
Due sedie più in là un uomo con la barba ripete «sto bene bene bene, sto molto bene, sì, sì», ma batte i denti e suda, «sto benissimo, potevo morire eh, ma adesso va molto bene». Chiude gli occhi, piange, smaltisce. A chiedergli cosa è successo, nel vagone numero due dove viaggiava tranquillo, spalanca gli occhi«Il botto sì, una scivolata lunga che non finiva mai, penso di essere svenuto ma non sono sicuro». Se lo portano via in barella.
Leke, muratore albanese di 43 anni, crollerà tra poco. È nella lista dei meno gravi, dei contusi, di quelli sotto shock. Lo siamo tutti a vedere sfilare le barelle dei feriti più gravi, con gambe che spuntano disarticolate da sotto i lenzuoli. Leke ha avuto molta paura, e ha anche visto: «Una donna morta, l’ho capito subito da come era». E cosa è successo?
«Di colpo è stato come scivolare sulle pietre, sentivo dei colpi, sarà durato 500 metri, o più, il treno è sbandato, ho sentito puzza di bruciato e ho pensato: Leke, sei morto, sei arrivato fin dall’Albania per venire a morire in Italia». Invece scende sulla massicciata, dove ha visto «un’altra donna che si teneva su il braccio, che pendeva e sembrava morto. Urlava tanto, ma io non sapevo cosa fare per lei. Mi sono seduto lì a pensare un po’». Poi, a quel punto, ha visto arrivare «un vigile del fuoco, di corsa, veniva verso di noi. Era solo, forse era il primo e veniva a salvarci, è stato un momento bellissimo». Nessuno di loro lo dimenticherà.
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Un pensiero su “Sui vagoni fuori controllo Un minuto di terrore “Correvamo sui sassi”

  1. Poi una carrellata di politici a dire che tutto va bene, che sono stati investiti un sacco di soldi per la messa in sicurezza delle ferrovie ma i pendolari di trenord (mia figlia compresa) sanno bene come stanno le cose. Hanno investito nell’alta velocità e i treni dei pendolari sono allo sfacelo. Questa è “l’Italia in seconda classe”.

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