Gli avvocati di Giampy Tarantini ricorrono alla Corte Costituzionale contro la legge Merlin

Le escort di B. portano la Merlin alla Consulta

I giudici di Bari inviano gli atti a Roma: Tarantini fece solo incontrare “domanda e offerta”

Il processo sulle escort portate nelle residenze private di Silvio Berlusconi arriva davanti alla Corte costituzionale. La Consulta potrebbe teoricamente ribaltare, a distanza di sessant’anni dalla sua approvazione, parte della legge Merlin sulla prostituzione, sulla quale si basano molte delle accuse agli imputati nel “processo escort”. È quanto deciso ieri dalla Corte d’appello di Bari, che ha accolto le richieste degli avvocati Nicola Quaranta, Raffaele Quara, Ascanio Amenduni e Nino Ghiro, difensori di Gianpaolo Tarantini e Massimiliano Verdoscia, imputati – oltre che per altri reati, nel caso di Tarantini – per favoreggiamento e reclutamento della prostituzione, per aver fatto da intermediari tra le escort e l’ex premier, tra il 2008 e il 2009.

I giudici dell’appello hanno ritenuto “non manifestamente infondata” la presunta illegittimità costituzionale della Merlin, nella parte in cui dispone che il favoreggiamento e il reclutamento siano previsti come reato anche quando la scelta della prostituzione – come nel caso delle escort – avvenga in maniera libera e volontaria.

IL RIFERIMENTOè all’articolo 3 della Merlin, che potrebbe essere in contrasto con diversi principi costituzionali, a partire dal riconoscimento “dei diritti inviolabili” dei cittadini (art. 2), in cui i giudici fanno rientrare “la libera scelta” di prostituirsi, fino all’u guaglianza davanti alla legge (art. 3) e alla libertà “dell’iniziativa economica privata” (art. 41).

“La legge Merlin – si legge nell’ordinanza – è stata concepita in un’epoca storica (fu approvata nel 1958, ndr) in cui il fenomeno della prostituzione professionale delle escort non era di certo conosciuto e neppure concepibile”. Per questo adesso sarebbe necessario rivedere alcuni reati: “Il contesto (…) impone di configurare come lecite quelle forme di interazione” , rendendo “inesigibile la penale illiceità” nei confronti dell’intermediazione tra escort e clienti (reclutamento) o del favoreggiamento. “Trattasi – scrivono i giudici – indubbiamente di una ghettizzazione indebita del libero esercizio di una peculiare forma di lavoro autonomo”.

Ci si riferisce qui a quel lavoro autonomo un tempo noto come “lenocinio” e da ieri come “interferenza di terzi” che si colloca “all’interno del libero incontro sul mercato del sesso tra domanda e offerta” e va “a supportare il preminente interesse delle escort a segnalarsi”. Attività – qualunque ne sia la forma (selezione della lavoratrice, consigli utili al buon esito della serata, eccetera) – che i giudici inquadrano senz’altro “nella fase esecutiva della prestazione di servizio”. Nessun profilo dubbio invece, secondo la Corte d’appello, per quanto riguarda i reati di induzione alla prostituzione e del suo sfruttamento: la Consulta non sarà chiamata a intervenire.

GLI AVVOCATI di Tarantini e Verdoscia avevano già chiesto in primo grado un rinvio alla Consulta, che non era stato concesso. Per la prima volta la Corte dovrà adesso decidere sulla costituzionalità dei reati di favoreggiamento e reclutamento della prostituzione, dopo che nel corso degli anni la stessa Consulta era stata chiamata in causa varie volte per chiarire altri aspetti controversi della Merlin, come la punibilità dei gestori degli alberghi che tolleravano la prostituzione o la legittimità del raddoppio della pena per chi induca a prostituirsi ragazze minori di 21 anni.

CON LA DECISIONE di rimandare il caso alla Corte è stata sospesa la parte del processo relativa ai capi di imputazione oggetto della presunta incostituzionalità. Oltre a Verdoscia e Tarantini (l’imprenditore barese accusato di aver fatto da tramite tra 26 giovani donne e l’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi per gli incontri nelle sue residenze private), sperano in un ribaltamento altre sei persone, imputate nello stesso processo di Bari. Tra loro ci sono anche Sabina Began, l’Ape regina dei party di palazzo Grazioli, e Pierluigi Faraone, promoter amico di Tarantini.

Sempre a Bari rischia grosso anche lo stesso Berlusconi, che potrebbe finire a processo per induzione a rendere false dichiarazioni alla giustizia, con l’accusa di avere pagato Tarantini – tramite Valter Lavitola – perché mentisse ai pm baresi che indagavano nel processo escort.

Favoreggiamento? C’è stata, dice la Corte, “una ghettizzazione di questa forma di lavoro autonomo”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...