da Repubblica: Il personaggio.” Ritratto della Ginzburg. Inchiesta su Natalia scrittrice riluttante” di PAOLO MAURI

t e r z a p a g i n a
Da dove comincia una vita? Dalla data di nascita, da quella dei genitori? O ancora prima?» Ecco le domande con cui Sandra Petrignani apre la sua laboriosa inchiesta sulla storia di Natalia Ginzburg, venuta al mondo a Palermo, dopo tre fratelli e una sorella, il 14 luglio del 1916. Il padre, lo scienziato Giuseppe Levi, ebreo triestino, aveva avuto un incarico all’Università, ma la famiglia lascerà la Sicilia poco dopo, quando Natalia ha tre anni, per tornare a Torino. È una curiosità: per cercare di capire i segreti della scrittrice, Petrignani fa fare un oroscopo, dopo aver sperato (ma invano) di trovare un eventuale oroscopo confezionato per l’amica autrice di Lessico famigliare da Cesare Garboli, per così dire, privato cultore della materia. Ma perché un oroscopo?
Forse, azzardo, perché quello che si ricava dai documenti, dai libri, dalle lettere e dai luoghi, non soddisfa fino in fondo il ricercatore lasciando in ombra qualcosa di inafferrabile. A parte il pensiero magico, credo che Petrignani in questo saggio-racconto molto documentato, abbia scelto di rivivere l’esistenza della scrittrice che aveva nei suoi ultimi anni conosciuto e un po’ frequentato: un lungo viaggio, materiale e mentale, che dopo un flash dedicato al momento della morte, torna all’inizio di tutto, alla Sicilia, per visitare la casa dei primi tre anni. L’attuale proprietario la accoglie bene: ha letto Lessico famigliare, dove l’ appartamento di Palermo è ricordato per la sua luminosità ma sono ricordi della madre, non di Natalia. Si comincia con una presenza-assenza, una situazione che si ripete molte volte, un po’ per la ritrosia della Ginzburg, un po’ per le circostanze che vedono sempre qualcuno rubarle la scena, magari senza intenzione. Accadrà con Leone Ginzburg e poi con Pavese, con Calvino e un po’ anche con Garboli. Leone la scopre scrittrice e la aiuta a pubblicare il suo primo racconto suSolaria. Si sposeranno e avranno tre figli. Condannato al confino a Pizzoli, in Abruzzo, Leone morirà per mano delle SS a Regina Coeli nel ’44. E Petrignani va a Pizzoli, anzi scopre che una sua amica è nata lì e l’aiuta a ricostruire gli anni di confino rintracciando i pochi testimoni.
Parlare di Natalia Ginzburg vuol dire parlare di Einaudi, la casa editrice fondata di fatto da Leone, per la quale lavorò, con qualche intervallo, tutta la vita. Era l’unica donna in un gruppo di intellettuali di grande livello, ma non ebbe subito incarichi di rilievo. Se questo è un uomo di Primo Levi passò anche per le sue mani, quando, nel ’47, Einaudi lo bocciò, ma non fu lei a bocciarlo. Come scrisse a Riccardo Chiaberge molti anni fa, non le era all’epoca ancora possibile decidere le sorti di un libro e fu dunque Pavese a decretare che in quel momento la casa editrice non voleva memorie partigiane o di sopravvissuti ai campi. Fu invece lei, anni dopo, a sostenere la pubblicazione del Diario di Anna Frank.
Fatalmente Petrignani non può trascurare il gruppo einaudiano e dunque racconta anche Calvino, Pavese, Einaudi stesso. Le loro storie si intrecciano. Anche se non è a Pavese che Calvino deve l’idea del ragazzo che sale su un albero e non vuole scendere più: era stato Salvatore Scarpitta a compiere l’impresa in America e l’aveva poi raccontata a Calvino, una sera alla trattoria Menghi di via Flaminia.
La Ginzburg è molto provata dal suicidio di Pavese e le resta impressa (nel Mestiere di vivere) la frase: «Passavo la sera seduto davanti allo specchio per tenermi compagnia». Lo specchio, ecco il riferimento ideale al quale vanno i pensieri di Natalia. Uno specchio, che rifletta il cielo, che sappia cogliere la realtà. Questo, pensa, deve essere la sua narrativa, che sempre più si orienta nello studio delle relazioni famigliari fino al ritratto della famiglia Manzoni… Intanto da Torino, Natalia si è spostata a Roma. Ormai è un’autrice di successo. Va ad abitare nella casa di Campo Marzio con Gabriele Baldini, suo secondo marito, noto anglista e scrittore. Anche Gabriele morirà presto. È lunga la collezione di grandi dolori che la Ginzburg ha dovuto patire. Sorprende quasi la breve relazione durante un viaggio in Polonia, alla fine degli anni ’40, con Salvatore Quasimodo. Petrignani ha intitolato questo ritratto La corsara, pensando probabilmente agli scritti corsari di Pasolini, perché anche lei aveva spesso espresso opinioni controcorrente. Per la verità la Ginzburg aveva semmai il problema di essersi sempre sentita inadeguata, da quando di sé da giovane scriveva di essere una “scopacessi”, fino al momento in cui, entrata in Parlamento aveva detto anche a Berlinguer di sentirsi poco all’altezza del compito. Lui aveva ribattuto che tutti lì erano inadeguati. Si era sempre battuta per la verità, leggendola dentro se stessa ed opponendo al mondo la sua ritrosia a comparire, il suo preferire, sempre, il silenzio.

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