da Repubblica: Intervista a Sironi, regista di Montalbano: “Con Camilleri ogni tema diventa mito” di ALESSANDRA VITALI,  

ROMA
Ormai è una tradizione.
«A mezzogiorno ci siamo incontrati in Rai, il produttore Carlo Degli Esposti, il gruppo di lavoro. Abbiamo brindato. Lo facciamo sempre quando gli ascolti sono buoni.
Stavolta un po’ di più». Alberto Sironi è il regista del Commissario Montalbano dal 1999. Suo anche Amore, su Rai 1 il 19. La giostra degli scambi, lunedì, è stato l’episodio più visto di sempre: 11 milioni 386 mila telespettatori, 45,1% di share. Un trionfo social l’escamotage di tenere “in vita” uno dei personaggi più amati, il medico legale Pasquano. L’attore che lo interpretava, Marcello Perracchio, è morto a luglio. Nel film viene citato, mai mostrato.
Il commissario ha usato l’aggettivo “insostituibile”. È così anche per voi?
«Nei due episodi precedenti Marcello era già malato. Aveva difficoltà a muoversi ma lo avevamo ripreso seduto. Lo scorso anno non era più in grado. L’unica era toglierlo dalla scena ma parlarne.
Con Camilleri abbiamo deciso di ritirare fuori l’uomo della Scientifica e usarlo come tramite fra Montalbano e Pasquano. Ma serve una soluzione: sono gialli, un medico legale è necessario».
Perracchio era di famiglia.
«Somigliava al personaggio. La sua capacità di distruggere un vassoio di cannoli era proverbiale.
Non poteva mangiare dolci, gli portavamo i cannoli senza zucchero con la ricotta magra: diventava una iena, voleva quelli veri. Era gentile, un bravissimo attore di teatro».
Camilleri come ha commentato gli ascolti?
«Su queste cose non ha mai reazioni colorite. Ha detto “va bene, grazie”.
Il merito è della sua scrittura, ha le orecchie aperte sui problemi del paese. La giostra degli scambi, anche se di sbieco, parla di violenza sulle donne. Andrea porta questi temi sul piano del mito. Il pubblico ritrova un mondo con la teatralità delle piazze, il mare meraviglioso, l’ocra dei templi, uomini che amiamo e che si capiscono fra loro».
Il pubblico li adora.
«Andrea ha costruito un gruppo pieno di sfaccettature. Catarella il fool, Fazio lo scudiero pronto a dare la vita, il vice, un bell’uomo con un debole per le donne. Si rispettano, si aiutano, si vogliono bene».
Il commissario è più maturo, le storie sono più profonde, c’è meno azione.
«Camilleri scrive romanzi più scuri, pieni di ombre. Anche Zingaretti ha un atteggiamento più riflessivo.
Una volta Andrea disse: “Voglio portarlo con me sull’orlo dell’abisso”. Fermo restando che il commissario si prende ancora le sue arrabbiature. Poi si tuffa in mare e l’occhio va sempre più in alto, come lo sguardo di Dio che osserva le nostre miserie».
È cambiata anche l’Italia.
«I temi sono diversi. Non più solo le ammazzatine di mafia, il boss che rispetta l’uomo di legge come succedeva a Falcone. Nel prossimo film c’è molto nero nel modo di osservare l’amore. Camilleri rappresenta un’Italia dolente: i giovani, la disoccupazione, l’immigrazione».
Oggi Montalbano si twitta, si commenta sui social.
«Con i social ho lo stesso rapporto che il commissario ha con il computer: non li so usare. Ma sono felice perché aumentano i giovani, noi cerchiamo di fare film che interessino anche le nuove generazioni. Forse ci aiuta il fatto che ne facciamo due l’anno.
Con trentadue pezzi in vent’anni abbiamo trascinato un pubblico che ci aspetta e ci vuole bene».

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