da Repubblica, i buoni esempi: Il maestro che fa amare la matematica (senza i numeri)

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Sopra il maestro Camillo Bortolato con la “Linea del 20”, uno degli strumenti che ha costruito per somme e sottrazioni.

Schermata 2018-02-24 alle 12.41.11.pngilaria venturi, roma

 

«Non sopportavo vederli star male a causa dei numeri», allarga le braccia Camillo Bortolato. Tutto qui. Il maestro che s’è inventato un modo alternativo per insegnare la matematica ai bambini è partito scendendo dalla cattedra, osservando occhi smarriti e balbettìi nel far di conto coi programmi tradizionali, « quelli che imperversavano negli anni 70, come la teoria degli insiemi, quell’approccio tutto concettuale alla matematica che andava molto di moda » . Ne ha visti passare tanti di bambini tra i banchi in 42 anni di scuola alle elementari in due piccoli comuni in provincia di Treviso: Zero Branco e Quinto, due nomi un destino. «I paesi della mia prima scuola e in cui ora abito: sembra che io avessi una predestinazione per i numeri», sorride. È nato così il suo personalissimo metodo analogico raccontato nel libro, appena uscito per Mondadori, Lettera a un bambino che ha paura della matematica. Il metodo del maestro ora in pensione, 64 anni, laureato in Pedagogia a Padova, si basa sul calcolo mentale: prima vedi i numeri, poi li scrivi; prima vengono le immagini ( 100 è un armadio pieno di palline, 1000 è una casa di dieci armadi) poi arrivano i simboli. « Mio nonno era analfabeta, ma bravissimo nel calcolo: visualizzava le cose da contare». Una sfida, in cui tanti docenti si sono cimentati, per una materia “bestia nera” a scuola. Come si può far amare la matematica tra i banchi? La Francia ha appena svoltato: il modello Singapore, il Paese che sforna i migliori studenti al mondo nelle materie scientifiche, è stato suggerito a Macron da Cédric Villani, il deputato insignito della Medaglia Fields, il Nobel della matematica. Il Regno Unito ha investito lo scorso anno 41 milioni di sterline per addestrare gli insegnanti sul metodo asiatico che usa rappresentazioni simboliche del concetto matematico. Bortolato si è costruito dal basso («e in solitudine ») l’approccio alternativo ispirato alla didattica montessoriana e che negli ultimi anni, grazie al passaparola, a laboratori in tutta Italia e ai manuali editi da Erickson, ha raggiunto oltre un milione di alunni della primaria. La sintesi è in questa lettera- pamphlet dove l’artigiano dei numeri parla ai bambini per raggiungere in realtà insegnanti, genitori e ministri. « Insegno un modo naturale di apprendere. Tutto il senso della matematica sta nel biberon dove il latte sale e scende» spiega. Per affinare l’intuizione ha fabbricato con le sue mani tanti strumenti come la “linea del 20”, una sorta di pianola coi tasti che sembrano le dita di una coppia di mani per far fare al volo addizioni e sottrazioni. Le tabelline? S’imparano con schede in cui ad ogni operazione è associata un’immagine: sei per quattro? I bambini trovano un gatto accanto al risultato, fa pure rima.

« Così si dà spessore emotivo ad ogni soluzione — racconta — Il calcolo scritto va bene, ma gli insegnanti devono essere consapevoli che è uno strumento cieco. Il calcolo mentale si basa invece sulle analogie. Prima deve arrivare l’ambito semantico, ovvero il mondo della realtà. Poi quello sintattico: le cifre. Mentre a scuola quando si insegna la matematica si fa il contrario e questo mette in difficoltà i bambini, spesso etichettati con problemi di discalculia, una giustificazione in realtà dei nostri fallimenti».

In fondo, insegnano gli psicologi, il pensiero logico- deduttivo si sviluppa in adolescenza. Bortolato punta sull’intuizione innata nei piccoli: « Coi metodi tradizionali per insegnare venti cifre ci vuole un anno. Ma se ogni numero è una pallina i bambini impiegano qualche secondo per vederne venti». E così la matematica, ma anche la scuola, non verrà a noia. E non farà più paura. 

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