da Repubblica-Robinson « Una tribù che balla (al ritmo dei libri) »     Reportage di Simonetta Fiori

La ragazza del treno muore dalla voglia di conoscere il tavolo che le è toccato in sorte. Tra poco parteciperà a uno speed dating molto particolare. I suoi corteggiatori avranno mezz’ora di tempo per convincerla, non un secondo di più. Le dita come libellule e il visino saputello da Hermione Granger, Filomena sembra impaziente. Viene da un piccolo paese della provincia di Benevento, Telese Terme, dove le occasioni di incontro scarseggiano. Ecco, ci siamo. Sul tablet compare il diagramma con i vari gruppi. Sarà seduta al tavolo numero 7, insieme al palermitano “Modusvivendi” e “L’amico ritrovato” di Genova. I nomi sono sempre citazioni letterarie o giochi di parola, come a comporre un’immensa grammatica della fantasia. La libreria di Filomena si chiama “ Controvento”, perché così bisogna mettersi quando batte forte il maestrale. Lei come gli altri crede che il tempo delle storie non sia finito. E ora non vede l’ora di cominciare.
Anche perché ad affrettarsi intorno ai diciassette tavoli già addobbati al modo delle cerimonie nuziali saranno Sandro Ferri, Marco Cassini, Antonio Sellerio, Carmine Donzelli, Isabella Ferretti, Martina Testa, Alessandra Mauro e una trentina di capitani coraggiosi dell’editoria che ostinatamente continuano a coltivare una passione culturale e insieme artigianale. Librai ed editori, faccia a faccia. Senza mediazioni mercantili o strategie di vendita. Senza i grafici con i numeri a sei zeri. Senza i gessati grigi e i codazzi alla dottor Tersilli. L’editoria con gli editori, più rari dei cristalli di painite del Borneo. Nei trenta minuti a disposizione di ciascuna casa, si parla di libri e basta. Come nascono, come vengono pensati. Il desiderio, l’attesa. Il rischio. Il corteggiamento disperato degli autori a fronte di assegni irresistibili. Quello che si apre davanti a un centinaio di librai è una sorta di backstage editoriale e anche dell’anima in cui in tanti si affacciano per la prima volta. Voi che dite, ci seguite se cambiamo direzione? Ci state se accanto alla tradizione classica della casa editrice ci muoviamo lungo sentieri inediti? Giovanni Carletti e Lia Di Trapani, redattori di Laterza, cercano di capire fino a che punto ci si possa avventurare. «Il vostro sforzo di novità si percepisce », annuisce convinta Cristina di Canio, la libraia milanese con le braccia tatuate. Anche il Mulino, la casa editrice dei professori, porrà la stessa domanda: il pubblico colto di trent’anni fa non esiste più, inutile far finta di niente. Cosa vi aspettate da noi? Talvolta i tempi di un libro possono coincidere con quelli di una vita. Alessia Graziani, responsabile della varia, racconta che aspettava sua figlia quando propose a padre Enzo Bianchi di scrivere il “ de senectute”. Dalla borsa fa capolino il dattiloscritto arrivato poche ore prima. La sua bambina ora ha sei anni. “ Non bisogna aggiungere giorni alla vita, ma la vita ai giorni”, ammonisce il priore di Bose. Le sorelle Manfrotto di Bassano del Grappa seguono la lettura come ipnotizzate (a proposito, le sorelle in libreria vanno fortissime: le Longo di Ravenna, le Sciacca di Catania, le Pieralice di Roma). Vuoi mettere con le presentazioni frettolose dei promotori editoriali, le schede che scorrono veloci sul tablet, incolori e senza zampilli sentimentali? Benvenuti nella tribù del libro, ovvero Tribùk, l’incontro tra trentasei editori e centocinque librai intorno ai tavoli di Abano Terme. «Il modello è l’americano Winter Institute, solo che là i numeri sono giganteschi», racconta Ferri, che ne è l’ideatore insieme a Cassini e un gruppo di prosivendoli molto attivi. L’avventura comincia nel gigantesco pullman rosso davanti stazione di Padova dove l’autista fa l’appello come a scuola. E come succede con i compagni di classe che ti regalano allegria, un’ovazione accoglie il nome di Rocco Pinto, il libraio lucano che a Torino è un maestro di invenzioni. Un altro boato esploderà qualche ora più tardi in albergo, quando una voce all’altoparlante annuncia che le piscine termali quest’anno resteranno aperte fino alle undici sera.
Ogni libraio ha una storia da raccontare, tra corde pazze e scelte di vita radicali. Sotto i portici, in mezzo al vento, il napoletano Alberto Della Sala racconta la sua. Faceva il librario antiquario, con discreti margini di guadagno, finché s’è accorto che al Vomero non esisteva una libreria. Proprio nel quartiere con il più alto tasso di lettura. E allora ha lanciato l’appello su Facebook, “Io ci sto”. Oggi la libreria “Iocisto” conta cinquecento soci e una novantina di librai volontari che si danno il turno tra gli scaffali. La maggior parte sono donne. L’unico a prendere lo stipendio è Alberto, remunerato con il compenso di un commesso. «Ne ho parlato prima con mia moglie, che era d’accordo. Il nostro tenore di vita s’è ridimensionato, ma io sono orgoglioso di aver fondato una cosa che resta».
Le storie si rincorrono, nel grande salone dello speed dating. Le storie narrate dai libri, tra seduzioni d’amore e scenari grandi e terribili. E le storie delle persone. C’è chi sta per lasciare dopo una vita nell’editoria. Da ventitré anni Renzo Ginepro lavora come direttore commerciale al fianco di Roberto Calasso. È un bel signore alto, dalla voce potente. Presenta il romanzo d’esordio del Nobel Isaac B. Singer, Satana a Goray, con la stesso piglio con cui poterebbe farlo Robert Mitchum. “Una roba forte”. “Seguiteci”. “Non vi deluderemo”. I librai gli danno fiducia perché sanno che anche lui viene dalle librerie indipendenti. Al suo fianco è la giovane donna che presto gli subentrerà, Giusi De Luca, occhi curiosi e modi eleganti. Renzo la presenta con affettuosa cordialità, però chissà quanto gli costa farsi da parte. « Io ti continuerò a chiamare, vero Renzo, mi darai consigli…». Pochi tavoli più in là c’è una vita professionale che comincia. Eva Ferri ha 28 anni, figlia di Sandro e Sandra, famosi nel mondo come editori della Ferrante. Eva parla perfettamente l’inglese, si muove a suo agio nelle redazioni newyorkese e londinese della casa, ed è lo sguardo della e/ o sulla letteratura fantastica. Al momento di presentare ai librai i nuovi autori strappati alla concorrenza — Matt Haig e Kawakami Mieko — la voce del padre tradisce orgoglio e pudore. «Siamo diventati una casa editrice internazionale, per questo all’estero ci danno fiducia». Per fatturati, e/o è diventata la decima impresa editoriale italiana. I librai li ascoltano come se quell’epopea famigliare fosse anche loro. La spillina appuntata sul bavero dell’editore, “ Against Amazon”, è un dogma che qui non si discute.
«Manca un minuto, preparatevi a lasciare il tavolo». La voce di Piero Rocchi, artefice dello speed date, scandisce rigidamente i tempi, insieme al suono della campanella. Arrivederci, grazie, questo è il mio biglietto da visita. «I libri bisogna farli respirare », si raccomanda Carmine Donzelli, consapevole che i suoi saggi crescono dopo un mese e anche due dall’uscita, guai chiuderli dentro lo scaffale. La speranza degli editori più piccoli è di avere visibilità sui banconi, non potendo competere con le vetrine o le colonne di libri appannaggio delle major. È il turno del principe fulvo Antonio Sellerio, stranamente facondo forse perché parla non di sé stesso ma di un romanzo di Robert Menasse ambientato nei palazzi del potere di Bruxelles. Poi arriva una storia vera che nessun autore avrebbe mai voluto raccontare. La storia di una madre che sceglie di uccidersi. È l’ultimo libro autobiografico di Roberto Alajmo. Sul tavolo cade il silenzio, come se ciascuno pensasse alle proprie “gioie irrecuperabili”, quel genere di piaceri — scrive Alajmo — che non siamo in grado di cogliere sul momento, poi però è troppo tardi. La singolare autocoscienza viene interrotta dall’affabile libraia di Monterotondo. «Riuscite a fare libri molto diversi riconducendoli sempre a una stessa cifra», dice rivolta all’editore. Promosso. Avanti un altro.
L’ultima sera si brinda e si balla, in mezzo a una folla di parrucche colorate. Il libro è una festa. E — come direbbe Pennac — può permettersi i suoi groupie, le sue bandierine, le sue majorette, come al congresso di un partito. Il partito dei lettori. « Per il prossimo anno » , racconta Cassini, « sono aumentate le richieste, ma non possiamo superare questi numeri. Così abbiamo deciso di organizzare una Tribùk solo per la letteratura per ragazzi. E un’altra in formato ridotto affiancherà la prossima fiera di Bookpride». Al party finale c’è anche Filomena, la libraia campana che sul treno aspettava ansiosamente di scoprire le carte dello speed date. Con la sua riserva di carburante, domani se ne tornerà a Telese Terme, all’incrocio tra via Cristoforo Colombo e via Magellano. Sempre Controvento, ma forse un po’ meno sola.
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