da Repubblica-Giustizia «La giudice ammette l’errore al convegno: si riapre il processo per pedofilia» di Franco Vanni,

milano
Un padre, condannato per pedofilia, dovrà essere giudicato di nuovo. Domani a Brescia per l’imprenditore 45enne si terrà la prima udienza del processo di revisione, per quel fatto che sostiene di non avere commesso: avere usato violenza alla figlia di due anni. A convincere la corte d’Appello di Brescia a ordinare un nuovo dibattimento è un incidente senza precedenti nella storia della giustizia italiana. Il caso dell’imprenditore — condannato a 7 anni e 6 mesi in primo grado a Como nel 2013, confermati in appello a Milano e in Cassazione — fu trattato il 14 ottobre 2016 in un convegno all’università Bicocca a tema “consulenza tecnica d’ufficio e perizia nella scissione della coppia”. Fra i relatori c’erano il dottor Vittorio Vezzetti, pediatra ed ex consulente del condannato, e Claudia Squassoni, presidente del collegio di Cassazione che rigettò il ricorso dell’uomo. Ascoltata la relazione del medico Vezzetti, la Squassoni dal palco disse: « Se nel ricorso in Cassazione fossero state fatte le eccezioni che ha fatto il dottore, naturalmente avrebbe avuto un risultato diverso » . Peccato che le relazioni di Vezzetti fossero parte del fascicolo. La giudice si difese spiegando che a suo dire non erano state sottolineate nei motivi del ricorso. Ma il meccanismo del rinnovo del dibattimento si era messo in moto.
Il difensore dell’imprenditore, l’avvocato Cataldo Intrieri del foro di Roma, ha presentato istanza di revisione del processo, con conseguente sospensione della pena. Nel luglio scorso è stata accolta. «Abbiamo portato all’attenzione della corte d’Appello di Brescia la sanzione disciplinare inflitta dall’ordine degli psicologi della Lombardia al perito psicologo del tribunale di Como che aveva dichiarato attendibile il racconto della bambina — dice l’avvocato — una perizia considerata errata » . Un secondo elemento di novità è una consulenza di parte, che dichiara inattendibili gli esiti degli accertamenti pediatrici a suo tempo disposti dal giudice sulla bambina. L’imprenditore sarà giudicato dalla Seconda sezione della corte d’Appello di Brescia, presieduta da Claudio Mazza. «Capiremo se saranno adottati criteri scientifici o se di nuovo prevarrà un’emotività portatrice d’ingiustizia», dice Intrieri.

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