da La Lettura: È un dato di Fato: la guerra fa esistere gli eroi Cesare Sinatti ha vinto il Premio Calvino 2016 rileggendo l’epica omerica

L’episodio è antico, ma ormai in pochi lo ricordano. Quando un giovane Odisseo, vinta la corsa su un monte impervio indetta da Icario e tornato con tanto di souvenir sacro a testimoniarlo, può finalmente vedere, stracciati i pretendenti, la bella Penelope, lei gli dice: «Ti aspettavo, sei diventato più alto». Lo fa, almeno, ne La Splendente di Cesare Sinatti, esordio vincitore del Premio Calvino 2016, che rimette in scena il cosiddetto «Ciclo Troiano» in 24 capitoli, tanti quanti i libri dei poemi omerici cui si ispira.

È una battuta che stuzzica chi conosce la cornice mitologica e le tante avventure che attendono anni dopo quel ragazzo multiforme nell’Odissea, preannunciando la lunga attesa di Penelope, ma è anche un esempio di come l’autore usi la mitologia per farne fiction. Non è un «vedi gli episodi precedenti» ma un frequente «conosci già gli episodi successivi» rivolto implicitamente al lettore che stimola un gioco di anticipazioni ed echi mentre ripercorre le vicende. Per evitare equivoci, la Splendente è poi Elena, métissage di umano e divino dalla bellezza irraggiungibile, ma foriera di battaglie: sposa di Menelao a Sparta, rapita da Paride a Troia. Il risultato è la guerra che conosciamo, che Sinatti, dottorando in Filosofia antica nato nel 1991, narra dando una grana umana a tanti degli eroi coinvolti e peso all’incontenibile violenza.

Il dilemma di ogni eroe è ben sintetizzato da una delle tre Moire che rivolgendosi ad Achille gli chiede cosa preferisca: «Pace silenziosa o fama imperitura?». Una pace cui tutti rinunciano partendo per Troia e che troppo spesso rimpiangono nei lunghi anni e capitoli dell’assedio ma, d’altronde, come dice Odisseo: «Ogni uomo ha la sua profezia e io non avrei potuto comunque battermi contro la mia». Nessuno dei protagonisti può farlo e i meglio interpretati sono Achille, Agamennone e un irrequieto Menelao «debole e passivo» che proprio per questo aveva avuto l’amore di Elena tra tutti i principi di una generazione. Spetta a lui il finale aperto e ossessivo, dopo una guerra più nera che eroica, segnata dalla morte fin dall’inizio della missione mentre i Greci «salpavano su navi meste e solenni, come se il loro fosse un corteo funebre sul mare».

Il romanzo è un esperimento di tono mitologico, soprattutto nel taglio psicologico con cui il narratore entra negli animi e pensieri di tanti eroi pur mantenendo un tono distante, un ro-

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