Approvata la legge “taglia boschi”, l’appello di Bracco a Mattarella

Approvata la legge “taglia boschi”, l’appello di Bracco a Mattarella

E’ stato approvato oggi il decreto legislativo sulle filiere forestali. E’ stato approvato da un consiglio dei ministri targato Pd sonoramente bocciato alle scorse politiche, ma che, tuttavia, continua a macinare approvazioni ed impugnazioni ad un ritmo serrato con riunioni che si rincorrono una dietro l’altra, quasi a voler chiudere per forza di cose i conti, prima che il “giocattolo” del governo passi a qualcun altro. Le reazioni all’approvazione della legge, fortemente contestata dalle maggiori associazioni su suolo nazionale (Greenpeace, Wwf, Isde, Soa, ecc.) ed internazionale (perchè di perplessità ne ha destate anche in Europa) non sono bastate a frenarne il seguito lasciando la palla ai futuri governanti, no.

Anche dall’Abruzzo si sollevano le denunce con il consigliere regionale di Sinistra Italiana, Leandro Bracco, l’unico, in realtà in Regione, a dire qualcosa, a fare qualcosa. Il consigliere ha inviato una lettera al capo dello Stato spiegando l’altra veste del decreto, non principalmente di tutela del patrimonio naturalistico, ma con una direzione ben diversa. Il rischio di uno sfruttamento delle foreste italiane, infatti, è stato tra l’altro suffragato dal mondo accademico con appelli su appelli per lo stop della procedura ed una contestuale apertura al confronto. Contro quella che è stata ribattezzata dagli oppositori la legge “taglia boschi”, diecimila firme in pochi giorni sono state raccolte da “Medici per l’ambiente”, associazione che ha sollevato tutti i dubbi legati alla salute della comunità nazionale e non solo. Imponente, nel suo piccolo, è stata la discussione partita dalla Valle Peligna con la pagina facebook “Se i boschi potessero parlare”lanciata dal comitato TerrA, un mezzo per spiegare i lati oscuri del testo unico chiedendo ancora a gran voce un dialogo.

Apertura che non si è avuta, ancora una volta un muro che divide i cittadini favorevoli dai contrari, e i più alti livelli istituzionali. Voci che non vengono ascoltate, relegate ad un angolo pur di portare a termine l’obiettivo, in sordina, senza considerare opinioni autorevoli del campo scientifico che si sono espresse negli ultimi tempi. Come accaduto con la centrale Snam in località Case Pente a Sulmona. “Dall’elaborazione e redazione dell’atto normativo – specifica Bracco – sono stati esclusi esperti di ecologia, botanica, zoologia, patologia vegetale, geologia, idrologia e medicina. Nel testo di legge inoltre la foresta non è stata intesa come un ecosistema complesso e infatti i riferimenti all’importanza della fauna e alla sua protezione risultano assenti”. Boschi come patrimonio si, ma solo da trasformare in denaro, dalla sola “potenzialità produttiva della foresta. Aree protette a parte- aggiunge il consigliere-, non è stata adottata alcuna zonizzazione che permetta di escludere determinate porzioni di territorio dal concetto di produttività il quale, di conseguenza, diventa l’asse portante del T.U. Produttività che, in concreto, si traduce in varie modalità di taglio”. Come se di tagli, anche illeciti, non ce ne fossero già abbastanza.

Scendendo nei dettagli: “In Abruzzo – evidenzia ancora – i boschi coprono una superficie che lambisce i 400mila ettari. Non escludo affatto che il vero intento della riforma sia proprio quello di favorire il taglio dei boschi per alimentare centrali a biomasse. L’Ispra è l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. In base a suoi dati riferiti al 2015, nel nostro Paese la combustione di biomasse solide è ogni anno corresponsabile di migliaia di decessi prematuri”. Ed ecco l’appello, l’ennesimo, a Mattarella di non firmare aprendo una nuova fase di approfondimento del decreto tra l’altro atteso dagli addetti ai lavori, ma non in questi termini.

Simona Pace

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