Dal Manifesto : “Cambridge Analytica, la catena arriva a Trump: «Dati usati per il voto»” di Marina Catucci da New York

Le vite degli altri. I democratici chiedono di sentire l’informatico che ha aperto il caso. Gli esperti: «Sui social non puoi difenderti, è ripugnante ma legale». Lo scandalo può ridurre la fiducia degli utenti e erodere la stima degli investitori nella piattaforma. Forse oggi Facebook informerà la commissione Giustizia della Camera americana. Zuckerberg dovrebbe parlare ai dipendenti venerdì <img src=”https://ilmanifesto.it/cms/wp-content/uploads/2018/03/20/21prima-reuters-dado-ruvic-1.jpg&#8221; />

© Reuters

Marina Catucci

NEW YORK

EDIZIONE DEL

21.03.2018

PUBBLICATO

20.3.2018, 23:59

I legami tra la Cambridge Analytica e Donald Trump partono proprio dal suo fondatore, il miliardario e imprenditore Robert Mercer, super conservatore e tra i finanziatori del portale d’informazione di estrema destra Breitbart News, diretto dal guru del suprematismo bianco Steve Bannon, consigliere e stratega di Trump durante la campagna elettorale del 2016, e in seguito consigliere e anima nera alla Casa Bianca, ora caduto in disgrazia. In seguito Cambridge Analytica ha avuto contatti importanti con alcuni tra i collaboratori più vicini a Trump soprattutto durante la campagna elettorale del 2016.

NON È SORPRENDENTE, quindi, che quando questa storia è esplosa i democratici del Comitato di intelligence della Camera abbiano invitato l’ex dipendente di Cambridge Analytica, il giovane informatico che ha rivelato come la società sfruttasse i dati raccolti, Christopher Wylie, a testimoniare riguardo la loro indagine sul Russiagate.

AL «GUARDIAN», WYLIE si è descritto come «un gay vegano canadese che in qualche modo ha creato l’arma per la guerra psicologica sfruttata da Steve Bannon». Poco dopo l’avvocato di Wylie ha confermato l’invito a testimoniare da parte del deputato democratico Adam Schiff. «È possibile che attraverso Cambridge Analytica, la campagna Trump abbia fatto uso di dati acquisiti illegittimamente su milioni di americani per aiutare a influenzare le elezioni», ha detto Schiff in una dichiarazione.

I DEMOCRATICI della Camera non hanno il potere di citare in giudizio dei testimoni per essere sentiti, ma Wylie è stato molto esplicito su come Cambridge Analytica abbia pianificato l’utilizzo dei dati degli utenti di Facebook, e riguardo la messa a punto dell’algoritmo per costruire profili «psicografici» da utilizzare per prevedere ed indirizzate le inclinazioni politiche di ogni potenziale elettore americano.

«Sfortunatamente, tutto ciò che si sta scoprendo non è affatto inaspettato ed è esattamente ciò su cui chi si occupa di privacy, di sicurezza e la comunità hacker, ha sempre messo in guardia», commenta l’avvocato e hacker Alexander Urbelis, del Blackstone Law Group, specializzato in privacy e sicurezza e anche parte del gruppo hacker newyorchese 2600.

«CHI SI OCCUPA di privacy e sicurezza – continua Urbelis – sa perfettamente con che facilità i dati anonimi possono essere de-anonimizzati, ciò che per me sarebbe molto interessante è determinare quanto siano stati puliti i passaggi che Facebook ha intrapreso per anonimizzare i dati degli utenti, e in concomitanza se Cambridge Analytica ha provveduto a de-anonimizzarli».

MA IN CHE MODO dei cittadini che sono elettori e utenti social possono tutelarsi? «Gli utenti possono salvaguardarsi da pratiche come quelle di Cambridge Analytica solo non partecipando ai social media nel modo in cui aziende come Facebook li incoraggia. Quando usano i social gli utenti mettono in gioco i loro dati personali, le loro preferenze, le loro simpatie e antipatie inclusi dati critici per il processo politico, come quello che fa sì che un utente si fermi a leggere, o che instauri una polemica o ciò che tocca le corde sensibili di un altro utente. L’uso di una Vpn (Virtual Private Network) e altre pratiche di sicurezza comuni per mascherare la propria posizione e identità sono inefficaci quando si tratta della partecipazione personale ai social media».

QUANTO DI TUTTO CIÒ è legale? «Il fatto stesso che non ci siano controlli significativi su chi potrebbe acquisire dati personali dimostra che purtroppo non è illegale, ma moralmente ripugnante ed ha già influenzato la base di Facebook erodendone la fiducia e la stima degli investitori. Per anni, aziende come Google e Facebook hanno sposato un quadro di autoregolamentazione e autocontrollo».

IL FIASCO di Cambridge Analytica «è un perfetto esempio di come questo quadro fallisca quando le aziende rispondono solo agli azionisti. Per quanto riguarda i dati personali che erano e sono stati in possesso di società come Facebook, è purtroppo la storia del cavallo che è scappato dalla proverbiale stalla».

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