Zuckerberg: «Violato il rapporto di fiducia con i nostri utenti. Facebook ha sbagliato» Facebook-Gate. L’ammissione sullo scandalo Cambridge Analytica dopo 5 giorni di silenzio: “Se non proteggiamo i vostri dati non vi meritiamo”.

 

 

Marina Catucci       da   New York

EDIZIONE DEL    22.03.2018

 

«Abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati e se non lo facciamo non meritiamo di servirvi. Abbiamo commesso degli errori».

Sono le parole dell’amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, che ha commentato lo scandalo Cambridge Analytica ieri in un lungo post sul social network di sua proprietà. Il caso Cambridge Analytica «è stato una violazione del rapporto di fiducia tra Aleksandr Kogan (l’inventore della app che ha rastrellato i dati), Cambridge Analytica e Facebook. Ma è stato anche una violazione del rapporto di fiducia tra Facebook e le persone che condividono i loro dati con noi e si aspettano che li proteggiamo. Dobbiamo ripristinarla». «Apriremo un’indagine su tutte le app che hanno acceso ai dati di Facebook, restringeremo la possibilità agli sviluppatori di accesso ai dati, presenteremo uno strumento che dirà agli utenti quali app hanno accesso ai loro dati dandogli la possibilità di revocarlo». Ieri alle nove di sera negli Stati Uniti, le due della notte in Italia, Zuckerberg, è stato intervistato dalla Cnn.

CHRISTOPHER WYLIE, ex dipendente e ora «whistleblower» del «FacebookGate», ha ricostruito il caso sul Washington Post Lo stratega conservatore Steve Bannon avrebbe supervisionato i primi sforzi della Cambridge Analytic nella raccolta dei dati. Operazioni che hanno fatto parte di un ambizioso programma che aveva lo scopo di ricostruire nei dettagli i profili di milioni di elettori americani. Secondo Wylie Bannon faceva parte del cda della società di cui dal 2014 al 2016 è stato vicepresidente. Di fatto sarebbe stato il capo di Alexander Nix, l’amministratore delegato della Cambridge Analytica sospeso dopo lo scoop di Channel 4 che ha dimostrato la capacità potenziale di corruzione dell’azienda. Per comprendere le dimensioni di tutto ciò bisogna pensare a chi è Steven Bannon, il guru del suprematismo bianco che non ha mai fatto mistero del suo piano di conquista del mondo – usando questi termini – per portare ciò che per lui è la società occidentale (bianca, eterosessuale, populista, conservatrice) in una posizione di predominio. Fare eleggere Trump alla Casa Bianca è stata la vittoria destabilizzante che Bannon voleva. L’uomo è consapevole del fatto che, dopo Trump, gli Stati Uniti non saranno più gli stessi. In questo quadro un piano di manipolazione dell’elettorato sarebbe stato architettato da tempo per far vincere Trump. Wylie ha rivelato i costi di questa operazione manipolatoria. Nel 2014 la società ha speso circa un milione di dollari per acquisire i dati sui profili di Facebook. Una spesa approvata da Bannon in persona.

E ARRIVANO LE REAZIONI. La prima potrebbe essere quella delle «class action» che si annunciano negli Stati Uniti. Una cittadina del Maryland ha citato Facebook e Cambridge Analytica per aver acquisito informazioni senza autorizzazione sui 50 milioni di utenti. Dati che sono stati raccolti senza alcuna autorizzazione, spiegano i promotori dell’azione legale, al solo fine di avvantaggiare Donald Trump anche contro la volontà delle persone a cui appartenevano.

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