da Repubblica-POLITICA Il caso Privacy, istruttoria su “Vinci Salvini” e sull’uso dei dati della Lega

POLITICA
Il caso
Privacy, istruttoria su “Vinci Salvini” e sull’uso dei dati della Lega
Dopo l’inchiesta di “Repubblica”, aperto un fascicolo Per ora nessuna risposta dal Carroccio
roma
Il Garante della Privacy Antonello Soro ha aperto un’istruttoria su “VinciSalvini”, il concorso che ha accompagnato la campagna elettorale della Lega e che metteva in palio un incontro o una telefonata con Matteo Salvini. La vicenda nasce da un’inchiesta di Repubblica che ha svelato come, attraverso la app, la Lega ha potuto schedare decine di migliaia di propri elettori raccogliendo i dati dei profili Facebook, la lista degli amici e il loro indirizzo mail. A presentare un esposto al Garante è stato il deputato del Pd Michele Anzaldi. « Sembrerebbe che migliaia di ignari elettori siano stati profilati per fare arrivare loro messaggi propagandistici ad hoc», dice Anzaldi. «Abbiamo un caso analogo a Cambridge Analytica in casa nostra?».
Con un esposto l’Autorithy è obbligata a seguire le procedure di rito e ad aprire un fascicolo per capire se davvero la privacy degli elettori è stata messa in pericolo. Dalla Lega al momento nessun commento.
Per iscriversi al concorso ( terminato il giorno delle elezioni) era raccomandato l’accesso attraverso il proprio profilo Facebook. Bisognava lasciare i dati anagrafici, compreso il numero di telefono, e la app poteva avere accesso – se non veniva disattivata la funzione specifica – alla lista degli amici. Gli informatici la chiamano “look like” ed è una tecnica molto utilizzata dalle aziende che vogliono farsi pubblicità sui social network. Ma che, applicato alla politica, assume contorni inquietanti. Tradotto: un sostenitore di Salvini mette a disposizione della Lega i suoi contatti e i gruppi che frequenta. Grazie a questi il partito può svolgere una propaganda mirata su persone che, in linea teorica, possono essere sensibili a certi messaggi.
Da tempo l’Autorithy ha acceso i riflettori su Facebook. Nei giorni scorsi Soro ha scritto alla presidente del Gruppo dei Garanti privacy europei WP29, Andrea Jalinek, per esprimerle sostegno sulla decisione di aprire un’inchiesta sul caso “ Facebook- Cambridge Analytica”. « Per altro verso desidero proporti l’opportunità di fare tesoro del proficuo lavoro svolto dalla ‘ Task force Facebook’” al fine di accertare eventuali violazioni di dati personali di cittadini dell’Unione europea funzionali a condizionare illecitamente l’esito delle diverse consultazioni elettorali o referendarie svoltesi negli ultimi anni, o comunque a manipolare indebitamente il consenso elettorale».
Potrebbe essere il caso di alcuni post – per lo più del Movimento 5 Stelle o di loro sostenitori – che hanno ottenuto condivisioni molto superiori rispetto al gradimento espresso in like. Un’anomalia per Facebook. « È possibile – spiega Walter Quatrociocchi, coordinatore del laboratorio Data Science and Complexity dell’università Ca Foscari di Venezia – riscontrare delle bot nascoste dietro queste singolarità, ma manca la quantificazione effettiva dell’impatto sull’opinione pubblica. Secondo nostri studi è minore di quanto si pensi » . Dice Matteo Spigolon, fondatore della società Fabbrica Politica: «Molti dei profili che hanno condiviso quei post sono dubbi: senza foto o con foto non chiare, pochissimi amici, pochissimi o nessun post sui loro profili».
– (g.fosch – fa.to.)
© RIPRODUZIONE R

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