Repubblica-SPETTACOLI c o n t r o c a n t o «Distopico o virtuale ma noi non ci saremo» Natalia Aspesi scrive su Ready Player One di Spielberg

Il mio amico e io siamo usciti barcollando, lui col mal di testa, io (antichissima) in fiamme e con un apparecchio acustico saltato. Ma si tratta del nuovo film di Spielberg, quindi non può che essere un capolavoro o quasi, pieno di significati politici e sociali che i critici hanno subito individuato in Ready Player One, schermo enorme, 2 ore e 20 minuti con l’ultima mezzora tutta di finali che si inseguono, effetti speciali al massimo e un tal fracasso da predisporre alla sordità il popolo adolescente, che impazzirà in tutto il mondo per questo grandioso film: distopico ovviamente.
Lo adoreranno (sia pure con qualche attacco d’ansia) anche gli adulti, credo al 90% maschi, ritrovandoci le passioni della loro giovinezza, sapientemente introdotte dall’autore nei riferimenti alla cultura pop anni 80. È ovvio che questo non sia un film per vecchi, coi loro fragili corpo e mente non allenati a un accumulo di mostri e scoppi e fiamme e corse di auto e precipizi e combattimenti e un mondo dove gli avatar con gli occhioni da manga e la pelle a puntolini ne fanno di ogni colore. Per fortuna il film si svolge nel 2045 e con un simile futuro se la dovranno vedere i bambini che oggi capiscono, noi no, perché mai un vecchio con cappuccio consegna le chiavi a Perzeval, avatar del ragazzo Wade, per aprire una porta e impossessarsi finalmente di un prezioso Easter egg, Uovo di Pasqua. O meglio noi non avvezzi a turbovideogiochi interattivi, non abbiamo l’intelligenza tecnologica per capirlo: tanto vale lasciar perdere, tenersi fuori, accettare il fatto che in ogni caso e per fortuna, noi non ci saremo, né nel mondo reale di Wade, fatto di povertà e sovraffollamento, né su Oasis, il mondo virtuale dove Perzival trionfa. A parte accecamento e sordità, per noi vecchi un film che finisce con il primo bacio ci ricorda gli anni 40, però senza il languore di Cary Grant che bacia lungamente Ingrid Bergman in Notorious!. E se come in ogni film per ragazzi il cattivo e la sua multinazionale perdono, e l’amicizia non bada né alla razza né al gender, alla fine c’è il consiglio da buon babbo che si spera i nostri piccini seguano: meno vita virtuale e più realtà.
L’inventore di Oasis morto ricchissimo mettendo quel mondo a disposizione di chi vincerà una caccia al tesoro si chiama James Halliday, l’attore Mark Rylance: che assomiglia anche troppo al defunto Gianroberto Casaleggio, tra l’altro pure lui inventore di un futuro mondo virtuale, che aveva chiamato Gaia. Il prolungamento politico della sua azienda ha vinto le elezioni italiane; che ai giovani convenga sperare in una nuova Oasis?

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