Dal Manifesto: Abbracci proibiti e altri modi di raccontare la morte

SCAFFALE. «Una passeggiata nell’Aldilà in compagnia degli Antichi», di Tommaso Braccini e Silvia Romani, edito da Einaudi

John William Waterhouse, Psiche nel giardino

Valentina Porcheddu

EDIZIONE DEL

03.04.2018

PUBBLICATO

3.4.2018, 0:03

AGGIORNATO

2.4.2018, 19:30

Un’immagine enigmatica, un personaggio – il celebre tuffatore di Paestum – sospeso nel tempo e in quello spazio, magnetico e tremendo, che precede l’apnea senza ritorno. La copertina di Una passeggiata nell’Aldilà in compagnia degli Antichi (Einaudi, pp. 317, euro 21), di Tommaso Braccini e Silvia Romani, è già un «invito al viaggio». E proprio così s’intitolano le pagine introduttive del volume in cui Romani, partendo dalla storia del capitano Robert Graves – poeta, scrittore e classicista – apparentemente morto durante la Grande Guerra e «risvegliato» dalla regina Proserpina – afferma l’attualità degli Inferi pagani. Per l’autrice, «aprire un varco sull’Aldilà degli Antichi» non significa rievocare miti obsoleti bensì intercettare un sentimento che, distaccandosi dalla visione cristiana, raccoglie la paura del nulla oltre la morte.

IL LIBRO, curato con meticolosa passione dai due studiosi di letteratura greca e scienze religiose, è un’antologia che offre una panoramica sull’orizzonte più oscuro – eppure pieno di chimeriche aspirazioni – del mondo antico. Gli stralci delle fonti scelte da Romani e Braccini sono riuniti attorno a tre avverbi, dove, perché, come, seguiti dall’eco mai troppo lontana di poeti, filosofi, retori e storici del passato. Ogni brano, presentato nella traduzione italiana e corredato di note essenziali, cala il lettore in atmosfere di grande impatto emotivo – si pensi alla discesa agli Inferi di Odisseo (la cosiddetta seconda Nekya), durante la quale l’eroe errante incontra la madre Anticlea pur non riuscendo ad abbracciarla –, o di scoperte dalle tinte horror come un papiro frammentario del Fayum che tramanda la vicenda di un uomo vendicativo, recatosi nell’Aldilà per pescare il cadavere della moglie e investirlo della sua rabbia. Le tre sezioni principali del volume sono precedute da una riflessione complessiva sui testi, utile a inquadrare il tema ma anche a tessere fili tra mitologia e contemporaneità.

LA DISAVVENTURA di Orfeo e dell’amata Euridice, strappata alla luce dal morso di una vipera mentre «se ne andava fra l’erba accompagnata da uno stuolo di Naiadi», risuona dalle Metamorfosi di Ovidio alle Georgiche di Virgilio, per arrivare a richiami letterari quali l’Inconsolabile di Cesare Pavese o la leggenda del Coyote, animale totemico dei Nativi americani ma anche figura epica sospinta nell’Oltretomba per la dolorosa scomparsa della moglie.

Nel libro si incontrano gli abbracci «proibiti» tra Amore e Psiche narrati da Apuleio ed eternati in sensualissimo marmo da Canova, che tutti conoscono, e documenti meno noti come i Dialoghi dei morti di Luciano, autore scanzonato che davanti al cranio di Elena osa persino ironizzare sugli Achei, periti «per qualcosa di così effimero e facile a sfiorire». Alla «leggerezza» dello scrittore di Samosata, si contrappone l’intricata prosa ciceroniana del Sogno di Scipione, sfida filosofica per chi voglia cimentarsi tra astri e sfere. Ma è a un poeta che Braccini e Romani scelgono di affidare il congedo.

LA DISCESA di Enea nel regno dei morti (Eneide VI) – oltre la porta di Dite dove pascono i fantasmi di Troia – riempie di commozione e instilla quel sentimento di pietas che tanto piacque a Dante e che oggi – sulle coste conquistate dal migrante Enea è bene ricordare con le parole soffiate da Virgilio nella bocca di Anchise: «Quali terre e quante distese marine hai attraversato, comprendo! Che immensi pericoli ti hanno minacciato, figlio mio! Quanto ho temuto che i regni di Libia ti fossero ostili!».

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