dal Fq: “Il n. 1 di Consob dipendente Ue dura solo 3 anni” di CARLO DI FOGGIA E ANTONELLA MASCALI

Dipendente di Bruxelles, arriva in “distacco” per soli 3 anni (il mandato ne dura 7)

Ansa
L’authority La Consob, istituita nel 1974, vigila sulla Borsa In alto, Mario Nava

Neanche è ufficiale e già la nomina di Mario Nava alla guida della Consob segna un primato negativo: sarà il primo presidente formalmente dipendente di un’altra istituzione (peraltro sovranazionale) nella quarantennale storia dell’Authority che vigila sulla Borsa.

IERI LA COMMISSIONE europea ha inviato al governo “prorogato” Gentiloni il provvedimento con cui autorizza il “distacco” per tre anni alla Consob di Nava, che a Bruxelles guida la direzione per il monitoraggio del sistema finanziario. Il provvedimento è stato girato al Quirinale: tocca infatti a Sergio Mattarella firmare il decreto di nomina. È l’ultimo passaggio di un procedimento che si è inceppato per via dell’imbarazzo creato da una situazione inedita, imbarazzo che ora aleggia sul Colle più alto.

Nava è stato designato dal governo il 22 dicembre scorso, ma dopo quasi quattro mesi non è ancora in carica. Il Consiglio dei ministri ci ha messo due mesi per conferirgli l’incarico, il 22 febbraio scorso. Nel mentre c’è stata una lunga discussione giuridica tra gli uffici di Palazzo Chigi e quelli della Commissione. Il motivo è proprio la richiesta di Nava a Bruxelles di essere posto in “distacco” e non in aspettativa dal suo incarico. La differenza è rilevante. Nel primo caso resta infatti il sostanziale rapporto di dipendenza con l’amministrazione di origine, la di- rezione Vigilanza del sistema finanziario e gestione delle crisi della Commissione. In questo modo durante il mandato in Italia Nava non perderebbe gli scatti di anzianità (cioè l’avanzamento di carriera) e di stipendio dei fun- zionari europei. Non solo. Lo stipendio versato da Consob (240 mila euro lordi annui) beneficerebbe dei vantaggi fiscali riservati al personale europeo. A complicare la cosa c’è poi l’aspetto più surreale: il distacco di cui usufruirà Na- va, anche – si vocifera – in base alle sue richieste, è di soli tre anni, nonostante il mandato alla guida di Consob sia di 7 anni. In questo caso, dopo un triennio si troverebbe nella situazione di dover scegliere se mettersi in aspettativa o tornare subito a Bruxelles, magari in tempo per rientrare nella periodica tornata di nomine ai vertici delle direzioni generali. Non proprio un segnale di fiducia nell’Autorità di vigilanza italiana.

NAVA, LAUREATO alla Bocconi, già consulente di Romano Prodi e Mario Monti nella loro parentesi europea, ha fatto tutta la sua carriera all’interno de ll ’ esecutivo comunitario, ma nella storia della Consob u- na situazione del genere non si era mai verificata. E mette il Quirinale nella spiacevole posizione di dover decidere se è ammissibile che il presidente dell’Autorità che vigila sulla Borsa possa esercitare a pieno il suo mandato in distacco, per di più temporaneo, da un’altra istituzione. Che, sottolineatura meno banale di quanto sembri, è in questo caso sovranazionale.

La scelta di Nava peraltro espone la decisione al rischio di ricorsi, visto che pare incompatibile con quanto previsto dalla stessa legge che nel 1974 ha istituito la Consob, che a tutela dell’indipendenza dei vertici recita: “I componenti della Commissione non possono esercitare, a pena di decadenza da ll’ufficio, alcuna attività professionale, neppure di consulenza, né essere amministratori o dipendenti di enti pubblici o privati, né ricoprire altri uffici pubblici di qualsiasi natura. I dipendenti statali sono collocati fuori ruolo per l’intera durata del mandato”.

Toccherà a Mattarella chiarire come si possa conciliare il distacco chiesto da Nava con l’obbligo di essere posto fuori ruolo dall’amministrazione di origine. Intanto la Consob opera nel limbo della gestione transitoria della commissaria “anziana” Anna Genovese, ma Nava ha già fatto sentire la sua voce da Bruxelles e dal vivo.

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