dal Fq: Violenza sulle donne: fondi a pioggia, anche alle suore

Violenza sulle donne: fondi a pioggia, anche alle suore

Ansa
A RomaLa Giornata contro la violenza sulle donne, il 25 novembre scorso

Nel 2017 in Italia è stata uccisa una donna ogni tre giorni. Migliaia sono state le molestie, le persecuzioni, le aggressioni e le ferite. Quasi sette milioni di donne nel corso della propria vita hanno subito una qualche forma di abuso. E mentre i centri e i rifugi aspettano ancora i fondi del 2018, sono 11 (dei 20 che ha a disposizione) i milioni di euro che il dipartimento per le Pari opportunità ha stanziato per la comunicazione contro la violenza sulle donne. Destinando un milione e 200 mila euro a una decina di enti cattolici. Che, si sa, hanno un canale privilegiato di comunicazione, quantomeno con il Paradiso. Ma che dovrebbero avere fondi propri, non quelli statali.

NELLO SPECIFICO, 106 mila euro del Bando di concorso del 2017 per la prevenzione e il contrasto alla violenza se li è aggiudicati la Comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini, 125 mila la Congregazione delle suore di San Giovanni Battista e altrettanti il Centro per la Famiglia di Roma fondato da padre Luciano Cupia, insieme alla Casa della Divina Provvidenza di Torino, ai 120 mila destinati alle Acli di Roma, ai 100 mila alla Madonna del Soccorso di Fauglia, in provincia di Pisa, e ancora 125 mila alla Fondazione di Maria di Napoli e dell’Opera Pia Asilo Savoia della Capitale. Più i 120 mila della Fondazione per le Scienze religiose Giovanni XXIII e 35 mila euro al Giardino dei Gentili “del Pontificio Consiglio della Cultura” per il dialogo tra credenti e non credenti. In tutto fanno un milione e 200 mila euro di finanziamenti della cosiddetta “Linea F” per ottemperare per la prima volta alla Convenzione di Istanbul voluta dal Consiglio d’Europa. Non dal Vaticano. Né dal ministero dello Sport o da quello dell’Istruzione, come parrebbe invece continuando a scorrere l’elenco degli Enti aggiudicatari. I fondi per ora sono stati approvati dall’organo interno di verifica (Ubrac), ma devono passare al vaglio della Corte dei Conti. Ai soggetti aggiudicatari sono stati già fatti firmare gli atti di concessione.

Ma torniamo all’elenco. Ci sono progetti che sono stati presentati – e finanziati – ma che forse non vedranno mai la luce. È il caso dell’Istituto per l’Enciclopedia italiana, la Treccani, che si è aggiudicato 175 mila euro per un documentario sulla figura della donna attraverso la storia delle religioni che dovrebbe essere realizzato da Carlo Alberto Pinelli. Dovrebbe perché, oltre alla somma minore concessa dal Dipartimento (erano stati richiesti 250 mila euro), mancano a l l’appello eventuali altri sponsor privati. Attualmente è stata avanzata una richiesta alla presidenza del Consiglio per capire se accettare o meno il finanziamento, visto che il progetto è molto dispendioso.

TANTI SOLDI vanno allo sport, che sicuramente è uno strumento di integrazione, ma che si fatica a pensare possa esserne uno di contrasto alla violenza di genere. Ci sono – sempre scorrendo le aggiudicazioni – 42 mila euro assegnati all’Associazione sportiva dilettantistica Sphera di Cadoneghe (Padova) per il progetto “Sulle tue orme”, che riguarda i bambini tra gli 8 e i 10 anni nell’attività di corsa e di danza e prevede la formazione di laureati in scienze motorie. La Robursport è la società di pallavolo di Pesaro, che ha ricevuto il 50% del finanziamento richiesto, cioè 115 mila euro. O il San Lorenzo Re- bels Rugby Club di Roma, altri 124 mila euro. O ancora, 175 mila euro vanno all’Associazione italiana calciatori.

A farla da padrone, con un altro milione e 200 mila euro, sono poi scuole e università, dal Socrate di Roma al Perticari di Senigallia, dal Da Vinci di Reggio Calabria al Sersale di Catanzaro, dalla Bicocca di Milano al Salvemini di Bari. In quest’ultimo caso si tratta di un progetto che coinvolge dodici istituti delle province pugliesi e alcune cooperative: verranno realizzati “percorsi emozionali” per i ragazzi (“per imparare a gestire rifiuti e sconfitte”, ci spiega la preside Tina Gesmundo) e corsi di difesa personale. Progetto finanziato con 175 mila euro. Prevenire la violenza formando i cittadini di domani è sicuramente una mossa sensata. Con la “buona scuola” questo compito spetta al Miur, che però – finora – non ha stanziato un euro.

PER QUESTO, a presiedere la commissione giudicatrice dei progetti da finanziare riunitasi il 6 marzo 2018, nominata con decreto del capo dipartimento per le pari Opportunità, Giovanna Boda, il 18 ottobre 2017, è stata Lucrezia Stellacci. Sia Boda, in carica dal 2016, che Stellacci infatti hanno una carriera precedente al ministero dell’Istruzione. La prima è appena tornata alla Direzio- ne Generale per lo studente delMiur dopo esserne stata distaccata due anni fa. Mentre la seconda all’Istruzione è stata già capo dipartimento e consigliere giuridico della sottosegretaria Angela D’Onghia.

Comunicazione sì, centri antiviolenza – per ora – no. Il dipartimento avrebbe dovuto comparire in Conferenza Stato- Regioni per contrattare la ripartizione – che di solito avviene entro marzo – dei fondi stanziati dal piano gestionale del governo per “Azioni per i centri antiviolenza e le case rifugio”, passati da 13.913.303 a 33.913.303 per il 2018 (e aumentati nel triennio fino al 2020). Peccato però che, con il governo in carica solo per gli affari correnti e senza capo Dipartimento, non ci sia il “soggetto politico” che possa andare a discuterne e che quindi quei soldi non saranno ripartiti fino a nuovo governo. A meno che non si presenti la sottosegretaria Maria Elena Boschi in persona.

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