da Repubblica: Tangenti e malattie inventate a Milano la retata dei primari

ALESSANDRA CORICA SANDRO DE RICCARDIS,
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Luminari sotto accusa In alto da sinistra Carlo Luca Romanò e Lorenzo Drago, del Galeazzi. Qui sopra, sempre da sinistra, Carmine Cucciniello e Giorgio Maria Calori, del Pini
MILANO
« Il Pini è l’ospedale più facile al mondo, perché non ci sono gare, se sei amico di un chirurgo usi i prodotti che vuole, cioè è tutto libero, tutto libero!». Tommaso Brenicci, l’imprenditore della sanità finito in carcere ieri, di amici ne aveva. Un gruppo di medici «imprenditorializzati » , i vertici di due fiori all’occhiello della sanità lombarda, il Pini e il Galeazzi, primari ma anche soci della sua galassia di società, che rivelano, scrive il gip di Milano, Maria Teresa De Pascale, «un’organizzazione più che collaudata » anche nell’inventarsi malattie per operare anziani senza problemi fisici.
Cesti di Natale e accessori firmati
A Paola Navone, direttore sanitario del Cto- Pini, è bastato « la promessa di uno stage per la figlia, un cesto di Natale da mille euro, il pagamento del viaggio per un congresso a Parigi», per aprire le porte al MicroDtTect, il dispositivo per la diagnosi di infezioni articolari commercializzato dall’imprenditore. A Carmine Cucciniello, direttore dell’unità di Ortopedia correttiva nella stessa clinica, sono andati 100mila euro per «475 protesi d’anca Brexis» e altri dispositivi, che garantivano a Brenicci oltre due milioni. A Giorgio Maria Calori, responsabile della Chirurgia ortopedica ricostruttiva del Pini, « tra i più interventisti » , l’imprenditore paga 200mila euro in convegni, interviste tv, un contratto di consulenza come opinion leader. Dona anche una borsa di Louis Vuitton per la figlia. «Non ti piace? — dice alla moglie che si lamenta — . Stefi, è possibile che me la regalino, non mi rompere». Lorenzo Drago e Carlo Luca Romanò, direttore Laboratorio analisi e responsabile dell’unità di Ortopedia correttiva del Galeazzi, condividevano brevetti, quote societarie, ricavi. Poi predisponevano relazioni scientifiche «per attestare la superiorità e l’unicità del sistema diagnostico». Tutti ai domiciliari nell’inchiesta dei procuratori Eugenio Fusco e Letizia Mannella, e del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza. «Per accrescere profitti e prestigio professionale — scrive il gip — denotando un allarmante asservimento della funziona pubblica a piccoli e grandi vantaggi personali, convinti della sicura impunità».
Le porte della Regione
« Lei deve essere sostenuta a prescindere », avrebbe detto l’assessore al Welfare, Giulio Gallera, di Paola Navone, donna di ferro di Forza Italia, che la candida alle comunali milanesi 2016. È lei che briga per riuscire a far approvare in Regione il progetto Domino, che renderebbe l’ospedale Pini il referente a livello regionale per la cura delle infezioni osteo- articolari. Da curare, guarda caso, anche con il kit sponsorizzato da Calori e prodotto da Brenicci. Il progetto vede la luce il 13 marzo del 2017. Per i pm anche grazie all’aiuto di Gustavo Cioppa, ex magistrato scelto da Maroni come sottosegretario alla presidenza della Regione con delega alla trasparenza, indagato per favoreggiamento e abuso d’ufficio. I pm annotano che il figlio avvocato ha ricevuto dal Pini incarichi per 100mila euro. Navone è anche la firmataria, nel 2016, del protocollo del Pini per regolare gli appalti sulle protesi, contro le malversazioni: il controllore che aggira i controlli.
Cupidigia in corsia
Su tutti, gli investigatori individuano in Calori il medico « incline a operare anche quando le condizioni mediche del paziente non lo esigerebbero », guidato da «una continua ricerca di guadagno » . Al primario « sono ascrivibili 87% degli acquisti di MicroDtTec » , 874mila euro di ricavi e una « sgradevole sensazione di cupidigia avvertita da soggetti a lui vicini». In difficoltà, dopo la ristrutturazione da 600mila euro di una casa appena comprata, Calori continua a chiedere denaro a Brenicci. «È un delinquente vero » , dice di lui Cucciniello, raccontando la sua indole a operare chi non ne ha bisogno: un anziano si rivolge a Calori, che gli dice che deve operarsi subito, in clinica privata, per « una grave infezione che avrebbe potuto cagionare l’amputazione di un piede » . Ma dopo lastra e tac, l’uomo si accorge che non c’era infezione. Un altro episodio è raccontato da Cioppa. «Una scena allucinante — ricorda — Una relazione di due ore da 1200 euro a una vecchietta che era una morta di fame, che aveva pagato già 300 euro. Gli dice: “Posso pagare in due rate?”. Allora la perizia — reagisce il medico — la prossima volta gliela farò in due tempi».
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