dal Fq.: Tutti i segreti di “Loro” 1 e 2, il doppio film di Sorrentino su Silvio

Resiste il “no” di Cannes: la paura di conseguenze legali

Sul set Un momento delle riprese. Con Paolo Sorrentino c’è Riccardo Scamarcio

Ansa

 

 

Fatti Loro. Di Cannes, di Sorrentino e, ovvio, di Berlusconi. Il dittico con Toni Servillo dedicato a Silvio e alla sua corte non ha un posto al sole sulla Croisette. Strano, perché Sorrentino è di casa: dei suoi sette lungometraggi sei, eccetto il primo L’uomo in più (2001), hanno corso per la Palma. Loro è diverso: un po’ perché è stato suddiviso in due parti di due ore ciascuna, un po’ perché Berlusconi è tema ipersensibile e il prospetto post-elettorale non aiuta. Cannes traccheggia, siamo fermi a “le discussioni sono ancora in corso” proferito dal delegato generale Thierry Fremaux il 12 maggio, e a oggi tre sono le ipotesi prevalenti. Prima, logistico- narcisista: fissando l’uscita nelle nostre sale di Loro 1 al 24 aprile, con il festival francese che inaugura l’ 8 maggio, Sorrentino ha peccato di hybris, avocando uno status à la Nanni Moretti, per le cui opere Fremaux & Co. derogano dalla richiesta anteprima mondiale; fosse questo il punto dolente, dopo avergli fatto prendere una strizza, tra qualche giorno Cannes accoglierà il figliol prodigo, probabilmente hors compétition. Seconda ipotesi, estetica: il film è brutto, non riuscito o comunque mal si attaglia alla nuova pol iti que di Fremaux che predica il ritorno a una pauperistica virtù e una cinefilia castigata: che c’azzecca Berlusconi? Terza ipotesi, politica: chissà che carte di dissuasione ha in mano B., e chissà a chi tocca il “ved o”, Cannes o ancor prima Sorrentino? A chi fa paura Loro? Berlusconi e, per le even- tuali conseguenze legali della messa in cartellone, il festival paiono i principali indiziati, ma il proscenio internazionale potrebbe gravare anche sugli artefici: i panni sporchi si lavano in famiglia, e forse è meglio per tutti. “Mi sono giunte strane voci che sia una aggressione politica nei miei confronti. Spero che non lo sia”, disse Silvio lo scorso ottobre. Ma di che film stiamo parlando? Non un déjà-vu , speriamo noi, giacché Sorrentino e Servillo hanno già dato ne Il Divo (2008) e La grande bellezza( 2013) con politica per ascissa e società per ordinata. L’augurio è che anziché cartesiano il piano sia inclinato, per scrollarsi di dosso ipoteche e certezze: nel Divo il regista istruì uno scarto di senso, una dissonanza ideologica tra la persona Andreotti e i nostri convincimenti al riguardo, e la sua abituale chiave poetico-stilistica: forma (cinematografica) e figura (biografica) si strattonavano, il pop illuminava, di Andreotti avremmo inteso qualcosa che non sapevamo. “Sono interessato all’uomo che sta dietro il politico”, ha detto stavolta Sorrentino, e non è peregrino.

Sorrentino Nella prima parte la corte che lo assedia, nella seconda va in scena il crepuscolo Cosa ti aspettavi? Di poter essere l’uomo più ricco del Paese e anche che tutti ti amassero alla follia?

NELLA PRIMA PARTE, dove Gianpaolo Tarantini (Riccardo Scamarcio) e la moglie perdono il nome ma non il vizio, B. è un po’ Godot e un po’ il bottino della caccia al tesoro: un Lui oggetto di valore, forza centripeta, zenit.

NELLA SECONDA PARTE, Loro 2, troveremo ancora e meglio, per dirla con Veronica Lario, “le figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica”, nonché corpi intermedi e intermediari, api regine e fuchi, ma anche un Berlusconi diviso tra la naturale propensione alla felicità e la tristezza consustanziale all’esercizio del potere. Un uomo circondato da pochi amici, il più vecchio che è Fedele Confalonieri, Ennio Doris, molti collaboratori, innumerevoli lacché, musici di corte quali Mariano Apicella, la moglie Veronica (Elena Sofia Ricci) che non saprà riconquistare, mamma Rosa, altre copie conformi ai nomi e cognomi della cerchia, e però irrimediabilmente solo: forse il vulcano di Villa Certosa erutterà prima o poi, ma il movimento di Silvio è uguale e contrario, è un’implosione nostalgica, una senescente volontà di potenza, un ritorno al futuro, a quelle vendite immobiliari telefoniche che lo fecero potente e felice. Un pessimista con speranza, anzi, un ottimista con delusione, che Confalonieri (Fabrizio Bentivoglio) riporta alla realtà: “Ma te che cosa ti aspettavi, di poter essere l’uomo più ricco del Paese, fare il premier e che anche tutti ti amassero alla follia?”.“Sì, io mi aspettavo proprio questo”. Un potente, suo malgrado, che alterna colpi di testa (la partecipazione alla festa di compleanno della diciottenne Noemi Letizia nel 2009 a Casoria, non dovrebbe mancare) e colpi politici: come riconquistare la scena? Sono passati dieci anni, ma sembra oggi. Ed è un problema, in più, per Sorrentino.

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