da Repubblica-terza pagina: Cass R. Sunstein La vera libertà? È “ dubito ergo sum” intervista di riccardo staglianò

Il pensiero unico non si addice alla democrazia. Già prima di internet tendevamo ad abbandonare il meno possibile il giardinetto tranquillizzante delle nostre convinzioni, bisognosi sopra ogni altra cosa della conferma di essere nel giusto. Ma oggi è peggio. La speranza di formare cittadini consapevoli sta nel coltivare tenacemente la piantina dell’infodiversità e del dubbio.
Perché, come diceva un giudice costituzionale citato da Cass R.
Sunstein in # republic. La democrazia nell’epoca dei social media (il Mulino), lo spirito della libertà è «quello spirito che non è mai troppo sicuro di essere nel giusto». Il costituzionalista di Harvard, insieme al Nobel dell’economia Richard Thaler teorico dei nudges, le spinte gentili per indirizzare i cittadini a comportarsi bene, teme da tempo l’effetto omofiliaco della rete. E con il terzo volume di una trilogia che ha forse il limite di assomigliarsi troppo indaga l’ultimo upgrade tecnologico dello specchio della matrigna di Biancaneve: i social media.
Invitando, nel caso di Facebook che tutti ora amiamo odiare (e di cui lui è stato consulente), a non esagerare nel risentimento perché rischieremmo di buttare via il bambino con l’acqua sporca.
Professore, qual è la principale lezione che ricava dallo scandalo Cambridge Analytica?
«È che alla persone importa davvero mantenere la propria privacy e non vogliono che informazioni sul proprio conto vadano in giro senza il loro consenso. Per i social media l’implicazione è ovvia: la privacy dei propri utenti va rispettata».
Continua a credere, come ha detto prima che il caso scoppiasse, che Facebook sia interessata a “contribuire al benessere della società, non solo ai profitti” e che sia una “forza per il bene”?
«Dopo la pubblicazione del libro ho avuto vari incontri con dirigenti di Facebook (a volte in veste di loro consulente sulle tematiche di cui mi occupo) e sono rimasto impressionato dal loro impegno a fare il bene. Naturalmente è una grande azienda e io ho incontrato solo un piccolo numero di persone.
Ma se una cosa ho portato a casa è che vogliono essere una forza per il bene tanto quanto essere profittevoli».
Se le chiedessero un consiglio su che fare per riguadagnare la fiducia perduta di molte persone cosa suggerirebbe?
«Il mio rapporto con loro si è incentrato sulla diffusione di notizie false e sulla polarizzazione politica, non sulla fiducia. Quanto ai temi di mia pertinenza un annuncio recente secondo il quale Facebook comincerà a verificare le identità di chi compra spot politici è chiaramente un passo nella giusta direzione».
Tornando al libro, e al suo allarme principale, in che modo i social media possono allontanare politicamente le persone?
«Rendendo molto facile vivere in echo chambers, casse di risonanza, nelle quali le persone sentono ripetere all’infinito versioni quasi uguali di ciò di cui sono già convinte. Questo non facilita l’apprendimento di nuove idee. Né giova alla democrazia. Può allargare le divisioni sociali. Far sì che le persone si piacciano sempre meno.
E dunque rendere molto più difficile risolvere insieme i problemi».
Tuttavia è un tratto umano quello di cercare la propria “zona di conforto”, circondandosi di simili che confermino le nostre opinioni. Dove sta la novità?
«È vero che ad alcune persone piace circondarsi di gente che la pensa allo stesso modo. Altre invece sono curiose e amano imparare da gente con idee discordanti. La novità è la tecnologia che ci rende facilissimo collegarci a centinaia, migliaia se non milioni di persone che la pensano uguale, allargando a dismisura le comfort zone. Questo è un problema sia per gli individui che per il governo».
Lei cita un sondaggio del 1960 quando solo il 5 per cento di genitori repubblicani si sarebbe dispiaciuto se il figlio avesse sposato una democratica. Nel 2010 la percentuale era del 49 per cento. Come si è allargata questa animosità?
«Ci sono molte cause. Una riguarda campagne elettorali sempre più negative e aggressive. Un’altra è proprio l’effetto cassa di risonanza per cui le persone ascoltano solo quelli che la pensano come loro».
Le abitudini mediatiche hanno un ruolo. I millennials, i nati dopo il 1980, ricevono il grosso delle notizie via Facebook. Cosa rischiano da questa dieta informativa monotona, quando non manipolata?
«Facebook è una piattaforma e la si può utilizzare in tanti modi, compreso l’aprirsi a nuove prospettive. Di certo però la si può usare anche come un Daily Me, nell’accezione di giornale a propria immagine e somiglianza ipotizzato da Negroponte nel ’95, attraverso il quale far passare solo le notizie politicamente gradite ed escludere le altre. Usata così finisce per rinchiuderci in una bolla e farci diventare sempre più ostili nei confronti dei concittadini».
Lei è sia su Facebook che su Twitter, dove segue 186 persone. Come si difende dai rischi dell’effetto filtro?
«Oh, leggo un sacco di persone con cui sono in disaccordo. Imparo ogni giorno da gente che sta sia a destra che a sinistra di me. Dissento spesso da Friedrich Hayek, per esempio, ma l’ho letto e lo rileggo. Non vado neppure granché d’accordo con Nietzsche, ma ho imparato da lui».
Tra le contromisure che propone c’è lo spingere i media a linkare articoli di testate agli antipodi e introdurre pulsanti della serendipità, che non sai dove ti conducono. Crede che li cliccheranno?
«Molte persone sono curiose e, se vedono qualcosa che le interessa, ci cliccheranno anche se pensano che non saranno d’accordo. La serendipità è davvero importante.
Se la gente continuerà ad avere incontri casuali molti potranno scoprire qualcosa di inatteso che magari farà cambiare loro idea».

Un pensiero su “da Repubblica-terza pagina: Cass R. Sunstein La vera libertà? È “ dubito ergo sum” intervista di riccardo staglianò

  1. dal vocabolario Treccani online:
    serendipità s. f. [dall’ingl. serendipity, coniato (1754) dallo scrittore ingl. Horace Walpole che lo trasse dal titolo della fiaba The three princes of Serendip: era questo l’antico nome dell’isola di Ceylon, l’odierno Srī Lanka], letter. – La capacità o fortuna di fare per caso inattese e felici scoperte, spec. in campo scientifico, mentre si sta cercando altro.

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