«BREVIARIO CIVILE PER CHI SCRIVE PAROLE OSTILI SUI SOCIAL » belle riflessioni di Simonetta Fiori  sugli « haters »

9/5/2018
da Repubblica – CULTURA
r a b b i a i n r e t e
Sono poche regole, da non dimenticare mai. Dico e scrivo in rete solo le cose che ho il coraggio di dire di persona. E le parole che scelgo raccontano la persona che sono: mi rappresentano. E prima di parlare bisogna ascoltare, nessuno ha sempre ragione, tanto meno io. E le parole sono un ponte per comprendere, farmi capire, avvicinarmi agli altri. E ogni mia parola può avere conseguenze, piccole e grandi.
E le idee si possono discutere, ma le persone vanno sempre rispettate. E anche il silenzio parla: talvolta la scelta migliore è proprio tacere.
Quel che avete appena letto è il “manifesto delle parole non ostili”, una sorta di breviario civile messo a punto da una squadra di esperti della comunicazione per contenere la violenza verbale diffusa nei social. È stata la pubblicitaria Annamaria Testa a suggerire al Salone del libro l’idea di affidare ogni singola regola a uno scrittore. Chi più di un narratore o di un poeta è abituato a interrogarsi sulla responsabilità della parola?
Non c’è voluto molto per convincere il direttore Nicola Lagioia, che nelle parole rintraccia «il segreto della liberazione». Ne è scaturito un libro singolare, Parole ostili 10 racconti (Laterza). Storie molto diverse tra loro per stile e intonazione, ma con un filo comune che è la fede nella parola come strumento evolutivo. E là dove il riscatto è negato, ci sono solo rovina e disperazione, con un finale spesso funerario. Spetta a Loredana Lipperini, curatrice della raccolta, farci da guida in un immaginario per certi aspetti infernali, tra il diavolo molto ordinario inventato da Giordano Meacci – un demonio in formato YouTube – e la distopia di Giuseppe Genna che prefigura il suicidio collettivo della setta che ha inventato il digitale. Poco consolatoria è anche la lunga telefonata di Diego De Silva con una misteriosa e indiscreta signora. E ancora le pagine di Helena Janeczek, Fabio Geda, Nadia Terranova, Christian Raimo, Simona Vinci: tutte attraversate da sogni, desideri, anche passioni rabbiose che sono solo virtuali, mai reali.
«Alcuni racconti mettono alla prova, altri accarezzano, nessuno dà certezze», scrive Lipperini. In fondo è questo il compito della letteratura.
Lagioia rende omaggio a Brodskij per cui «la poesia è la nostra meta antropologica e, di fatto, genetica». E a voler trovare un esergo per i dieci racconti ostili, non c’è di meglio del Barone rampante: «Se alzi un muro, pensa a cosa lasci fuori». E a far più male sono proprio i muri di parole.
– Il libro sarà presentato con gli autori al Salone del libro di Torino lunedì 14 maggio alle 10,30 in Sala gialla
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